Si sta vivendo, a livello mondiale, una stagione complessa in cui guerre, dinamiche politiche oscillanti e confuse, confronti sempre più tesi tra Stati hanno annullato certezze, bloccando prospettive e visioni. La speranza è che, alla fine, prevalga il senso di responsabilità per la sopravvivenza di valori democratici e dell’intera umanità. La responsabilità deriva dalla sensibilità e dalla conoscenza, valori che si possono sviluppare con la cultura, che consente di andare oltre le ideologie, i pregiudizi, amalgamando i valori più positivi del nostro essere. La parola cultura deriva dal latino “colere” (coltivare) e si riferisce alla coltivazione dello spirito, stimolando la sapienza, la tradizione, il patrimonio storico, i valori di un popolo. L’arte è una sua espressione fondamentale, in grado, nelle sue varie discipline, di fornire chiavi di lettura della realtà che ci circonda.
Cultura e benessere economico sono strettamente collegati dal momento che essa produce valore aggiunto in grado di sostenere il PIL del Paese. A testimonianza rileviamo che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) italiano genera ricchezza e occupazione con un impatto totale, comprendendo l’indotto, di 303 miliardi, pari al 15,5% della ricchezza nazionale. Tale misura è sostenuta da un moltiplicatore economico pari a 1,7 per ogni euro prodotto del sistema culturale e creativo, toccando settori correlati come turismo, trasporti, musei, design, digitale ed oltre. È convinzione diffusa in Italia, ma anche a livello europeo, che bisogna aumentare progressivamente le risorse per le politiche culturali fino a raggiungere, per noi, la media europea pari allo 0,5% del PIL. In Italia stiamo intorno allo 0,3%.
La spinta che si riceve dall’Europa è stimolante. È acquisita ormai, a livello europeo, la culture compass (bussola culturale), presentata dalla Commissione Europea il 12 novembre 2025, che raccoglie il quadro strategico volto a guidare le politiche culturali, promuovendo la identità sovranazionale, la coesione, la competitività, il consolidamento della democrazia. Esso è alla base della politica culturale U.E. 2028-2034 ed investe quattro direzioni strategiche indirizzate verso l’economia, l’industria, la ricerca, il digitale. Con il conforto di un tale orientamento, il Presidente Sergio Mattarella, alla cerimonia di ufficializzazione dell’Aquila come capitale della cultura italiana 2026, ha dichiarato che essa è “il motore ed il collante della civiltà ed è il principale strumento di convivenza, di dialogo e, quindi, di pace.”
Attraverso essa “si va verso una nuova economia in cui paradigmi basati su persona, etica, fiducia e cooperazione, ed alimentati dalla cultura, rappresentano i pilastri più solidi di un futuro più sicuro e felice per le nuove generazioni.” (Elena Beccalli). Sul tema si confronteranno, a Roma, presso l’Accademia Nazionale di San Luca il 17 giugno pv, autorevoli personalità dell’accademia e del mondo civile, economico e finanziario che vanno, tra gli altri, da Claudio Strinati, a Barbara Jatta, a Salvatore Rossi, a Innocenzo Cipolletta, a Enrico Giovannini, a Marcello Messori, a Francesco Rutelli.



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