Castelli scrive a Rai e AGCOM: “grave violazione di visibilità per Sud chiama Nord”

Laura Castelli, ha inviato una lettera ai vertici Rai, alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e all’AGCOM per denunciare quella che definisce una “grave violazione del pluralismo informativo” nella trasmissione Porta a Porta

Il presidente di Sud chiama Nord, Laura Castelli, ha inviato una lettera ai vertici Rai, alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e all’AGCOM per denunciare quella che definisce una “grave violazione del pluralismo informativo” nella trasmissione Porta a Porta e, più in generale, una “sistematica censura” ai danni del suo partito nelle reti del servizio pubblico. Al centro della protesta c’è la mancata attenzione riservata al risultato elettorale di Messina, dove il movimento ha ottenuto per la terza volta consecutiva la guida della città.

La lettera di Laura Castelli ai vertici Rai e AGCOM

Si riaccende il dibattito sul pluralismo informativo nel servizio pubblico dopo la lettera firmata da Laura Castelli, presidente di Sud chiama Nord, indirizzata alla presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, a tutti i componenti della Commissione, ai vertici della Rai e all’AGCOM. Il documento punta il dito contro quanto accaduto nella trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, durante una puntata dedicata all’analisi delle recenti elezioni amministrative.

Il caso Porta a Porta e il risultato di Messina cancellato dal racconto televisivo

Il nodo più rilevante sollevato da Sud chiama Nord riguarda la puntata di Porta a Porta andata in onda martedì sera, dedicata ai risultati delle recenti amministrative. Secondo Castelli, nel corso della trasmissione sarebbe stato completamente ignorato il risultato ottenuto dal movimento a Messina, città che il partito governa per la terza volta consecutiva. Il presidente del movimento scrive: “con la presente, nella mia qualità di Presidente di Sud chiama Nord, intendo denunciare formalmente quanto accaduto martedì sera durante la trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, dedicata all’analisi delle recenti elezioni amministrative.” E aggiunge: “Nel corso della trasmissione è stato completamente censurato il risultato politico ottenuto a Messina da Sud chiama Nord, movimento che per la terza volta consecutiva guida la città di Messina attraverso un chiaro e inequivocabile mandato popolare. Siamo, per la terza volta consecutiva, davanti a un’amministrazione monocolore: un unicum nazionale per una città metropolitana”.

Federico Basile, Cateno De Luca e il peso politico della vittoria di Sud chiama Nord

Nel testo inviato ai vertici del servizio pubblico, Laura Castelli insiste sul valore politico e amministrativo della vittoria di Federico Basile a Messina, inserendola in un percorso più ampio riconducibile al lavoro politico di Cateno De Luca. La lettera sottolinea che la vittoria del sindaco non sarebbe soltanto un risultato locale, ma uno degli esiti più significativi dell’intera tornata elettorale.

Castelli scrive: “la riconferma di Federico Basile a Sindaco di Messina col 58%, insieme al percorso politico costruito negli anni da Cateno De Luca, rappresenta uno dei risultati amministrativi più significativi di questa tornata elettorale. Un consenso forte, netto e popolare che avrebbe meritato spazio e approfondimento in una trasmissione dedicata proprio all’analisi del voto amministrativo”.

Il passaggio successivo è il cuore della denuncia politica. “E invece Messina è stata semplicemente cancellata dal racconto televisivo”. Quindi la valutazione, espressa in forma secca e diretta: “un fatto gravissimo”.

Sud chiama Nord: “Messina non poteva essere ignorata”

Nella lettera, la presidente di Sud chiama Nord amplia il ragionamento e sostiene che Messina rappresenti una realtà amministrativa e politica di rilievo non soltanto siciliano, ma nazionale, soprattutto nel quadro del Mezzogiorno. Da qui la contestazione all’impostazione editoriale della trasmissione. Castelli afferma: “Messina rappresenta una delle realtà amministrative e politiche più significative del Mezzogiorno e il consenso ottenuto dal nostro movimento costituisce un dato politico nazionale che nessun approfondimento serio e imparziale avrebbe potuto ignorare. Eppure è stato fatto”.

La denuncia di una censura sistematica nelle reti Rai

Il documento firmato da Laura Castelli non limita la critica al programma di Bruno Vespa, ma chiama in causa l’intero sistema informativo della Rai. È uno dei passaggi più duri della lettera, in cui si parla apertamente di comportamento “reiterato e sistematico”.

La presidente del movimento scrive: “non si tratta più di una semplice omissione episodica. Siamo davanti a un comportamento reiterato e sistematico che riguarda non soltanto Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, ma più in generale l’intero sistema informativo Rai”.

A sostegno di questa tesi, la lettera richiama la presenza parlamentare di Sud chiama Nord e i risultati elettorali ottenuti. “Sud chiama Nord è una forza politica presente in Parlamento, che ha eletto due parlamentari e che continua a ottenere risultati elettorali importanti e consolidati. Nonostante ciò, il nostro movimento viene costantemente escluso dai telegiornali Rai, dalle trasmissioni di approfondimento politico e dagli spazi di confronto pubblico”.

Il tema del pluralismo informativo e il confronto con le altre forze politiche

Il cuore politico della denuncia riguarda il rispetto del pluralismo informativo. Secondo Castelli, analizzando le presenze televisive del movimento sulle reti del servizio pubblico emergerebbe un evidente squilibrio rispetto ad altre forze politiche.

Nel testo si legge: “è sufficiente analizzare le presenze televisive di Sud chiama Nord sulle reti del servizio pubblico per rendersi conto dell’evidente squilibrio esistente: forze politiche con un consenso elettorale pari o persino inferiore al nostro godono di una presenza continua e strutturata nei programmi Rai, mentre Sud chiama Nord viene sistematicamente oscurato”.

Nella lettera viene citato esplicitamente anche un caso ritenuto emblematico: “Il caso di Noi Moderati rappresenta soltanto uno degli esempi più evidenti di questa disparità di trattamento”. Il riferimento serve a rafforzare l’accusa di un trattamento diseguale nella distribuzione degli spazi televisivi e nella rappresentazione del pluralismo politico.

Le domande di Laura Castelli: “perché viene censurata Messina?”

Uno dei passaggi più forti del documento è quello in cui Laura Castelli elenca una serie di interrogativi rivolti direttamente ai vertici del servizio pubblico e agli organismi di vigilanza. Sono domande che sintetizzano il senso politico della protesta e che riportano l’attenzione sulla centralità del caso Messina.

La lettera recita: “Appare quindi inevitabile porsi alcune domande”. E prosegue con tre quesiti: “perché viene censurata Messina? Perché viene ignorato un risultato politico così netto e significativo? Perché una forza politica radicata nel Mezzogiorno e presente in Parlamento con l’On. Francesco Gallo viene trattata come se non esistesse?”.

L’accusa di battaglia politica e mediatica contro Sud chiama Nord

Nel prosieguo della lettera, Castelli sostiene che la marginalizzazione di Sud chiama Nord non sarebbe casuale, ma il sintomo di una precisa dinamica politico-mediatica. Il riferimento è diretto e punta a un’alterazione del principio di pluralismo che il servizio pubblico dovrebbe garantire.

La presidente scrive: “la sensazione, ormai sempre più evidente, è che nei confronti di Sud chiama Nord sia stata avviata una vera e propria battaglia politica e mediatica, che mortifica il principio del pluralismo e tradisce il ruolo che il servizio pubblico dovrebbe garantire”.

Il documento collega questa valutazione anche al peso politico del risultato di Messina e ai suoi riflessi nel quadro del centrodestra. “Ed è ancora più grave che tutto ciò avvenga quando il successo politico di Messina rappresenta una sconfitta evidente per il centrodestra tradizionale, rispetto al quale troppo spesso alcune trasmissioni Rai appaiono sbilanciate e compiacenti”, evidenzia.

“La Rai appartiene ai cittadini italiani, non a una parte politica”

Nel suo attacco alla gestione dell’informazione pubblica, Laura Castelli richiama il ruolo istituzionale della Rai e il dovere di garantire una rappresentazione non parziale delle forze politiche. La lettera insiste sul carattere pubblico del servizio e sul fatto che esso non possa diventare un mezzo selettivo di rappresentazione.

Castelli afferma: “il servizio pubblico non può diventare uno strumento selettivo di rappresentazione politica. La Rai appartiene ai cittadini italiani, non a una parte politica”.

Le richieste a Commissione di Vigilanza Rai, vertici Rai, AGCOM e Porta a Porta

Dopo la ricostruzione dei fatti e la denuncia politica, la lettera elenca le richieste formali indirizzate ai soggetti istituzionali coinvolti. Castelli sollecita un intervento della Commissione di Vigilanza Rai, una spiegazione dei vertici Rai, verifiche da parte dell’AGCOM e uno spazio specifico per Messina nella prossima puntata di Porta a Porta.

La presidente di Sud chiama Nord scrive: “per questa ragione chiediamo formalmente: alla Commissione di Vigilanza Rai di intervenire immediatamente per verificare il rispetto del pluralismo politico e informativo; ai vertici Rai di chiarire i criteri editoriali che determinano l’esclusione sistematica di Sud chiama Nord dagli spazi televisivi del servizio pubblico; all’AGCOM di avviare tutte le verifiche necessarie sul rispetto delle norme in materia di pluralismo e parità di trattamento delle forze politiche; alla redazione di Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, di dedicare nella prossima trasmissione uno spazio adeguato alla città di Messina, dando voce e visibilità al sindaco Federico Basile, protagonista di una vittoria politica e amministrativa che non può essere ignorata dal servizio pubblico nazionale”.

La denuncia finale: “Qui siamo davanti a una forma di censura politica”

Nell’ultima parte della lettera, il tono si fa ancora più netto. Castelli sostiene che non si possa più parlare di semplice disattenzione o errore editoriale, ma di una dinamica più grave, descritta esplicitamente come censura politica.

Il testo afferma: “perché qui non siamo più davanti a una semplice dimenticanza. Qui siamo davanti a una forma di censura politica che rischia di assumere contorni ancora più inquietanti quando colpisce una forza politica espressione del Sud e del Mezzogiorno”.

La chiusura del documento rilancia poi la questione in termini ancora più ampi, facendo appello al diritto dei cittadini a un’informazione corretta e pluralista. “Che fine ha fatto il pluralismo? Che fine ha fatto il diritto dei cittadini a un’informazione completa, libera ed equilibrata?”.