Forza Italia, a Lamezia Terme il congresso: Tajani e Occhiuto, il modello Calabria e la mozione unica che incorona Cannizzaro leader

Il primo storico congresso regionale del partito azzurro consacra l'autorevolezza politica del deputato reggino alla presenza di Tajani, Zangrillo e Craxi. Dal Palasport un segnale chiaro al governo: il territorio calabrese al centro dell'agenda liberale

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    Foto di Salvatore Monteverde / Ansa
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Ha preso ufficialmente il via alle ore 09.30, nella splendida e gremita cornice del Palasport di Lamezia Terme, il primo storico congresso regionale di Forza Italia Calabria. Questo appuntamento rappresenta uno spartiacque fondamentale per l’assetto del partito azzurro sul territorio, configurandosi come un momento apicale di serrato confronto politico e programmatico. La straordinaria valenza dell’evento è ampiamente testimoniata dalla presenza massiccia dei massimi vertici nazionali del movimento fondato da Silvio Berlusconi, guidati dal segretario nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani. I lavori congressuali, presieduti con rigore dal capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, vedono la partecipazione attiva di figure di primo piano del panorama governativo e istituzionale, tra cui il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale del partito, Roberto Occhiuto, e l’eurodeputata Giusy Princi. Accanto a loro, lo stato maggiore azzurro calabrese schiera il senatore Mario Occhiuto e i deputati nazionali Giovanni Arruzzolo, Andrea Gentile e Giuseppe Mangialavori, a riprova della centralità strategica che la Calabria riveste oggi nello scacchiere politico romano.

La mozione unica per Francesco Cannizzaro: la consacrazione di una leadership autorevole

Il dibattito all’interno del Palasport ruota attorno a una precisa e unanime scelta politica: la presentazione di una mozione unica finalizzata a riconfermare formalmente il deputato reggino Francesco Cannizzaro alla guida degli azzurri nella regione. Questa convergenza unitaria non rappresenta soltanto un passaggio burocratico, bensì la definitiva consacrazione dell’autorevolezza politica di Cannizzaro, capace di blindare il partito locale e di proiettarsi contestualmente con enorme forza verso la sfida come candidato sindaco a Reggio Calabria. La transizione della leadership da una logica di pura designazione calata dall’alto a una di investitura democratica dal basso è stata fortemente voluta per radicare stabilmente la classe dirigente locale. A legittimare pienamente questo percorso è stato lo stesso segretario nazionale Antonio Tajani, il quale ha voluto rimarcare il valore della democrazia interna e l’eccellente operato svolto dal deputato calabrese sul territorio, dichiarando che “oggi affermiamo la vitalità di un partito che cresce. Sono felice che la Calabria sia una delle primissime regioni che ha risposto all’appello, alla decisione, del partito nazionale di dar vita a congressi per eleggere il segretario regionale. L’onorevole Cannizzaro ha già lavorato benissimo. Ma un conto è essere nominato, un conto è essere eletto. I congressi servono a dimostrare che questo è un partito dove ogni iscritto conta e ha il potere di scegliere chi lo deve guidare. E questo è un segno di rinnovamento sui contenuti, i congressi servono a discutere i contenuti. Dobbiamo parlare di diritto al lavoro, diritto a un salario giusto che non è il salario minimo, diritto ai giovani di poter lavorare e studiare dove sono nati“.

La linea liberale di Forza Italia tra pluralismo interno e battaglie civili

L’assise calabrese è divenuta immediatamente il proscenio ideale per riaffermare l’identità profonda del movimento, che rifiuta logiche verticistiche e si propone come l’autentica casa dei moderati italiani. Il segretario Antonio Tajani ha voluto tratteggiare i confini ideologici del partito, rivendicando l’eredità berlusconiana e la totale apertura al confronto di idee, respingendo l’immagine di una formazione politica ingessata o autoritaria. Nel corso del suo intervento a margine dei lavori, il vicepremier ha chiarito la natura profonda della linea liberale del movimento affermando che “Forza Italia è un partito liberale. Ricordo sempre quello che diceva Silvio Berlusconi: un partito cristiano, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista. Questo siamo noi. Quando parliamo di profilo liberale, benissimo. Io sono stato il primo a dire, ad esempio, che bisogna procedere con la liberalizzazione e la privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena, e continuo a sostenere che bisogna andare avanti. Quando si parla, per esempio, delle casse professionali, dico che devono essere valorizzate, perché dispongono di importanti strumenti finanziari che possono essere utilizzati anche per investimenti infrastrutturali. Quando si parla di diritti, l’ho detto per primo: diritto significa libertà, diritto al lavoro, diritto alla casa, diritto per i giovani di vivere dove sono nati, diritto per le donne di avere la stessa retribuzione degli uomini e di non essere penalizzate nel mondo del lavoro. Vuol dire anche diritto alla salute ed è per questo che abbiamo avanzato molte proposte in materia sanitaria e diritto per ogni persona di essere rispettata per ciò che è, indipendentemente dalla religione, dalla razza o dall’orientamento sessuale. Significa anche garantire ai detenuti una detenzione dignitosa, perché la pena deve consistere nella privazione della libertà, non della dignità. Queste sono le battaglie liberali. Noi siamo una grande forza liberale e credo di averlo sempre dimostrato. Lo stimolo che arriva dal vicesegretario del partito è giusto. Tutti noi siamo corresponsabili della linea politica, quindi è bene discutere e confrontarsi. Io sono sempre pronto a migliorare e a correggere ciò che deve essere corretto”. Proseguendo nella disamina dell’organizzazione interna, lo stesso leader nazionale ha escluso derive verticistiche, esaltando la Calabria come modello di partecipazione ed evidenziando che “è giusto e sacrosanto che ci sia un dibattito interno, guai a mettere la mordacchia a chi vuole dare un suo contributo. L’importante è che anche chi la pensa diversamente dalla maggioranza lavori per costruire la crescita del partito, con un contributo di idee. Guai a pensare che un partito sia una caserma. Si cresce elettoralmente se c’è confronto, se ci sono idee, non bisogna litigare per i posti. Quando c’è un dibattito sulle idee mi pare che si vada nella giusta direzione. Fino all’inizio di quest’anno i segretari regionali venivano nominati dal segretario del partito. Ho deciso di rinunciare a questo potere per far sì che Forza Italia possa, anche a livello regionale, avere dei dirigenti eletti direttamente dagli iscritti“.

Il modello Calabria: riforme coraggiose contro la logica delle corporazioni

Il fulcro del dibattito programmatico territoriale ha trovato piena espressione nelle parole del governatore e vicesegretario nazionale Roberto Occhiuto. Il presidente della giunta regionale ha rivendicato con orgoglio l’azione amministrativa di rottura condotta in questi anni sul territorio calabrese, proponendola come un vero e proprio paradigma esportabile a livello nazionale per l’intera coalizione di centrodestra. La tesi di fondo è il superamento delle storiche resistenze corporative in nome del bene esclusivo dei cittadini. In merito alla necessità di riforme strutturali, Roberto Occhiuto ha espresso una posizione netta spiegando che “a volte il centrodestra, e anche il mio partito, si dimostrano forse troppo sensibili alle istanze delle corporazioni. Le corporazioni vanno ascoltate, perché è giusto farlo, però le istanze vanno scritte guardando a quelli che sono i bisogni dei cittadini. In Calabria abbiamo fatto diverse riforme e ogni volta che abbiamo fatto queste riforme c’è stata all’inizio impopolarità, resistenza, però sono state riforme necessarie. Ecco, io vorrei che questo metodo potesse essere considerato anche a livello nazionale per far diventare di nuovo FI quella creatura innovativa, moderna, che volle Berlusconi, liberale, così come Berlusconi l’aveva pensata. Facendo diventare il centrodestra, ottimamente guidato da Giorgia Meloni che ha un carisma straordinario, una coalizione però più aperta alla sensibilità di chi vuole riforme, libertà ed elementi di liberismo nell’economia e nei diritti“.

Io cerco di discutere e di far discutere all’interno di Forza Italia e del centrodestra. Non cerco incarichi perché sono stato rinnovato qualche mese fa, nel senso che ho cinque anni davanti alla Regione e voglio concludere il lavoro che ho iniziato. Però voglio continuare a svolgere un’azione di stimolo all’interno del mio partito e del centrodestra. Credo – ha aggiunto Occhiuto – che elementi di maggiore riformismo, elementi liberali, debbano essere portati da FI come ricchezza per un centrodestra capace di vincere le elezioni la prossima volta. La nostra coalizione, spesso, viene considerata dai giovani una coalizione ingiallita che sembra ostaggio di vecchi retaggi sul tema dei diritti civili“, ha sottolineato Occhiuto.

Il ministro Zangrillo su Tajani: “ha avviato una fase nuova per il nostro partito dopo la morte di Berlusconi”

Il ministro Tajani ha avviato una nuova fase per il nostro partito. È chiaro che non c’è più Silvio Berlusconi. Prima certe decisioni, anche sulla guida del partito sia a livello nazionale che a livello territoriale, cadevano sul presidente Berlusconi. Oggi Antonio Tajani ha deciso di dare una linea che io definirei democratica e, cioè, lasciare liberi gli iscritti del partito, sia a livello nazionale che territoriale, di scegliersi i loro amministratori. Penso che sia una scelta coraggiosa ed è una scelta che è in linea con il desiderio di dare voce a tutti gli iscritti“. Così il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, a margine del congresso regionale di FI in Calabria. “Quindi questo significa che a livello territoriale, come sta succedendo oggi in Calabria, ma in tutte le altre regioni, ci sarà la possibilità di scegliersi il proprio segretario regionale. E allo stesso modo Tajani si mette in discussione. Antonio è una guida certa, sicura, solida del partito ed anche lui però, giustamente, dice che la guida del partito deve essere scelta dagli iscritti e, quindi, chiunque se ha desiderio di farlo, e ritiene di avere la struttura per farlo ha la possibilità di spendersi“, ha spiegato Zangrillo.

Tajani sul congresso nazionale: “nessuna indicazione unitaria, chi vuole si candidi”

Una indicazione unitaria sul mio nome al congresso? Non mi aspetto nessuna indicazione unitaria. Al congresso chi si vuole candidare si candida. Sono, prima di tutto, un militante di Forza Italia, credo nei suoi valori, non nella poltrona. La poltrona è l’ultima cosa che mi interessa. Quando si farà il congresso si vedrà“. Così il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, a margine del congresso regionale di FI in Calabria. Circa una domanda sulla liberalità di Forza Italia Tajani ha osservato come il partito sia “una grande forza liberale. Penso di averlo dimostrato sempre. È giusto lo stimolo che viene dal vicesegretario del partito Occhiuto. Siamo tutti corresponsabili della linea politica. È bene che si discuta e ci si confronti. Sono sempre pronto a migliorare, a correggere“, ha detto Tajani.

Gestione dei flussi migratori e inclusione: il centrodestra alla prova della concretezza

I lavori del congresso di Lamezia Terme si sono inevitabilmente intrecciati con i temi caldi della politica nazionale, primo fra tutti il nodo della gestione dell’immigrazione e dei permessi di soggiorno, sollevato di recente da alcune proposte restrittive della Lega. Sul punto, i big azzurri hanno espresso una posizione improntata al pragmatismo economico, al rispetto della legalità e al netto rifiuto di reazioni emotive, proponendo una visione strategica che unisce fermezza e accoglienza controllata. L’analisi del presidente Roberto Occhiuto si è soffermata sulle ricadute economiche del fenomeno e sulle carenze storiche delle politiche di integrazione, evidenziando che “altre democrazie, come quella americana, nel corso dei secoli si sono aperte alle migrazioni a domanda. Dovremmo fare la stessa cosa. Chi viene in Italia per delinquere è giusto che venga mandato via. Tutto ciò che succede in queste settimane è frutto di una pluridecennale disattenzione verso i problemi dell’inclusione. Sull’immigrazione c’è stato sempre uno scontro ideologico. In Calabria abbiamo molte attività che non trovano lavoratori. Perché non accogliere migranti che possano avere, in Italia, modo di integrarsi, essendo una risorsa per l’economia? Se il centrodestra discutesse di questi temi senza barriere ideologiche e vecchi retaggi ci prepareremmo a un futuro migliore per questo Paese. Altrimenti vivremo, nei prossimi anni, fenomeni intensi di desertificazione non solo al Sud ma in tutte le regioni d’Italia“. A fare eco a questa impostazione rigorosa ma ragionata è stato il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha frenato rispetto a strappi unilaterali da parte degli alleati di governo, sottolineando che “è una decisione che non può prendere da sola la Lega. È un tema su cui dobbiamo riflettere e stare attenti a non assumere decisioni sull’onda dell’emotività. Ieri è successo un fatto molto grave a Modena. Questa è l’occasione anche per dare solidarietà alle persone colpite da questo attentato. Ma dobbiamo ragionare con calma, raziocinio. C’è un problema di sicurezza che dobbiamo affrontare con grande tempestività ma non facciamo decisioni affrettate“. Sulla medesima linea di equilibrio si è espressa anche il presidente del congresso, Stefania Craxi, ponendo l’accento sul dovere di reciprocità culturale e chiarendo che “l’immigrazione è un fenomeno complesso e come tale va affrontato. C’è un tema di legalità su cui bisogna essere severi e c’è un tema di accoglienza. Ma chi viene accolto deve rispettare le leggi, la cultura, le abitudini di questo Paese“.

I fatti di Modena e la difesa della legalità: l’annuncio del vicepremier Tajani

I gravi fatti di cronaca avvenuti in Emilia hanno occupato una parte significativa delle dichiarazioni dei leader presenti a Lamezia. Il ministro degli Esteri ha espresso il proprio profondo cordoglio per l’aggressione perpetrata da un soggetto con gravi problematiche psichiatriche, annunciando misure concrete per rendere omaggio ai cittadini che sono eroicamente intervenuti a difesa della pubblica incolumità. Nel suo punto stampa dinanzi ai giornalisti calabresi, Antonio Tajani ha espresso sentimenti di forte vicinanza e ha preannunciato un’iniziativa istituzionale imminente, dichiarando che “rivolgiamo un pensiero affettuoso alla città di Modena per ciò che è accaduto ieri, siamo vicini alla città, alla popolazione, ai feriti che ci auguriamo possano recuperare il prima possibile. Un ringraziamento particolare a Luca Signorelli, l’italiano che è stato un eroe a fermare questa persona che dopo aver lanciato la macchina contro i passanti ha accoltellato un’altra persona. Dobbiamo ringraziare anche i due cittadini stranieri che hanno contribuito a fermare questa persona che ha dei problemi psichiatrici. Domani sarò a Modena per ringraziare queste persone, ho parlato prima con il ministro Piantedosi e credo che Signorelli meriti un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano per il gesto coraggioso che ha compiuto. Toccherà poi a lui avviare la procedura per il riconoscimento. Credo che sia importante che lo Stato premi e ricompensi con onorificenze i cittadini che difendono la legalità“.