Reggio Calabria, che vergogna al Museo! Cordoni arancioni per segnalare le voragini nella vetrina turistica della città | FOTO

Tra interventi tampone e manutenzione assente, il cuore turistico della città si trasforma in un percorso a ostacoli che mortifica l’immagine di Reggio Calabria

  • via de nava basole
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Non bastavano il degrado diffuso e le croniche difficoltà nella manutenzione urbana: adesso, nel cuore pulsante di Reggio Calabria, proprio a ridosso del Museo Archeologico Nazionale e del Corso Garibaldi, la città offre ai visitatori uno spettacolo che ha dell’incredibile. Cordoni arancioni, reti da cantiere e transenne improvvisate diventano il simbolo di una gestione che sembra rincorrere le emergenze invece di prevenirle.

Il distacco delle basole in via Vollaro non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di una fragilità strutturale ormai evidente. Intervenire “in sicurezza” dopo il danno, delimitando l’area per evitare incidenti, è il minimo indispensabile. Ma può davvero bastare questo per una zona che rappresenta una delle principali vetrine turistiche della città? La risposta è chiaramente no.

Il paradosso è tutto qui: mentre il Museo Archeologico Nazionale custodisce alcuni dei tesori più preziosi della Magna Grecia e richiama visitatori da tutto il mondo, appena fuori si inciampa – letteralmente – in una città che non riesce a garantire nemmeno la continuità del proprio basolato. Un contrasto stridente tra eccellenza culturale e incuria urbana che rischia di compromettere l’immagine complessiva del territorio.

Le reti arancioni, più che una misura temporanea, sembrano ormai diventate un elemento permanente del paesaggio urbano. Un segnale visivo forte, ma anche una resa implicita: si interviene quando il problema esplode, non quando potrebbe essere evitato. E intanto cittadini e turisti si muovono tra restringimenti, rallentamenti e percorsi improvvisati, in un’area che dovrebbe essere il biglietto da visita della città.

Il restringimento della carreggiata, in un punto nevralgico e ad alta densità di traffico, amplifica i disagi. Non si tratta solo di qualche rallentamento, ma di una gestione della viabilità che diventa precaria, soprattutto nelle ore di punta. Pedoni costretti a spazi ridotti, automobilisti obbligati a manovre più complesse: tutto questo in un contesto che dovrebbe essere ordinato, sicuro e accogliente.

La vera questione, però, resta un’altra: possibile che nel 2026 una città come Reggio Calabria debba ancora affidarsi a soluzioni tampone per problemi prevedibili? Le basole non saltano all’improvviso senza segnali premonitori. La manutenzione ordinaria dovrebbe servire proprio a evitare questi scenari, non a rincorrerli.

Quello che si registra in via Vollaro è quindi molto più di un semplice intervento di messa in sicurezza: è l’ennesima fotografia di una programmazione che fatica a diventare prevenzione. E finché le reti arancioni continueranno a sostituire una manutenzione strutturata, la “vergogna” evocata nel titolo rischia di non essere un’esagerazione, ma una descrizione fin troppo fedele della realtà.