“Ora, qui a Cosenza, anche i “melonini” hanno la tosse. Ci accusano di aver trascurato le periferie della Città. Ma, per favore, abbiano, almeno, la decenza di non fare ridere i polli. Nel nefasto decennio di regime le periferie hanno raccontato una storia, che ha anticipato, puntualmente, per ciascuna di esse, sempre un futuro, maledettamente, assente. Le periferie sono state abbandonate in uno scenario, al cospetto del quale l’inferno dantesco assumerebbe le sembianze di un vero e proprio eldorado. In quei perimetri urbani, per dieci anni, è stata certificata la dannazione della dignità umana. Altro che! Il centro destra, per dieci anni, ha sacrificato porzioni consistenti della popolazione, domiciliandole nei sobborghi delle ultime linee. Questa è la fotografia dello sfascio”. Lo afferma in una nota Giuseppe Ciaccio, Consigliere comunale e provinciale di Cosenza.
Per Ciaccio la musica è cambiata
“Con noi al governo della Città la musica è cambiata. Il volto del centro storico ha beneficiato del più grande investimento pubblico della sua storia: Agenda Urbana (38 milioni di euro), CIS (40 milioni di euro); Contratto di Quartiere di Santa Lucia (6 milioni di euro). E, quindi, la riqualificazione di Piazza Amendola, la riqualificazione urbanistica e funzionale di Piazzetta Toscano e la riqualificazione della Villa Vecchia e del Teatro “Rendano”. Nel Complesso Monumentale di San Domenico, anch’esso oggetto di un poderoso intervento di restauro, l’UNICAL ha allocato il corso di Laurea in Scienze Infermieristiche: chiacchere e proclami, farsescamente vanesi, per dieci anni, hanno serrato le porte della Città all’Università della Calabria; con Franz Caruso Sindaco, l’UNICAL è arrivata a Cosenza. Abbiamo messo in atto, per più di 8 milioni di euro, l’opera di riqualificazione nei quartieri di Serra Spiga e di San Vito”, rimarca Ciaccio.
“C’è l’opera di riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica a via Popilia, a Via Albo, a via degli Stadi e, qui, a Via degli Stadi, c’è anche il concept del nuovo stadio San Vito-Gigi Marulla: il nuovo impianto sarà anche un volàno per la riqualificazione del comparto urbano di tutta l’area circostante. Il progetto sarà molto più di un restyling: Via degli Stadi si prepara a trasformarsi in un autentico polo d’eccellenza. Insomma, abbiamo affermato una condizione, autenticamente, plurale della città: la città è risorta; sta vivendo una sfavillante primavera; proiettata, com’è, in un formidabile percorso di rigenerazione fisica e di rigogliosa ricucitura culturale e sociale. Questo è il nostro palmares, collezionato nonostante fossimo sommersi da una dolosa voragine debitoria da far tremare le vene e i polsi. Un successo strabiliante”, aggiunge Ciaccio.
Per Ciaccio i meloniani dovrebbero tacere
“E, allora, i melonini dovrebbero avere il pudore di tacere con la coda in mezzo alle gambe. E, anche quando parlano dei BoCsArt confessano, sul punto, una ignoranza crassa. Proprio in questi giorni è in atto la manutenzione ordinaria dei 28 manufatti. Ma c’è di più. I melonini lo sanno in che cosa consiste il progetto denominato “rigeneration city” Glielo spiego io. E’ il progetto che il Comune di Cosenza ha presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche, per i 28 BoCsArt. Si tratta di un progetto che si inquadra nel bando pubblico finalizzato a finanziare le opere di riqualificazione delle aree dismesse o inutilizzate. E’ il bando previsto dall’art. 1 co 146 e ss. della legge n. 178 del 2020: ma mi rendo conto che quando parlo di norme di leggi, per certa gente, è come se parlassi arabo! E, allora, i melonini avrebbero fatto più bella figura a tenere tappata la bocca: viceversa, hanno parlato a vanvera, telecomandati, verosimilmente, da qualche capobastone nostrano. Quanto, poi, alla gestione pregressa dei BoCsArt, quella per intenderci, del nefasto decennio di regime, stendiamo un velo pietoso. Quei 28 manufatti hanno rappresentato un fertile terreno di coltura per i più torbidi intrecci clientelari e una florida sorgente di ulteriore dilapidazione del denaro pubblico. E, allora, i melonini dovrebbero avere il pudore di tacere con la coda in mezzo alle gambe”, conclude Ciaccio.
La replica di Gioventù Nazionale
“Invece di invocare presunte regie occulte per nascondere la propria pochezza, risponda del degrado evidente nei quartieri che cita”. Dopo l’intervento del consigliere comunale e provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Ciacco, Gioventù Nazionale Cosenza rompe il silenzio con una controreplica che non lascia spazio a equivoci. Al centro dello scontro non ci sono più solo le opere pubbliche, ma lo stile comunicativo e la stessa natura dell’impegno politico. “Il consigliere Ciacco ci accusa di essere ‘telecomandati’ da non meglio specificati “capibastone” – esordisce il movimento – utilizzando un linguaggio che in questa terra evoca realtà lontane anni luce dalla nostra”. “Un’accusa che, detta da chi occupa lo scranno consiliare proseguendo una ‘tradizione di casa’ che dura da una vita, fa sorridere per l’ironia della sorte. È quantomeno singolare ricevere lezioni di indipendenza da chi, verosimilmente, deve la propria prosa politica ai consigli di casa. Noi, al contrario, siamo orgogliosi di essere giovani che scrivono col proprio pensiero e che non hanno bisogno di ‘memorie tramandate’ per comprendere il degrado della città”.
“Appare singolare che si impartiscano lezioni di libertà politica a una generazione che ha maturato il proprio impegno attraverso un percorso autentico di militanza – si legge ancora nel comunicato – quando chi oggi alza i toni, prima della candidatura al Consiglio comunale, non rappresentava certo una figura centrale della vita pubblica cittadina. È il segno di una politica che troppo spesso confonde il merito con il cognome sulla carta d’identità”. “Siamo di fronte a un’aggressione verbale gratuita, sintomo di un’intolleranza che non appartiene al confronto civile”, sottolinea ancora Gioventù Nazionale. “Chiediamo al sindaco Franz Caruso se intenda avallare questo stile comunicativo da parte di un suo rappresentante. Non cerchiamo solidarietà, ma pretendiamo che il primo cittadino ristabilisca un livello minimo di decoro istituzionale, anziché permettere che il dibattito venga inquinato da chi scambia la politica per una sfida personale”.
Sul merito, la replica è un atto d’accusa. “Ciacco elenca finanziamenti, progetti e fantomatici restyling, ma dimentica un dettaglio: la realtà. Le zone che nomina con tanta enfasi sono proprio quelle dove il malcontento e l’incuria sono oggi più visibili e avvertiti dai cittadini”, incalza il movimento. “Citare opere e fondi mentre le strutture restano chiuse, vandalizzate o inagibili è l’emblema di un’amministrazione che vive di annunci e slides. Non ci servono i bilanci del consigliere, ma vogliamo sapere quando quei quartieri smetteranno di essere scenari di degrado. Invece di nascondersi dietro la burocrazia o le offese, il consigliere Ciacco farebbe bene a scendere in strada: scoprirebbe che i cittadini non mangiano proclami e che il suo ‘successo strabiliante’ è, purtroppo, solo un’illusione digitale”. “A leggere sempre il copione di altri, invece di ricucire il legame con la città, si perde inevitabilmente il senso della misura – concludono i meloniani – È per questo che oggi prevale il nervosismo: perché dietro l’aggressività e gli annunci si intravede con sempre maggiore chiarezza il capolinea di un’esperienza politica che non riesce più a convincere”.


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