Anche Reggio Calabria si schiera contro il “Reddito di Giornalanza”: “basta finanziamenti pubblici ai giornali, sono pagati per mentirci” | INTERVISTE

Mobilitazione nazionale per ridare ai cittadini "il diritto di scelta sull’informazione": gazebo anche a Reggio Calabria

  • manifestazione firma day per dire no ai finanziamenti pubblici ai giornali
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
  • manifestazione firma day per dire no ai finanziamenti pubblici ai giornali
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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  • manifestazione firma day per dire no ai finanziamenti pubblici ai giornali
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Oggi, Sabato 30 maggio 2026, anche a Reggio Calabria è in corso il Firma Day promosso dall’Associazione Schierarsi, la mobilitazione nazionale che chiede l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Fino alle ore 21, i cittadini possono firmare presso il gazebo dell’associazione sul Corso Garibaldi, in Piazza Camagna, sostenendo “una battaglia di libertà, trasparenza e giustizia nei confronti dei cittadini italiani”. L’iniziativa nasce con un obiettivo chiaro: restituire ai cittadini il diritto di scegliere cosa sostenere, senza che siano i contribuenti a finanziare organi di stampa attraverso fondi pubblici diretti o indiretti.

Le dichiarazioni dei volontari

Maria Laface, volontaria dell’associazione Schierarsi, ha affermato: “per i cittadini che vogliono il cambiamento e non vogliono più pagare con le nostre tasse i giornali che poi non vendono neanche una copia. E’ gente che è pagata per mentirci, per dire che a Gaza fanno i funerali alle bambole, che in Italia va tutto bene e siamo tutti ricchi. Come Associazione ‘Schierarsi’ noi oggi scendiamo in piazza. I direttori prendono 30 mila euro al mese e pagano 3 euro lordi i loro collaboratori per ogni articolo”.

L’iniziativa e il referendum proposto

Luca Di Giuseppe, Presidente dell’Associazione “Schierarsi”, ha dichiarato: “stiamo raccogliendo le firme per indire un referendum su questo quesito, che mira ad abolire i finanziamenti pubblici all’editoria. Questo sistema mira a dare soldi ai soliti noti, che non fanno informazione ma propaganda. Nel CdA del Secolo d’Italia, ad esempio, ci sono tra gli altri i vari Arianna Meloni e Maurizio Gasparri. La proposta è fatta coinvolgendo giovani giornalisti precari. In Italia ci sono 3.200 testate registrate, di queste solo 206 ricevono fondi pubblici e di queste 206, il 60% dei fondi vanno alle prime dieci. Vi sembra pluralismo?”

L’iniziativa, quindi, si pone come strumento per ridurre il monopolio dei fondi pubblici sulle testate più note e dare maggiore voce al pluralismo informativo, coinvolgendo cittadini e giovani giornalisti in una concreta possibilità di cambiamento.