La Fondazione Mediterranea ha deciso di intervenire in merito alla sottoscrizione del “Patto di Caronte”, documento firmato dai candidati a Sindaco di Reggio Calabria e Messina nel corso dell’evento tenutosi la settimana scorsa a a Villa San Giovanni. L’intervento è volto anche a raccontare quella che è stata la storia dell’area integrata dello Stretto nel corso degli anni e della storia. “Il ‘Patto di Caronte’, recentemente sottoscritto dai candidati a Sindaco di Reggio e Messina, finalizzato all’istituzione di una struttura amministrativa stabile con l’intento di favorire una gestione coordinata dell’Area dello Stretto, è da considerare un buon punto di partenza per la realizzazione di una vera e stabile integrazione tra le due città metropolitane. O di arrivo … ? Arrivata com’è più di cinquanta anni dopo la sottoscrizione del primo documento politico a riguardo”.
“Infatti, quando parliamo di Area Integrata dello Stretto, ovvero di un’idea “moderna” che consideri quest’Area non solo dal punto di vista storico-culturale e socio-antropologico ma anche economico-infrastrutturale, dobbiamo fare riferimento a un testo “storico”, ovvero al documento programmatico 1970-1975 del Ministero del Bilancio (all. IV pag. 51 e segg., 1970), compreso nel cosiddetto “Progetto 80”. In questo si evidenziava l’importanza per il Sistema Italia di un efficace collegamento isola/continente che non fosse puramente strumentale-tecnico ma passasse anche attraverso una solida e strutturata integrazione socio-economico dei territori”.
“Nel “Progetto 80” venivano indicati tre livelli di integrazione:
- interregionale: comprendente Calabria, Sicilia e, marginalmente, Campania e Basilicata;
- interprovinciale: embrione di un vero e proprio sistema metropolitano dello Stretto, composto dai territori provinciali di Messina e Reggio;
- urbano: ipotesi di conurbazione tra Messina, Villa e Reggio.
Questa ipotesi di sviluppo dell’Area dello Stretto venne presentata in Parlamento con un ordine del giorno, accettato dal Governo, il 23 marzo del 1982 a firma dei parlamentari messinesi e reggini, tutti ormai scomparsi: Calarco (storico direttore della Gazzetta del Sud), Vincelli, Santalco, Genovese e Fimognari (quest’ultimo, scomparso a tarda età solo qualche anno fa, fu tra i soci fondatori e ispiratore della Fondazione Mediterranea). Successivamente, con il rilevante contributo del sen. Libertini, la tesi viene ripresa e approfondita nel convegno organizzato dalla CGIL a Messina il 15 luglio dello stesso anno (“Proposte per il collegamento Sicilia-Calabria, per il riequilibrio Nord-Sud in Europa e nel Mediterraneo”).
Questa ipotesi di sviluppo a cavallo di due regioni ottenne il placet del CER (Centro Europeo Ricerche) nel novembre 1982 in una riunione presieduta dal ministro ai Lavori Pubblici on. Franco Nicolazzi. Questo si può considerare l’abbrivio di un iter amministrativo che, tralasciando qualche recente tentativo di creazione di strutture amministrative stabili, ha portato all’attuale “Patto di Caronte”. Cinquanta anni è un’eternità: negli anni Settanta c’erano ancora i telefoni a gettone e internet non era nemmeno sognato. Eppure l’idea di fondo del “Progetto 80”, con o senza Ponte, è quella valida ancor oggi, che peraltro ha origine in un’epica battaglia parlamentare della fine del XIX secolo, quando l’attraversamento dello Stretto di Messina è ancora affidato a navi a vela.
L’ingegnere navale Antonino Carabetta, una manciata di lustri dopo l’unità d’Italia, completò lo studio progettuale di mezzi capaci di trasportare anche carri ferroviari. Se ne discusse in Parlamento e l’ammiraglio Bettolo, sostenitore dei progetti di Carabetta, venne zittito dall’allora Ministro ai Lavori Pubblici che definì ridicolo impegnare ingenti risorse “per quattro ceste di frutta che passano da Messina a Reggio”. Nonostante questa presa di posizione, il tandem Carabetta-Bettolo vinse e, il 1° novembre del 1899, venne inaugurato ufficialmente il servizio di trasporto sullo Stretto con una coppia di navi traghetto a pale della lunghezza di 50 metri, “Scilla” e “Cariddi”, in grado di trasportare sei carri ferroviari ciascuna.
Grandi battaglie mediatiche e parlamentari, come quella attuale sul Ponte, hanno caratterizzato l’integrazione dell’area dello Stretto, che però dal punto di vista storico e socio-antropologico e identitario c’è sempre stata: sorvolando sull’integrazione avvenuta sotto il dominio spagnolo, basti pensare al frammento presente nell’Antologia Palatina, due versi ellenistici che racchiudono il senso di tutto: “Io canto Reggio, estrema città dell’Italia marina / che sempre si abbevera all’onda di Trinacria”. Oggi, con o senza Ponte, si riparte?”.


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