Caso Luppino, la Cassazione riapre la strada al risarcimento: annullata l’assoluzione ai soli fini civili

La Suprema Corte accoglie il ricorso dei genitori della minore vittima di presunti abusi, ribaltando la sentenza di secondo grado per garantire la tutela risarcitoria nonostante la mancata impugnazione penale della Procura

La giustizia italiana segna un punto di svolta fondamentale per la tutela delle vittime vulnerabili con una decisione che riaccende i riflettori su un caso di cronaca estremamente delicato. La Terza Sezione della Corte Suprema di Cassazione ha infatti pronunciato l’annullamento con rinvio agli effetti civili della sentenza emessa dalla Corte di Appello di Messina il 18 giugno 2025. Il provvedimento riguarda la posizione di Luppino Giuseppe, originario di Palmi, la cui vicenda giudiziaria ha attraversato gradi di giudizio con esiti diametralmente opposti, approdando infine davanti ai giudici di legittimità per una questione di diritto di estremo rilievo.

Il nucleo della decisione risiede nella possibilità di garantire il risarcimento del danno anche quando l’iter penale principale si è concluso con un’assoluzione, qualora le parti civili decidano di proseguire autonomamente la propria battaglia legale. La pronuncia della Suprema Corte, arrivata all’esito dell’udienza del 6 maggio 2026, ha accolto i ricorsi presentati dai genitori della minore, ribaltando l’orientamento espresso nel precedente grado di giudizio dai magistrati della Corte di Appello di Messina, presieduta dal dottor Blatti con a latere il dottor Bruno Sagone e la dottoressa Daria Orlando.

Una vicenda giudiziaria complessa tra condanne e assoluzioni

La storia processuale affonda le radici in una denuncia per ripetute violenze sessuali su minore che aveva portato il Luppino a giudizio davanti al Tribunale di Messina. In quella sede, il collegio composto dalla presidente dottoressa Adriana Sciglio e dai giudici a latere dottoressa Arianna Raffa e dottoressa Concetta Maccarrone, aveva emesso il 17 ottobre 2023 una sentenza di condanna severa, disponendo per l’imputato la pena di sedici anni e sei mesi di reclusione al termine di una corposa ed ampia istruttoria. Tuttavia, il quadro è mutato drasticamente nel secondo grado di giudizio.

Durante il processo di impugnazione, la Corte di Appello di Messina aveva disposto una perizia d’ufficio, i cui esiti avevano spinto i giudici a ribaltare completamente il primo verdetto. L’imputato era stato quindi assolto con la formula perché il fatto non sussiste. In quel frangente, la Procura Generale, nonostante fosse stata sollecitata in tal senso, scelse di non proporre impugnazione, rendendo di fatto definitiva l’assoluzione sotto il profilo della responsabilità penale. Una scelta che aveva precluso alle parti offese ogni ulteriore azione volta a ottenere una condanna detentiva, ma non la possibilità di agire per il riconoscimento dei danni subiti.

La battaglia legale delle parti civili per il riconoscimento del danno

Nonostante il blocco dell’azione penale, la famiglia della minore ha deciso di non arrendersi, ricorrendo alla Corte di Cassazione ai soli effetti civili. Il ricorso è stato presentato dalla madre della bambina, Delle Rocche Olga, assistita dall’avvocato Antonino Centorrino, e dal padre, Strati Salvatore, assistito dall’avvocato Fabio Mirenzio. La loro iniziativa legale si è scontrata con le istanze della difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Francesco Cardone del foro di Palmi, che chiedeva il rigetto del ricorso.

L’accoglimento delle tesi delle parti civili da parte della Terza Sezione ha determinato la trasmissione degli atti alla Corte di Appello civile di Messina. Sarà ora questo organo a dover gestire la trattazione del relativo giudizio per la determinazione dei danni alla minore. La decisione della Cassazione non interviene sulla libertà personale del Luppino, ma impone un nuovo esame dei fatti ai fini della responsabilità civile, permettendo così di valutare nuovamente il materiale probatorio raccolto durante l’istruttoria.

Un precedente di rilievo socio-giuridico per la tutela delle vittime

L’importanza di questa sentenza trascende il singolo caso di cronaca per assumere una valenza di sistema all’interno dell’ordinamento giuridico italiano. La decisione dei giudici di legittimità è considerata di grande rilievo socio-giuridico, poiché traccia un percorso chiaro per la salvaguardia dei diritti di chi subisce reati gravi, specialmente quando coinvolgono minori. La Corte ha saputo bilanciare i diversi interessi in gioco, operando in armonia con i principi superiori che regolano il giusto processo e la dignità umana.

Secondo quanto espresso nella nota ufficiale, la pronuncia del giudice di legittimità, si tiene di grande rilievo socio-giuridico poichè, “pur nel rispetto delle statuizioni della Corte Costituzionale pronunciatasi in materia similare e della Corte Europea dei diritti dell’uomo della CEDU art.6 par.2, garantisce con mirabile indirizzo giurisprudenziale il dovuto risarcimento dei danni alle vittime dei reati anche in presenza di diversa valutazione dei fatti in sede penale”. Questo principio assicura che il percorso verso la giustizia risarcitoria resti accessibile per le vittime di violenza, indipendentemente dagli esiti talvolta divergenti dei vari gradi del processo penale.