In questi ultimi giorni si stanno rincorrendo tante voci, a Reggio Calabria, relativamente a ipotesi e indiscrezioni su trattative per la cessione della Reggina. In contrapposizione al chiacchiericcio, poi, c’è la realtà dei fatti, cioè quello che sappiamo oggi. E oggi sappiamo che Ballarino sta ancora pensando di vincere il campionato, come dimostra lo sfogo di Gela. Ma soprattutto sappiamo che l’unico che può cederla è lui e che per farlo chiede una cifra intorno o superiore al milione di euro, come emerso anche da precedenti notizie, indiscrezioni e scenari del passato, anche recente. Qualcuno potrebbe storcere il muso, di fronte a questo, ma è il mercato, da sempre. E’ così che funziona il mondo, che funziona ogni azienda e ogni attività commerciale. Chi è proprietario, in caso di cessione, fissa un prezzo.
Dunque: perché oggi Ballarino rappresenta una garanzia in questi termini? Perché se qualsiasi persona interessata ad acquisirla non è in grado di versargli un milione di euro con la stessa facilità con cui noi acquistiamo un gelato, allora non potrà mai fare grande la Reggina, ed è inutile pure che si faccia avanti con stampa, tifosi, sindaci e città. Difatti, non sarebbe in grado di garantire alla Reggina un futuro molto diverso da quello visto in questi tre anni. Non uno – insomma – che andasse anche oltre una vittoria della Serie D, accompagnato poi da una Serie C “moscia”, senza emozioni, con salvezze all’ultima giornata e una lotta mai neanche avvicinata alle zone calde. I tre campionati con Praticò, per intenderci.
Quanto serve spendere per tornare a far grande la Reggina
Non ci vuole un grande esperto, ma semplicemente guardare e analizzare i numeri di questi anni, per capire che per vincere nettamente un campionato di Serie D – e per nettamente si intende alla maniera delle varie Catania, Trapani o Scafatese – occorra spendere almeno 2 milioni di euro, anche ampiamente oltre i 2 milioni di euro. E sarebbe il minimo indispensabile, sarebbe anche meno del minimo, soprattutto dopo questi anni. E ovviamente, chiunque decidesse di attuare una svolta tecnico-sportiva e societaria, dovrebbe poi almeno provare a vincere il campionato di Serie C. E lì si parlerebbe di almeno 7-8 milioni di euro, e ci stiamo tenendo molto bassi. Insomma, in due stagioni almeno 10-15 milioni di euro per l’obiettivo Serie B. E, visti tanti precedenti (il Bari ci ha messo tre anni, il Catanzaro idem, per non parlare del Catania o del Benevento), non è detto neanche che ci si riesca al primo tentativo, anzi è quasi impossibile.
Dunque, torniamo al ragionamento iniziale: se non si è in grado di fronteggiare una spesa di poco superiore al milione di euro, come si pensa di poter affrontare il futuro societario e sportivo? Un futuro che sia ovviamente ambizioso e vincente, e non mortificante e umiliante. Perché se Ballarino dovesse mai cedere a chi non sarebbe in grado di fare meglio di lui, continuando a collezionare figuracce, allora non si farebbe altro che prolungare l’agonia, contribuendo anche a far perdere – magari – quello che sarebbe da considerare come l’ennesimo treno mancato, treno che potrebbe uscire fuori da altre situazioni più importanti e concrete.
Le critiche a Ballarino in questi tre anni non sono state mosse per una qualche antipatia verso l’imprenditore catanese, ma per l’effettiva incapacità – soprattutto economica – a garantire un futuro in grado di rappresentare quella che è la grandezza della Reggina. Oggi, in fondo, sarebbe semplice e istintivo chiedere la sua testa a qualunque costo, ma il problema non è Ballarino, bensì i “Ballarini”, cioè quelli con le sue caratteristiche. Tradotto: non è importante che se ne vada Ballarino, ma che non arrivi un altro come lui, che abbia un nome diverso ma che in realtà prosegua nella stessa stagione di insuccessi, umiliazioni e figuracce.
Quindi, ecco perché Ballarino oggi rappresenta una garanzia per la Reggina. Perché con questa richiesta, difatti, lascia fuori dalla porta chiunque non sarebbe in grado di garantire un futuro diverso da quello garantito da lui. Reggio Calabria, con tutto il rispetto, non ha bisogno di un altro Ballarino, di un altro Praticò, di un altro volenteroso poi costretto a scontrarsi con le spese di un calcio in cui le competenze servono sempre, ma i soldi anche di più e più di prima. Così facendo, andrebbe bene anche Ballarino. Reggio Calabria ha bisogno, anzi pretende, deve pretendere, i Pelligra, i City Group, i De Laurentiis, i Noto, gente capiente, competente, saggia. Perché se lo può assolutamente permettere, e diffidate da chi afferma il contrario, da chi – mediocre – affoga nella sua mediocrità e pretende di inculcare agli altri questa mentalità (e in parte ci è anche riuscito). Ciò che conta non è il nome, non è Ballarino o un altro come lui, ma che la Reggina passi da una proprietà modesta – qualsiasi sia il proprietario – a una società ultrà facoltosa, adeguata alla Serie A e alle proprietà del calcio di oggi. Affinché puntare in alto, però, ribadiamo, la garanzia maggiore oggi è rappresentata da Nino Ballarino.


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