A Reggio Calabria, più che un cantiere in attività, quello del nuovo Piazzale della Pace appare oggi come l’ennesimo simbolo di immobilismo amministrativo. I lavori, di fatto, risultano completamente fermi da un mese, lasciando spazio non a progressi concreti ma a una situazione di evidente abbandono. Nell’area destinata alla futura piscina comunale, gli scavi si sono trasformati in una vera e propria distesa d’acqua stagnante: non un’ironica “anteprima”, ma l’immagine plastica di un’opera bloccata, senza direzione e senza tempi certi e si rischia di non arrivare proprio a nessuna inaugurazione.
I cittadini osservano con crescente amarezza una scena che si ripete ormai troppo spesso in città: cantieri aperti e mai conclusi, progetti annunciati e poi lasciati a metà, promesse che si perdono tra ritardi e inefficienze. Il Piazzale della Pace, che dovrebbe rappresentare un punto di rilancio urbano, si sta trasformando invece nell’ennesimo esempio di incapacità amministrativa.
Non si tratta più di semplici imprevisti tecnici, ma di una gestione che appare incapace di portare a termine le opere pubbliche nei tempi e nei modi dovuti. Intanto, al posto di gru operative e lavori in corso, resta solo acqua ferma e un senso diffuso di frustrazione. Reggio Calabria meriterebbe cantieri che avanzano, non opere ferme. Meriterebbe risultati concreti, non scenari che sembrano abbandonati a sé stessi. E soprattutto meriterebbe un’amministrazione capace di trasformare i progetti in realtà, invece di lasciarli affondare – letteralmente – nel nulla.






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