Quando la dignità è più forte di un Premio che ha perso valore: il San Giorgino d’Oro e il gesto di Vittorio Caminiti che nobilita Reggio Calabria

Vittorio Caminiti ha rifiutato il San Giorgino d'Oro, ha fatto una scelta di dignità, quella dignità che è mancata a tanti, in questi dodici anni. Perché la sua, di dignità, non è negoziabile

Ha rifiutato. Vittorio Caminiti ha rifiutato. Vittorio Caminiti ha rifiutato il San Giorgino d’Oro. Professore, imprenditore di lunga data, esperienza e competenza da vendere, personalità tra le più importanti di Reggio Calabria, attuale Presidente del Museo del Bergamotto, della Fondazione ITS e non solo, Vittorio Caminiti ha fatto una scelta di dignità, quella dignità che è mancata a tanti, in questi dodici anni. Perché la sua dignità non è negoziabile con un voto, con dieci voti, con cento voti, con mille voti. La sua dignità non è negoziabile con niente. La sua dignità, la sua storia, è più forte di un premio che negli anni ha perso valore, è stato svilito, è diventato merce di scambio elettorale, ha racchiuso al suo interno tutta la mediocrità di questi dodici anni, svalorizzando anche quei pochi che invece hanno meritato di riceverlo.

Com’è noto alle cronache, Vittorio Caminiti ha detto no. Ha avuto il coraggio di dire no. Eppure, ancora lo devono comunicare alla stampa. Il Comune, ancora, ci deve far sapere che lui non ha accettato il San Giorgino d’Oro. Non solo non si sono degnati di farlo notare, ma lo hanno anche lasciato all’interno del lungo elenco di nomi che l’hanno ricevuto. E a leggere la motivazione, ci viene da ridere. Eccola di seguito: “Figura di riferimento nel panorama imprenditoriale, culturale e turistico della Calabria, grazie a una lunga e qualificata esperienza maturata nei settori dell’ospitalità, della ristorazione e della promozione territoriale. Pioniere nella valorizzazione del Bergamotto di Reggio Calabria in ambito gastronomico e culturale, ha saputo trasformare una eccellenza identitaria in un simbolo riconosciuto a livello nazionale, promuovendo al contempo la cultura d’impresa e la formazione sul territorio. Con la creazione del Museo del bergamotto è stato fondamentale per diffusione dell’identità mediterranea e allo sviluppo economico e culturale della comunità”.

Ci viene da ridere, dicevamo. Ci viene da ridere a leggere questa motivazione, che tra le altre esalta la creazione del Museo del Bergamotto. Certo, tutto bello, peccato che negli ultimi quattro anni – proprio sul Museo del Bergamotto – l’Amministrazione Comunale abbia messo in ogni modo i bastoni fra le ruote al Professore. E non lo diciamo noi, bensì le cronache di questi anni, le sue battaglie. Con che coraggio, oggi, un ente assegna un premio a un personaggio che finora ha ostacolato in ogni modo?

A chi è davvero dedicato questo gesto

E’ qui che entra in gioco la dignità di un uomo che compie un gesto unico, coraggioso, determinato, coerente. Un gesto che nobilita Reggio Calabria e, nell’ottica di una nuova stagione di splendore e ambizione, fa il paio con le buone premesse all’orizzonte. Il gesto nobilita Reggio Calabria perché, conoscendo il Professore, siamo abbastanza sicuri che quel rifiuto al premio non sia per lui, per una voglia di protagonismo che non gli appartiene, per una carriera e storia che non ha di certo bisogno di presentazioni. No, quel gesto è per tutte quelle persone con disabilità che non hanno potuto visitare il Museo a causa di un ascensore mai ripristinato. E’ per tutte quelle associazioni che operano all’interno del Museo con passione e spirito di servizio per il bene della città.

E’, ancora, un gesto per tutti quei turisti a cui vengono offerti servizi anche basilari (Museo del Bergamotto riferimento per chi non ha un luogo dove lasciare i bagagli dopo aver lasciato una struttura ricettiva) colmando lacune evidenti del territorio. E’ per tutte quelle scolaresche che non avrebbero altrimenti spazi adeguati per consumare la colazione a sacco. E’ un gesto, inoltre, per tutti quei soci che all’interno del Museo e delle Associazioni collaborano, che “vivono” e che lo rendono “vivo”.

Una volta, il San Giorgino d’Oro qualificava davvero le persone che lo ricevevano, pochi eletti. Oggi, in buona parte dei casi, le squalifica. E no, Vittorio Caminiti non ha alcuna intenzione di essere squalificato. Non è un personaggio ricattabile, ma una figura che andava difesa e tutelata, così come andavano difese e tutelate le sue “creazioni”, i suoi impegni, i suoi sacrifici, anche economici, messi su per rilanciare brand e identità del territorio. Con i fatti e non con le parole. Oggi è troppo tardi, è troppo facile, e non basta di certo un premio a risolvere problemi su cui è stato sempre messo un tappeto sopra, a coprire la polvere. Vittorio è un nome non per caso. Vittorio perché ha vinto. Con questo gesto, senza dubbio, ha vinto. 3-0 e palla al centro.