Reggio Calabria, “denuncia-appello” alla città nella lettera aperta in vista delle elezioni

Diffusa una lettera aperta alla città di Reggio Calabria, una sorta di denuncia-appello in vista delle prossime elezioni Comunali

L’Istituto Superiore di Formazione Politico Sociale “Mons. Antonio Lanza” e la Consulta diocesana e delle Aggregazioni Laicali hanno diffuso una lettera aperta alla città di Reggio Calabria, una sorta di denuncia-appello in vista delle prossime elezioni Comunali. Di seguito il lungo testo, che apre a delle riflessioni sulla città in ottica votazioni.

“È vero che Reggio Calabria è una città per molti versi meravigliosa – si legge – ma è altrettanto vero che è altresì la Città in cui:

  • nel 2012 il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, primo caso di una Città Capoluogo di Provincia d’Italia;
    • su 96 Comuni della (oggi) Città metropolitana ben 32 sono stati sciolti, anche più volte;
    • l’ASP (Azienda sanitaria provinciale) è stata sciolta ben due volte, nel 2008 e nel 2019;
    • è in corso, come del resto in tutti i Comuni (ma specialmente quelli più piccoli aspromontani), un ormai continuo “spopolamento”, soprattutto giovanile, con un conseguente drammatico aumento dell’età media: basti pensare che, nel 2017, Reggio Calabria contava 181.447 abitanti, oggi diventati 168.779;
    • il tasso di disoccupazione, specie femminile, resta elevatissimo e la chiusura delle piccole attività commerciali, artigianali ed imprenditoriali è crescente;
    • sono tante, troppe, le “opere pubbliche incompiute” e tante, troppe, le “inaugurazioni” di opere solo parzialmente compiute (dunque di fatto incompiute);
    • è cresciuto significativamente l’astensionismo elettorale (la partecipazione al II turno delle precedenti elezioni comunali del 2020 e` stata solo del 52,2 %);
    • i disservizi pubblici nel 2025 l’hanno fatta scendere in graduatoria all’ultimo posto fra le Città d’Italia per qualità della vita.

Immaginare un futuro migliore per Reggio è impossibile senza tener conto di questi dati e senza partire dal presupposto che quindi la città non ha tanto bisogno di opere straordinarie (cabinovie, porti turistici, tunnel, ecc.), e men che meno di opere faraoniche (ponte sullo stretto, ecc.), quanto – e prima di ogni altra cosa – che semplicemente funzionino davvero gli ordinari servizi pubblici: trasporti efficienti, uso oculato delle risorse idriche, nettezza urbana funzionante, viabilità non dissestata (buche), gestione coraggiosa del patrimonio immobiliare (applicazione del diritto alla casa e lotta all’abusivismo), manutenzione continua di tutte le opere pubbliche, sanità quantomeno sufficiente (case di comunità, utilizzo della telemedicina), ecc.

Quale che sia la classe politica destinata a governare Reggio nei prossimi anni – e si spera che i partiti si rifiutino di candidare nelle proprie liste persone appartenenti ad associazioni segrete (massoneria in testa) e/o vicine ad ambienti equivoci o criminali (‘ndrangheta) – è urgente che essa promuova soprattutto politiche di sostegno alla famiglia, di inclusione e di integrazione sociale, lottando povertà e ingiustizie sociali, sostenendo i circuiti dell’economia legale – messa in crisi dalla diffusa pratica dell’evasione e/o elusione fiscale – e promuovendo un nuovo patto tra le generazioni, che tenga conto specialmente di giovani ed anziani.

È urgente soprattutto riformare/riorganizzare la pubblica amministrazione comunale e, con essa, della Città Metropolitana, non dimenticando la necessità di introdurre un vero bilancio sociale partecipato (art. 9.10 Statuto comunale), prevedendo anche un effettivo inizio di procedura per l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano (art. 26.3 Statuto comunale) anche da parte dei cittadini degli altri Comuni (si noti: in maggioranza rispetto a quelli della città capoluogo). Inoltre, sempre la Città metropolitana dovrebbe farsi principale interprete della necessità di favorire le unioni – e, finanche, le fusioni – fra Comuni, sì da garantire una migliore (e più efficiente) erogazione dei servizi, cosa che purtroppo non è avvenuta.

L’Istituto di formazione politico sociale e la Consulta delle Aggregazioni Laicali chiedono a tutte le forze politiche di condividere con realismo questo impegno. Reggio deve riscoprire la sua anima, fatta di solidarietà e tolleranza, mostrarsi consapevole dei suoi tesori ambientali ed archeologici, senza però farne una merce. Deve tornare quindi la massima attenzione ai servizi essenziali che toccano nel quotidiano la vita dei reggini, con proposte serie e realmente praticabili.

Ma sarebbe illusorio pensare che tutto sia rimesso unicamente alla politica e all’amministrazione, senza cadere nella facile retorica che sia sempre colpa degli altri. Ci sono responsabilità dei cittadini sui quali il Comune deve vigilare con severità, contrastando l’ampia evasione dei tributi locali, rendendo più efficace la riscossione degli stessi, valorizzando in primo luogo (anche attraverso normative premiali) una cultura fondata sui doveri del singolo. Per quanto forse impopolari, si tratta di raccomandazioni che i candidati a Sindaco dovrebbero ricordare nella campagna elettorale. Nessun servizio di raccolta dei rifiuti potrà mai funzionare, se si scaricano a cielo aperto, si occupano a sbafo gli spazi pubblici, si circola eludendo ogni divieto e creando con arroganza pericoli o disagi. L’elettore non va blandito con promesse populistiche di sussidi, assunzioni, esenzioni, bonus, ma ricordandogli che il benessere della città dipende anche da lui.

Una buona democrazia vive di trasparenza e rispetto delle regole, anche nell’impresa e nel commercio. Tante, troppe persone lavorano in nero o con paghe da fame. Il Comune deve esercitare continui controlli e assicurare agli operatori e alle imprese spazi ed opportunità, ma nel rispetto della legalità e degli appalti pubblici. I candidati andranno misurati anche su questo, senza dare spazio a chi ha mostrato nei fatti di calpestare le regole o mostrarsi sensibile a familismi ed affarismo. L’Istituto di formazione politico sociale e la Consulta delle Aggregazioni Laicali quanto organismi diocesani, non entrano nella competizione politico-partitica. Ma questo non ci esime dal richiedere, comunque e subito, l’impegno di tutti affinché le prossime elezioni non siano avvelenate da vuota retorica, per diventare invece una sana competizione a costruire una città davvero migliore”.