A Siderno si discute di come trasformare la Diga del Lordo da risorsa incompiuta a opportunità | FOTO

Tecnici, studiosi e comunità a confronto su visione, competenze e sviluppo locale per la tavola rotonda “Un'esperienza di rigenerazione rurale - Dalla diga al territorio: risorse, comunità e futuro”

  • Diga del Lordo
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La Diga del Lordo è stata al centro di una giornata di studio e confronto promossa da INdiCa – Ingegneria di Calabria, con la partecipazione di tecnici, studiosi e rappresentanti del territorio. Realizzata negli anni ’80 e con una capacità di invaso di circa 9 milioni di metri cubi, l’infrastruttura resta una risorsa strategica per l’area jonica, a lungo segnata da criticità e sottoutilizzo. Dopo la visita tecnica riservata agli addetti ai lavori, nel pomeriggio, presso il Podere Ricupero, a Siderno Superiore, si è svolta la tavola rotonda “Un’esperienza di rigenerazione rurale – Dalla diga al territorio: risorse, comunità e futuro”, che ha trasformato l’incontro in uno spazio di confronto tra competenze ed esperienze.

Introducendo i lavori, il professor Domenico Gattuso, docente di Ingegneria dei Trasporti presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha richiamato la necessità di un approccio concreto e consapevole: “Vivere il territorio, senza passarelle politiche, significa entrare dentro i contesti. Oggi si parla di rigenerazione rurale, non più solo urbana, ed è altrettanto importante perché riguarda aree vaste e a rischio spopolamento. La diga, completata nel 1984, resta un’opera di grande valore, ma segnata da decenni di incuria e abbandono. Le criticità vanno affrontate e rese visibili: non serve la politica per focalizzare l’attenzione, serve diffusione mediatica basata su conoscenze e competenze.”

Dai contributi emersi è chiara la necessità di superare approcci frammentati e costruire una visione integrata. Il tema della multifunzionalità agricola e del rilancio delle aree interne è stato centrale: territori ampi, ricchi di risorse ma ancora poco valorizzati, che richiedono una nuova integrazione tra competenze tecniche e progettuali.

È emersa inoltre l’urgenza di un cambio di mentalità: non mancano le risorse, ma visione, capacità di innovazione e connessione tra elementi diversi. In un contesto segnato da nuove tecnologie ed energia, anche territori come la Locride possono generare valore, a condizione di attivare relazioni e progettualità. Al centro del dibattito anche il ruolo delle infrastrutture come generatori di relazioni e comunità: non solo dispositivi tecnici, ma spazi da restituire alla cittadinanza attraverso una visione condivisa. La giornata si è conclusa con un momento conviviale nella tenuta, confermando il valore di un’iniziativa capace di connettere saperi, esperienze e comunità.