Nella mattinata odierna, a Messina e in provincia, la Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia peloritana. Il provvedimento riguarda tre persone: due fratelli sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre un imprenditore edile è stato raggiunto dalla misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno.
L’ipotesi di reato contestata è quella di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalla finalità mafiosa. Nell’ambito dell’operazione sono stati inoltre sequestrati un’impresa edile della provincia di Messina e una vettura intestata a un prossimo congiunto di uno degli indagati. Il quadro investigativo, secondo quanto emerso, ruota attorno alla presunta intestazione fittizia di beni e attività economiche, che sarebbero stati utilizzati per schermare la reale disponibilità imprenditoriale riconducibile ai due fratelli.
Sequestrata un’impresa edile e una vettura intestata a un familiare
Tra i beni sottoposti a sequestro figurano una impresa edile operante nel territorio messinese e un’autovettura formalmente intestata a un familiare di uno degli indagati. Secondo l’impostazione accusatoria, l’impresa sarebbe stata utilizzata come schermo per celare lo svolgimento di un’attività economica di fatto riconducibile ai due fratelli oggi destinatari della misura cautelare.
Le indagini della DIA di Messina avrebbero documentato la natura fittizia dell’intestazione non solo dell’impresa, ma anche di due autocarri che, pur risultando formalmente riconducibili all’imprenditore edile raggiunto dalla misura interdittiva, sarebbero stati in realtà acquistati e utilizzati dai due fratelli. I mezzi sarebbero stati impiegati per attività di movimento terra, trasporto e smaltimento di materiali derivanti da lavori edili.
Appalti pubblici nel mirino: scuole, edifici pubblici e rischio alluvioni
Un passaggio centrale dell’inchiesta riguarda il presunto coinvolgimento dei due fratelli in quattro appalti pubblici. Gli interventi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero riguardato lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza di tre edifici pubblici, tra cui due scuole, oltre a un appalto relativo alla riduzione del rischio alluvioni su alcuni torrenti di Messina.
Proprio le risultanze investigative relative ad alcuni di questi appalti pubblici avrebbero portato il GIP a ritenere sussistente l’aggravante della finalità mafiosa. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sul possibile utilizzo di una struttura imprenditoriale formalmente intestata a terzi, ma ritenuta funzionale a mascherare l’attività dei due fratelli nel settore edile e negli interventi collegati alla gestione dei materiali di risulta.
Ipotesi di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità mafiosa
Il reato contestato nell’ambito della misura cautelare è il trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalla finalità mafiosa. Secondo il quadro indiziario raccolto dalla Direzione Investigativa Antimafia, i beni e l’attività imprenditoriale sarebbero stati formalmente attribuiti a soggetti diversi per eludere controlli e provvedimenti, consentendo ai reali utilizzatori di operare nel settore edile.
L’indagine avrebbe evidenziato come l’impresa edile fosse impiegata quale paravento imprenditoriale per lo svolgimento di una propria attività nel comparto dei lavori pubblici, del movimento terra e della gestione dei rifiuti derivanti da cantieri. Tale ricostruzione, allo stato degli atti, costituisce un’ipotesi investigativa che dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto del contraddittorio e delle garanzie difensive.
Rifiuti edili e discariche abusive: sequestrate tre aree
Parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari, la DIA, con il supporto della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina, ha avviato le operazioni per dare esecuzione al sequestro preventivo di tre aree ritenute utilizzate per lo sversamento illecito di rifiuti. Si tratterebbe di materiali di risulta provenienti da attività edilizie, smaltiti abusivamente nel tempo.
Ai due fratelli sono stati contestati anche reati ambientali, tra cui l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e la gestione di rifiuti non autorizzata. Per tali ipotesi è in corso la notifica complessiva di 21 avvisi di garanzia emessi dalla DDA peloritana nei confronti dei due principali indagati e di altri 19 soggetti, coinvolti a vario titolo nelle attività oggetto d’indagine.
Droni e mezzi navali per documentare gli sversamenti
Le attività investigative si sono avvalse anche di servizi di osservazione realizzati con l’impiego di droni in dotazione alla Direzione Investigativa Antimafia e con il supporto dei mezzi della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina. Attraverso tali strumenti, gli investigatori avrebbero documentato la gestione illecita di una rilevante quantità di rifiuti speciali, costituiti principalmente da materiali di demolizione edile.
Secondo quanto ricostruito, i due fratelli avrebbero curato l’intera filiera: dal ritiro dei materiali nei cantieri fino al trasporto e allo smaltimento. L’indagine avrebbe inoltre evidenziato l’esecuzione di numerosi servizi di gestione di materiali di risulta provenienti non solo da lavori pubblici, ma anche da interventi di edilizia privata, sempre attraverso il medesimo schermo imprenditoriale.
Oltre 200 metri cubi di rifiuti speciali e rischio idrogeologico
Le aree individuate dagli investigatori sarebbero state utilizzate per sversare ingenti quantità di rifiuti speciali, quantificati complessivamente in oltre 200 metri cubi. In particolare, il sito maggiormente utilizzato sarebbe stato localizzato alla foce di un torrente cittadino, dove sarebbero stati conferiti abusivamente materiali di demolizione provenienti da vari cantieri della città.
La scelta del luogo avrebbe determinato, secondo gli investigatori, un serio e concreto rischio idrogeologico. Alcuni sversamenti sarebbero avvenuti poco prima o poco dopo gravi esondazioni, tra cui quelle registrate nei primi mesi del 2025. In una circostanza, la DIA avrebbe filmato uno dei due fratelli mentre scaricava rifiuti sull’argine del torrente, a pochi metri dallo sbocco in mare, utilizzando un mezzo pesante.
Ricostruiti oltre 50 trasporti di materiali verso le aree di sversamento
Le indagini hanno consentito di ricostruire oltre 50 trasporti e sversamenti di rifiuti nelle zone limitrofe al corso d’acqua. Un’altra area utilizzata per lo smaltimento illecito sarebbe stata individuata in un terreno contiguo al torrente, di proprietà di una società le cui quote di maggioranza risultano confiscate a uno dei medesimi fratelli.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le aree sarebbero state trasformate nel tempo in vere e proprie discariche abusive, utilizzate per abbattere i costi di gestione dei rifiuti prodotti nei cantieri e per smaltire materiali senza le autorizzazioni previste dalla normativa ambientale. Anche questi siti sono stati sottoposti a sequestro preventivo nell’ambito dell’operazione.
Sversati anche rifiuti provenienti da lavori cimiteriali
Tra i materiali abusivamente conferiti sarebbero stati individuati anche rifiuti provenienti da lavori cimiteriali. In questo caso, il sito utilizzato sarebbe un terreno privato trasformato, di fatto, in una discarica abusiva. Secondo quanto emerso, vi sarebbero stati trasportati e sversati rifiuti provenienti, tra gli altri luoghi, dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari.
Il coinvolgimento di aree sensibili e la natura dei materiali conferiti aggravano il quadro ambientale delineato dagli investigatori. La gestione non autorizzata di rifiuti speciali, soprattutto quando avviene in prossimità di corsi d’acqua o in zone potenzialmente esposte a fenomeni di esondazione, rappresenta un tema di particolare rilievo per la tutela del territorio, della sicurezza pubblica e dell’ambiente.
Ventuno avvisi di garanzia e presunzione di innocenza
Nell’ambito del filone relativo ai reati ambientali, la DDA di Messina ha emesso complessivamente 21 avvisi di garanzia. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’ipotesi di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e quella di gestione di rifiuti non autorizzata. I provvedimenti si inseriscono in una fase ancora preliminare delle indagini, nella quale le responsabilità devono essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
È necessario ricordare che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna. Le ipotesi investigative e le contestazioni formulate dall’accusa saranno oggetto di verifica nelle successive fasi del procedimento, che si svolgeranno nel contraddittorio tra le parti davanti a un giudice terzo e imparziale. In tale sede potrà essere accertata l’eventuale assenza di responsabilità e potrà essere disposta anche la restituzione dei beni oggi sottoposti a sequestro.


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