Francesco Cannizzaro è sindaco di Reggio Calabria: l’iter delle dimissioni dalla Camera e la corsa verso le elezioni suppletive. Chi si candida? | DATE

Dalla proclamazione ufficiale a Palazzo San Giorgio fino al voto d'autunno per il seggio di Montecitorio: tutti i passaggi dell'avvicendamento istituzionale

L’elezione di Francesco Cannizzaro alla carica di sindaco di Reggio Calabria apre una complessa e affascinante transizione istituzionale che collegherà direttamente l’amministrazione locale con i palazzi della politica romana. Il primo passo formale di questa nuova stagione amministrativa si consumerà la prossima settimana, giovedì 4 giugno con la proclamazione ufficiale del nuovo primo cittadino, un momento solenne che sancirà l’insediamento del nuovo Sindaco a Palazzo San Giorgio e farà scattare i termini legali legati al regime delle incompatibilità. Cannizzaro ricopre attualmente il ruolo di deputato e vice-capogruppo di Forza Italia a Montecitorio e la legislazione italiana prevede una netta separazione tra la guida di una città metropolitana e l’attività legislativa nazionale, configurando un caso da manuale di incompatibilità parlamentare ai sensi del decreto legge 138 del 2011.

Come funziona l’iter per le dimissioni dalla Camera dei deputati

Le norme vigenti stabiliscono che un eletto non possa cumulare la carica di deputato con quella di sindaco di un comune superiore ai 15.000 abitanti. Una volta avvenuta la proclamazione di giovedì 4 giugno, il neo-sindaco avrà trenta giorni di tempo per comunicare ufficialmente la sua nuova posizione alla presidenza della Camera dei deputati. La procedura ordinaria prevede che la comunicazione venga presa in carico dalla Giunta delle elezioni, la quale avvia un’istruttoria formale per accertare la sovrapposizione dei ruoli e invitare l’interessato a esercitare l’opzione tra lo scranno romano e la fascia tricolore.

Al fine di evitare le lungaggini burocratiche di un’istruttoria che richiederebbe svariati mesi per completarsi, la prassi consolidata vede il parlamentare presentare direttamente le proprie dimissioni da deputato per incompatibilità. Le tempistiche non hanno scadenze definite, quindi possiamo soltanto fare delle ipotesi. Se questo passaggio dovesse avvenire entro inizio luglio, l’Aula di Montecitorio potrà calendarizzare il voto di presa d’atto prima della pausa estiva. Qualora invece le dimissioni formali dovessero essere formalizzate nella seconda metà del mese di luglio, il voto decisivo dell’Assemblea avverrà alla ripresa dei lavori parlamentari a settembre, dichiarando la vacanza del seggio entro la prima metà del mese.

Il seggio uninominale e il meccanismo delle elezioni suppletive

La cessazione del mandato parlamentare di Francesco Cannizzaro aprirà uno scenario specifico regolato dalla legge elettorale nota come Rosatellum. Nel 2022 il deputato forzista ottenne la conferma a Montecitorio vincendo nel collegio uninominale Calabria 05, che comprende proprio il territorio di Reggio Calabria. Trattandosi di un seggio conquistato con il sistema maggioritario (tra l’altro proprio sfidando Mimmo Battaglia del Pd!) e non nella quota proporzionale, non è applicabile il meccanismo della surroga automatica, che vedrebbe subentrare il primo dei non eletti nella lista di partito.

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Per riassegnare lo scranno rimasto libero la legge impone lo svolgimento delle elezioni suppletive, richiamando alle urne l’intero corpo elettorale di quel determinato collegio. Una volta che l’Aula ha votato le dimissioni e il Presidente della Camera ha decretato la vacanza del seggio, la palla passerà al Governo. L’indizione dei comizi elettorali avverrà tramite un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, avviando ufficialmente la macchina organizzativa per la nuova consultazione.

I tempi del voto e la compatibilità con le elezioni politiche del 2027

La normativa italiana impone un limite temporale rigidissimo per lo svolgimento delle consultazioni straordinarie, stabilendo che le elezioni suppletive non possano aver luogo se manca meno di un anno alla scadenza naturale della legislatura. Poiché l’attuale legislatura volgerà al termine nell’ottobre del 2027, la data limite entro cui dichiarare vacante il seggio per poter andare al voto è fissata attorno alla metà di ottobre del 2026. Con la proclamazione fissata al 4 giugno e l’avvio delle pratiche nei mesi estivi, la Camera delibererà sulla rinuncia ben prima di questa soglia critica, rendendo la procedura perfettamente legittima e attuabile.

Per quanto riguarda la data in cui i cittadini torneranno alle urne, i termini ordinari prevedono lo svolgimento del voto entro novanta giorni dalla dichiarazione di vacanza del seggio. Considerando la sospensione estiva dei lavori della Camera, che consente di estendere i termini di ulteriori 47 giorni qualora la scadenza cada in agosto o nella prima metà di settembre, la finestra elettorale ideale si aprirà nel tardo autunno. I cittadini del collegio reggino torneranno alle urne presumibilmente tra i mesi di novembre e dicembre, eleggendo così il proprio Deputato di rappresentanza territoriale per la durata un anno rispetto alla la scadenza naturale della legislatura, e quindi delle successive elezioni politiche del 2027 in cui torneranno ad esprimersi per la legislatura successiva.

La sfida per le candidature in un seggio storicamente blindato

Mentre i tempi tecnici e i passaggi istituzionali appaiono ormai delineati, il vero terreno dell’incertezza si sposta sul fronte dei possibili nomi per la successione a Montecitorio. La futura partita politica si preannuncia densa di mistero e interrogativi, sebbene si parta da un dato di fatto territoriale incontrovertibile, ovvero che il collegio uninominale reggino è considerato un seggio virtualmente blindato per il centrodestra. Negli ultimi otto anni, la coalizione di governo ha stravinto ogni singola competizione elettorale in cui si è votato a Reggio Calabria, un’egemonia costruita sul territorio proprio grazie alla leadership e al radicamento dello stesso Francesco Cannizzaro. Basti pensare che persino in occasione del combattuto referendum sulla giustizia, unica elezione nazionale e locale vinta dalla sinistra negli ultimi otto anni, Reggio Calabria si è distinta come l’unica città del Centro/Sud Italia in cui ha trionfato il fronte del Sì sostenuto attivamente dai partiti di centrodestra.

In questo contesto di chiara forza politica, appare assai probabile che sarà lo stesso neo-sindaco, di concerto con i vertici di Forza Italia, a esprimere e indicare una candidatura forte e autorevole capace di blindare nuovamente lo scranno parlamentare, anche se sui possibili profili vige ancora il più assoluto riserbo e i dubbi rimangono moltissimi. Sul versante opposto, regna la massima vaghezza su quali contromisure intenda adottare l’opposizione per tentare una rincorsa difficile. Resta tutto da vedere cosa decideranno di fare nel Partito Democratico, dove le forti ambizioni dell’ex sindaco Giuseppe Falcomatà per un rilancio in chiave nazionale dovranno inevitabilmente fare i conti con la segreteria di Nicola Irto, a cui spetta la guida strategica del partito e l’ultima parola sulla scelta della candidatura. Tra pretattiche, possibili sorprese civiche e alleanze ancora da decifrare, i prossimi mesi saranno decisivi per fare chiarezza su uno scenario politico locale particolarmente avvincente.