“La riforma della giustizia è stata portata al referendum come fosse un decreto legge, è stato un atto di arroganza e alla gente l’arroganza non piace. I ragazzi, contrariamente a come noi pensiamo, sono più sensibili e attenti, forse perché li guardiamo sempre con il telefonino in mano. Non hanno accettato il fatto che non potevano votare. Io so di decine di ragazzi che hanno detto ai genitori: mamma, dammi i soldi voglio scendere a votare e non scenderò per Pasqua. Queste cose sono molto importanti”. Così, a Rete 4, nel corso di “E’ sempre Cartabianca”, Nicola Gratteri è tornato a parlare del Referendum sulla Giustizia, definendolo “un atto di arroganza”.
Quando poi Bianca Berlinguer chiede al Procuratore com’è vivere sotto scorta, lui svela alcuni fatti del passato. “Dal 1989 è stato un crescendo, da quando hanno sparato alla casa della mia fidanzata dicendole: ‘andrà a vivere con un uomo morto’. Fidanzata che è poi è diventata mia moglie. Mi volevano morto. Poi hanno cercato di sequestrare mio figlio, per un altro hanno simulato un incidente. Io stavo a Reggio Calabria in una caserma, quando tornavo a casa i miei figli non mi riconoscevano. Alle recite dei miei figli non potevo andare, per questo ci sono stati periodi di tensione. Non faccio il bagno da decenni, non so da quanto non accompagno mio figlio a prendere un gelato”.


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