Il fragore mediatico sollevato dalle recenti esternazioni di Donald Trump contro la politica estera di Papa Leone XIV ha generato un cortocircuito intellettuale che merita un’analisi profonda, ben oltre i soliti ritornelli di coloro che – incapaci di spiegarsi ciò che succede – preferiscono risolvere tutto con un semplicissimo “è pazzo”. Il Presidente degli Stati Uniti, con il suo consueto stile iconoclasta, ha definito la diplomazia vaticana come “fuori dal tempo” e “dannosa per gli interessi dell’Occidente“, scatenando un’ondata di sdegno senza precedenti nelle cancellerie europee e, soprattutto, tra le fila della sinistra italiana. Assistere ai leader del progressismo nostrano che si ergono a difensori della fede e del Magistero è un fenomeno che avrebbe fatto sorridere i padri nobili del socialismo europeo, ma che oggi rivela una crisi d’identità profonda e una ipocrisia politica che non può essere ignorata. Non bisogna affatto difendere il linguaggio di Trump, spesso inutilmente incendiario, per osservare come l’avversione per l’inquilino della Casa Bianca abbia spinto la sinistra a rifugiarsi sotto l’ombrello di quella stessa Santa Sede che per decenni è stata il bersaglio principale delle sue battaglie laiciste.
Lo scontro tra il tycoon e il soglio di Pietro: le radici del conflitto attuale
L’attacco frontale di Donald Trump a Papa Leone XIV non è giunto inaspettato per chi segue le dinamiche della politica estera americana, ma ha assunto toni di una durezza inusuale nelle scorse ore. Trump ha contestato apertamente la timidezza del Pontefice contro il regime terrorista degli Ayatollah e in particolare alla circostanza che l’Iran possa dotarsi della bomba nucleare, definendo le posizioni vaticane come una forma di “debolezza” di fronte alle nuove sfide globali. Questa frizione non è solo diplomatica, ma rappresenta lo scontro tra due visioni del mondo: il realismo muscolare dell’America First e l’universalismo umanitario della Chiesa. Tuttavia, lo scalpore suscitato in Europa, e in particolare in Italia, sembra ignorare che la dialettica tra potere temporale di Washington e potere spirituale di Roma è una costante della storia moderna, spesso alimentata proprio da quei leader che oggi la sinistra rimpiange come modelli di moderazione.
Il difficile rapporto tra la Casa Bianca e il Vaticano nella storia
Se guardiamo al passato, i contrasti diplomatici tra i Presidenti degli Stati Uniti e i Papi sono stati frequenti e spesso virulenti, indipendentemente dal colore politico. Non è affatto vero, come molti hanno scritto e detto in queste ore, che lo scontro tra la Casa Bianca e il Vaticano sia “senza precedenti“. Persino il cattolico John F. Kennedy, durante la sua campagna elettorale del 1960, dovette dichiarare pubblicamente a Houston che la sua fedeltà alla Costituzione sarebbe stata superiore a qualsiasi direttiva del Vaticano, segnando una distanza netta per rassicurare l’elettorato protestante. Più recentemente, Barack Obama entrò in rotta di collisione con la gerarchia ecclesiastica americana e con la Santa Sede nel 2012 a causa del cosiddetto “HHS Mandate”, una normativa che obbligava le istituzioni religiose a coprire i costi contraccettivi dei dipendenti, portando i vescovi americani a parlare di “attacco alla libertà religiosa“. Anche Joe Biden, pur professandosi devoto, ha vissuto tensioni altissime con la Chiesa sulla questione dell’aborto dopo la sentenza della Corte Suprema del 2022, venendo criticato aspramente per la sua ostinata difesa della legge Roe v. Wade. La storia ci insegna che la Casa Bianca ha sempre rivendicato una sovranità politica che spesso collide con i valori non negoziabili del Vaticano, rendendo l’uscita odierna di Trump meno “anomala” di quanto la stampa progressista voglia far credere.
La sinistra italiana e la Chiesa: una lunga storia di ostilità ideologica
Il paradosso diventa ancora più evidente se analizziamo la storia della sinistra italiana. Per l’intero arco del Novecento, il rapporto tra il mondo marxista e la Chiesa è stato improntato a uno scontro frontale. Il Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti e successivamente di Enrico Berlinguer, pur cercando il dialogo con il mondo cattolico per ragioni elettorali e di stabilità sociale, ha sempre combattuto l’influenza della Democrazia Cristiana e dei Papi sulla vita pubblica. Le battaglie per il divorzio nel 1974 e per l’aborto nel 1978 videro la sinistra schierata contro le “interferenze” del Vaticano, descritto allora come un’istituzione “oscurantista e reazionaria”. Indimenticabili sono gli attacchi feroci della stampa di sinistra contro il grandissimo Papa Giovanni Paolo II durante gli anni ’80. Karol Wojtyła, una delle personalità più apprezzate e universalmente riconosciute a livello mondiale nella storia recente, veniva accusato dalla sinistra di essere un “reazionario polacco” non solo per la sua lotta instancabile contro il comunismo sovietico, ma anche per le sue posizioni dogmatiche sulla morale sessuale e sulla famiglia, che la sinistra considerava ostacoli al progresso civile.
In tempi più recenti, basta ricordare la celebre copertina del Manifesto nel giorno dell’elezione di Papa Benedetto XVI:
L’ipocrisia di un progressismo che si scopre devoto per opportunismo
Oggi, quella stessa area politica che ha fondato la propria identità sulla laicità dello Stato e sul superamento del sacro, si ritrova a citare le encicliche come fossero manifesti elettorali. Il motivo di questa conversione fulminante non è una riscoperta della fede, ma la pura ipocrisia politica: poiché Papa Leone XIV critica Trump e sostiene posizioni su vari temi che coincidono col programma progressista, egli diventa improvvisamente intoccabile, e chi attacca la Chiesa (cosa che la stessa sinistra ha sempre fatto nella storia!) diventa un cattivone malvagio! È un’operazione di puro opportunismo che ignora deliberatamente il fatto che lo stesso Pontefice rimanga fermamente contrario a temi cardine della sinistra moderna, come i matrimoni gay, l’eutanasia o le teorie di genere. La sinistra si strappa le vesti per l’attacco al Papa, dimenticando i decenni in cui sbeffeggiava i simboli religiosi e chiedeva l’abolizione del Concordato in nome di una libertà assoluta dai dogmi.
Il tramonto della sinistra proletaria e la nascita del partito della Ztl
Questa metamorfosi in “chierichetti” della domenica è il sintomo definitivo della fine della sinistra proletaria e laica. L’Italia democratica del dopoguerra è cresciuta con una forza d’opposizione che difendeva i lavoratori e l’autonomia del pensiero razionale. Oggi, quella forza è stata sostituita da un partito che rappresenta le élite della Ztl, i grandi gruppi bancari e i sostenitori del Green Deal, trovando nella Chiesa un alleato tattico per colmare un vuoto di idee spaventoso. Quando un movimento politico smette di parlare ai bisogni materiali della gente e inizia a usare il Papa come scudo umano contro i propri avversari, significa che ha smarrito la propria anima. Il vero osservatore attento della politica odierna non può che osservare con amarezza questo spettacolo: una sinistra che, per colpire il “nemico” Trump, rinnega un secolo di battaglie laiche, finendo per rifugiarsi in quella sagrestia che un tempo voleva svuotare.



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