Si è svolta mercoledì 6 maggio, alle ore 18:30, presso l’Auditorium Angelo Frammartino di Caulonia, la presentazione del libro Predatori. Sesso e violenza nelle mafie di Celeste Costantino. L’iniziativa, promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace insieme a una rete di enti e associazioni del territorio, ha rappresentato un momento di confronto pubblico su uno dei temi più complessi e meno esplorati del fenomeno mafioso: la violenza sessuale come strumento di potere, controllo e dominio. L’evento ha registrato una partecipazione ampia e attenta, con la presenza di rappresentanti istituzionali, forze dell’ordine, operatori sociali, associazioni e cittadini. La presentazione ha assunto un significato particolarmente intenso perché si è svolta nel decennale
della scomparsa di Maria Chindamo, imprenditrice calabrese la cui vicenda continua a rappresentare una ferita aperta per l’intera comunità.
Nel volume, Chindamo viene richiamata come simbolo di una violenza che non riguarda solo la sfera privata, ma si intreccia con dinamiche di potere, controllo del territorio e punizione del dissenso. Il ricordo della sua storia ha attraversato l’intero incontro, che ha registrato la presenza di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, diventando un punto di riferimento emotivo e civile per riflettere su quanto la violenza contro le donne sia parte di un sistema più ampio, che coinvolge cultura, silenzi e complicità sociali. Il vicesindaco di Caulonia, Giovanni Maiolo, in apertura dei lavori, ha sottolineato l’importanza di ospitare nel territorio momenti di approfondimento che uniscono cultura, impegno civile e responsabilità collettiva.
Nel suo intervento, Celeste Costantino, vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila e da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne, ha illustrato la genesi del volume, definendolo
“un viaggio nel dolore e nella sofferenza di tante storie”. Il libro affronta, con rigore documentale e sensibilità narrativa, capitoli dedicati alla pedofilia, all’incesto, agli stupri di gruppo, ai femminicidi, alla prostituzione coatta e alla omosessualità e transessualità nelle mafie, con un focus specifico sulla ’ndrangheta, “la realtà con la maggiore casistica e quella con cui, per provenienza, ho dovuto confrontarmi di più”, ha spiegato l’autrice.
Costantino ha sottolineato come il mito secondo cui le mafie non toccherebbero donne e bambine sia stato “ampiamente smentito”, e come la violenza sessuale rappresenti un terreno ancora poco
esplorato dagli studi sulla criminalità organizzata. “Ho cercato di sistematizzare tutte le vicende che dagli anni Ottanta a oggi hanno riguardato la violenza sui corpi delle donne e dei bambini da parte delle mafie”, ha dichiarato, evidenziando “la necessità di rompere un silenzio che per troppo tempo ha protetto carnefici e sistemi di potere. Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, ha offerto una lettura giudiziaria e culturale del fenomeno, definendo quella mafiosa «una sottocultura che vive di pregiudizi, apparenze e incapacità di confrontarsi con i cambiamenti della società”.
Borrelli ha spiegato come l’emersione di nuove forme di affettività nella società contemporanea renda sempre più difficile occultare comportamenti che nei contesti mafiosi vengono repressi con violenza: “In una società che tende a rendere libera qualunque forma di affettività, diventa difficile, in ambienti caratterizzati da una sottocultura rigida, nascondere alcuni comportamenti. Da qui reazioni atroci, diretta conseguenza di un sistema che si colloca sempre più fuori dal tempo”. Il Procuratore ha inoltre evidenziato come la violenza di genere nelle mafie non sia un fenomeno marginale, ma un dispositivo funzionale al mantenimento del potere, alla disciplina interna e al controllo dei corpi.
Il sindaco di Caulonia, Francesco Cagliuso, ha espresso soddisfazione per la scelta del territorio come sede dell’incontro: “È un’ottima iniziativa che affronta temi importanti e spesso evitati. Come Comune e come Ambito Territoriale Sociale, siamo quotidianamente a contatto con queste problematiche e siamo orgogliosi di ospitare un confronto di tale livello”. Cagliuso ha ringraziato relatori, forze dell’ordine e cittadini presenti, sottolineando come la partecipazione attiva della comunità sia un segnale di maturità e responsabilità collettiva. A moderare l’incontro è stata Carmen Bagalà, direttrice della Caritas Diocesana di Locri-Gerace, che dopo aver portato i saluti i Mons. Francesco Oliva ha ricordato il lungo percorso condiviso con Costantino, nato anni fa attraverso l’associazione Da Sud. Bagalà ha sottolineato la necessità di portare questi temi anche nei piccoli centri della Locride: “Non sempre riusciamo a distinguere dove
è mafia e dove è mafiosità. Esistono famiglie che agiscono atteggiamenti mafiosi pur non appartenendo alla mafia. Dobbiamo riconoscere questi comportamenti per disinnescarli e proteggere donne e minori”.
Ha inoltre evidenziato come la collaborazione tra enti ecclesiali, istituzioni e associazioni sia fondamentale per costruire percorsi di prevenzione e sostegno alle vittime. L’iniziativa della Diocesi di Locri Gerace è stata promossa insieme agli uffici diocesani della Caritas, dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, nonché con la Fondazione Una Nessuna Centomila, Libera Locride e l’Associazione Don Milani di Gioiosa Ionica. Una rete che lavora quotidianamente per difendere i diritti, sostenere le vittime e promuovere una cultura della legalità capace di contrastare ogni forma di violenza, soprattutto quando si intreccia con dinamiche mafiose e di controllo sociale.


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