Giuseppe Martorano non è un uomo di mezze misure. La sua storia politica parla per lui: dieci anni sui banchi del Consiglio Comunale durante l’era Scopelliti, vissuti intensamente nel cuore del centrodestra. Oggi, dalla scrivania della presidenza dell’ACI, osserva la Reggio del 2026 con l’occhio di chi conosce ogni singola mattonella dal Corso Garibaldi alle periferie, e ogni criticità della viabilità cittadina. Lo abbiamo incontrato per capire dove sta andando la città e come sta cambiando il modo di fare politica.
La politica dei “Like” contro la politica del “Tu per Tu”
Presidente Martorano, siamo nel pieno della campagna elettorale. Che aria si respira rispetto ai suoi tempi?
“Vedo tempi profondamente cambiati, e non sempre in meglio. Oggi c’è un’invasione di pubblicità, segreterie ovunque, un bombardamento digitale. Tutti mandano volantini su WhatsApp, ma manca quel rapporto personale, quel “vis-à-vis” che era il cuore della nostra attività. Una volta la gente ci pesava per quello che eravamo nella vita, non per un post sui social. Avevamo un elettorato che conoscevamo uno per uno, c’era un legame di fiducia stretto. Oggi vedo tanti candidati, molti “ragazzini” pieni di entusiasmo, ma pochi che possono realmente portare risultati concreti. Sarà comunque un’esperienza di vita per tutti, ma la politica senza il contatto umano perde la sua anima”.
Il confronto impietoso: 2002-2012 vs 2012-2026
Lei è stato protagonista della stagione 2002-2012. Cosa è rimasto di quel periodo e cosa è cambiato negli ultimi 14 anni?
“Cosa è cambiato dal 2012 ad oggi? Nulla. Sfido qualunque cittadino a segnalarmi un’opera nuova, un cambiamento strutturale degno di nota in questi ultimi 14 anni. Il vuoto pneumatico. Se invece guardiamo ai dieci anni precedenti, l’elenco è sotto gli occhi di tutti, anche di chi vuole negare l’evidenza. Abbiamo trasformato il Corso Garibaldi in isola pedonale, abbiamo creato i sensi unici, su tutti quello di Sbarre, abbiamo pedonalizzato Piazza Italia, Piazza Castello, Piazza Carmine, piazzetta Orange, via Giudecca, via Zecca. Abbiamo costruito il Tapis Roulant, rendendo la città a misura d’uomo. E non parlo solo di mattoni: penso all’istituzione della Città Metropolitana, al rilancio dell’aeroporto con voli internazionali per Malta, Barcellona, Atene, Parigi e Londra. E poi lo sport: avevamo Reggina, Viola e Volley tutte in Serie A. C’erano opportunità di lavoro, un welfare che funzionava. Chiedetelo ai cittadini cosa ricordano di quel decennio e cosa vedono oggi. La differenza è drammatica”.
La “Cura Cannizzaro” e il pragmatismo del fare
Guardando al futuro del centrodestra, lei spende parole importanti per Francesco Cannizzaro. Perché?
“Perché Cannizzaro è una persona che ha accettato la sfida e ha dimostrato, fatti alla mano, di essere un “uomo del fare”. Anche da parlamentare, non è rimasto a guardare: ha firmato emendamenti cruciali per l’aeroporto, per il porto, per l’università e per le circoscrizioni. Guardate il porto: i lavori sono in corso, i silos che erano lì da una vita e deturpavano il paesaggio sono finalmente scomparsi. È un input forte, una scossa di cui la città aveva bisogno. Dobbiamo ripartire da qui: potenziare i nostri panorami, i belvedere, valorizzare la bellezza dello Stretto che è la nostra risorsa più grande”.
Il bilancio e la ferita dello scioglimento
La sinistra rivendica spesso di aver risanato il bilancio cittadino dopo i vostri anni. Che ne pensa?
“Dico che è una narrazione distorta. Nel 2012 avevamo già avviato il risanamento, con un disavanzo di circa 80 milioni di euro, e i commissari nei due anni successivi lo avevano ulteriormente ridotto. La verità è che il 9 ottobre 2012 rimane una ferita aperta per tutta la città. Quel giorno il Ministro Cancellieri decretò lo scioglimento del Comune. Sono convinto che l’Amministrazione Arena avrebbe salvato Reggio, ma prevalse un sistema che voleva colpire la città. Chi sono stati i veri artefici dietro quel provvedimento? Per me resta un trauma mai superato”.
Mobilità e Civiltà: il ruolo dell’ACI
Da Presidente dell’Automobile Club, quali sono le priorità per la viabilità reggina?
“Come ACI daremo la massima collaborazione sulla mobilità, ma servono segnali chiari. La segnaletica a Reggio è quasi scomparsa: sembra un dettaglio banale, ma è un fatto di civiltà. Le strisce pedonali sono fondamentali per la sicurezza e il decoro. Al futuro sindaco dico: il contributo dei cittadini è essenziale, nessuno ha la bacchetta magica, ma bisogna ripartire dall’ordinario. Cannizzaro ha idee futuristiche come il tunnel sul Lungomare o la funivia per Pentimele, e sono progetti bellissimi, ma non dobbiamo dimenticare i problemi attuali.
La Grande Sfida: Reggio 2027 e la “Super-Metropoli”
Veniamo alla sua proposta più audace: il centenario della “Grande Reggio”.
“Oggi ho letto le dichiarazioni del Presidente Occhiuto sulla necessità di aggregare i piccoli comuni calabresi che rischiano l’isolamento. Condivido pienamente. Nel 1927 nasceva la “Grande Reggio”, l’unione di 14 comuni voluta da Giuseppe De Nava e dai grandi pensatori dell’epoca. Nel 2027 celebreremo il centenario di quella scelta lungimirante. Se posti come Ortì, Catona, Gallico, Pellaro o Sambatello fossero rimasti comuni autonomi, oggi sarebbero marginali e agonizzanti. Se oggi siamo una delle 10 città metropolitane d’Italia, lo dobbiamo a quel decreto del 1927. Ma non dobbiamo solo festeggiare, dobbiamo completare l’opera. Sogno una “Grande Reggio 2027” che inglobi Villa San Giovanni — che già una volta aderì per poi tornare autonoma ma unificata con Piale e Cannitello — e Motta San Giovanni. E poi i comuni collinari: Laganadi, Sant’Alessio, Santo Stefano, Campo Calabro, Fiumara e San Roberto. Piccoli centri che da soli faranno fatica a sopravvivere. Chiudiamo il cerchio un secolo dopo: creiamo un’unica grande realtà urbana da oltre 250 mila abitanti. Solo così potremo contare davvero in Italia e in Europa. È questa la sfida che lascio alla politica di oggi”.


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