Giustizia e responsabilità: Premio Iustitia ai Procuratori Borrelli e Curcio, premiati i presidi Russo e Croce

"Giustizia e responsabilità: lo Stato contro le mafie", Premio Iustitia ai Procuratori Borrelli e Curcio e riconoscimento speciale al preside Russo e al preside Croce

Si è concluso il XV ciclo seminariale di Pedagogia dell’Antimafia all’Università della Calabria coordinato dal professor Giancarlo Costabile, impeccabile organizzatore del convegno “Giustizia e responsabilità: lo Stato contro le mafie”. Gli attori hanno firmato un incontro memorabile, tenutosi all’Università della Calabria davanti a una platea gremita e appassionata. Studenti delle scuole di Rosarno, Brancaccio, Corleone ma anche dell’UniCal, hanno seguito con grande interesse il dibattito conclusivo del XV ciclo seminariale di Pedagogia dell’Antimafia.

Magistrati, accademici e dirigenti scolastici si sono uniti in un coro di voci contro le mafie, celebrando quindici anni di impegno educativo avviato nel 2011 dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società (DiCES) dell’Università della Calabria. Tutti intorno allo stesso tavolo, uniti in un impegno educativo e civile che dura da quindici anni: quello di costruire, giorno dopo giorno, una coscienza collettiva capace di resistere alle organizzazioni criminali.

Ha introdotto i lavori il Rettore Gianluigi Greco, che ha ribadito come la cultura rappresenti l’unica vera chiave di emancipazione per una Calabria complessa: l’università deve continuare ad affiancare e sostenere percorsi come quello della legalità, che incidono in profondità nel tessuto sociale. Candeloro Bellantoni, Direttore Generale dell’Ateneo, ha denunciato i lati oscuri della pubblica amministrazione, dichiarando il proprio impegno nella costruzione di un presidio di legalità.

Di concerto, Maria Mirabelli, Direttrice del DiCES, richiamando il senso di un lavoro corale e maieutico, ha ribadito che lo Stato vive nelle persone che lo servono e nelle scelte che compiono; la legalità va servita alla giustizia e l’università ha il compito di fornire sguardi critici e strumenti per contrastare le mafie anche nelle aule. Rossana Adele Rossi, Coordinatrice del Corso di Studi in Scienze dell’Educazione, ricordando che la democrazia vive nella coscienza dei cittadini, ha evocato Calamandrei, secondo cui là dove si sfaldano i legami sociali si insediano le mafie: in tale ottica, la pedagogia ha un ruolo cruciale nel generare fiducia e coesione.

La parola ai magistrati: Stato, responsabilità e speranza

Il cuore scientifico del convegno è stato affidato a due magistrati protagonisti della lotta alla criminalità organizzata. Giuseppe Borrelli, Procuratore Capo della DDA di Reggio Calabria, che ha rinnovato con forza la propria scelta personale e civile — dalla Campania alla Calabria — al servizio dello Stato, parlando dei freni alla ‘ndrangheta e ricordando che lo Stato c’è: un messaggio da trasmettere prioritariamente ai giovani, quegli stessi che sono scesi a difesa della Costituzione e della magistratura. Ciò significa che responsabilità e speranza non sono una dissolvenza in un mondo distopico, ma le fondamenta su cui si costruisce lo Stato. Salvatore Curcio, Procuratore Capo della DDA di Catanzaro, ha saputo unire la pedagogia dell'”I Care” della Scuola di Barbiana al presidio della legalità.

Parafrasando Giovanni Falcone, ha sottolineato che lo Stato deve investire tutte le forze sane del Paese, nutrendosi di senso di responsabilità, solidarietà e condivisione: la lotta alla mafia è, innanzitutto, lotta all’indifferenza e alla cultura mafiosa. Al termine dei lavori, l’Università della Calabria ha voluto riconoscere pubblicamente l’impegno dei due magistrati con il Premio IUSTITIA ,dedicato alla memoria di Falcone e Borsellino,già conferito dall’Unical alla Preside Russo e al Procuratore Giuseppe Lombardo nel 2015, assegnato quest’anno ai due procuratori per aver servito lo Stato in nome della giustizia e nel contrasto alle mafie, testimoniando con la propria vita professionale che la legalità non è un’astrazione ma una scelta quotidiana e coraggiosa.

L’attenzione si è focalizzata poi sulle scuole in prima linea: Brancaccio, Corleone, Rosarno Tre istituzioni scolastiche, radicate in territori ad alta pressione mafiosa, hanno portato al convegno la propria testimonianza di resistenza civile. Matteo Croce, Dirigente Scolastico del Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Danilo Dolci” di Brancaccio (Palermo) e, in reggenza, dell’I.C. “Giuseppe Vasi” di Corleone, ha raccontato una realtà in cui lo Stato era assente e la scuola ha scelto di essere presidio civile e sociale.

Il Liceo Dolci — che porta il nome del pedagogista e attivista siciliano — sorge in un immobile confiscato alla mafia nel quartiere di Brancaccio, uno dei simboli della presenza storica di Cosa Nostra a Palermo. Eppure, ha ricordato il dirigente, è tra i primi istituti a livello regionale per risultati; difatti, il progetto “Antimafi@ 4.0: la scuola in prima linea”, che unisce le due comunità storicamente segnate dalla presenza mafiosa, coinvolge circa 2.500 alunni. Mariarosaria Russo, Dirigente Scolastica storica dell’IIS “Raffaele Piria” di Rosarno (RC), da vent’anni opera in un territorio dove la ‘ndrangheta, sin dai primi anni del suo insediamento a capo di una comunità complessa, era dominante.

Ha scelto la cultura e la rivoluzione delle coscienze come strumenti di cambiamento, costruendo reti con rappresentanti dello Stato e portando avanti iniziative come l’adozione simbolica delle vittime di mafia e delle testimoni di giustizia, l'”Olio della legalità” intitolato al Beato Rosario Livatino, e l’abbattimento dell’individualismo a favore della gestione condivisa di beni confiscati. Ha dato vita dal 2007 alla Pedagogia delle scelte responsabili consentendo a centinaia di studenti a rischio di intraprendere il cammino virtuoso della legalità. Noi siamo sognatori che non si sono mai arresi. Oggi possiamo dire di aver vinto!”, ha tuonato, scatenando un’ovazione entusiasta dalla platea.

A riconoscimento del loro straordinario impegno nella promozione della legalità nei territori più difficili, l’Università della Calabria ha conferito ai due dirigenti scolastici — Matteo Croce e Mariarosaria Russo — un riconoscimento speciale quale attestato ufficiale di merito per l’opera educativa svolta in prima linea contro la cultura mafiosa e “Per il proficuo impegno contro le mafie e l’illegalità a difesa dei valori della Repubblica”. Quindici anni di pedagogia dell’antimafia: un bilancio Simona Perfetti, Delegata alla Formazione Insegnanti del DiCES, ha sottolineato come, nelle profonde trasformazioni sociali del nostro tempo, l’educazione miri a creare persone responsabili, capaci di contribuire a un cambiamento fondato sulla giustizia, sulla solidarietà e su un modello educativo trasformativo.

A conclusione dei lavori, Giancarlo Costabile, in duplice veste di docente di Pedagogia dell’Antimafia all’UniCal e ideatore del ciclo seminariale — il cui nome è diventato sinonimo di un modo concreto e radicato di portare la legalità in prima pagina —, ha invitato il collega Giovanbattista Trebisacce, docente di Pedagogia Generale e Sociale all’UniCal, a tracciare un bilancio dei quindici anni del ciclo: un percorso di cui andare orgogliosi, capace di aprire il dialogo tra l’università e le giovani generazioni su un registro fondato su legalità, giustizia e responsabilità. Trebisacce ha lanciato l’idea di un libro collettivo, un manifesto pedagogico che raccolga l’esperienza maturata. Parole, ha ricordato, che non restano astratte perché vengono raccontate attraverso esperienze concrete, restituite al territorio con tutto il loro spessore umano e civile.