“Le circoscrizioni, i denti e la torta”: la lettera aperta (e controcorrente) di un cittadino di Reggio Calabria

Maurizio Panzera, cittadino di Reggio Calabria, scrive una lettera aperta alla città sulle Circoscrizioni

Lettera aperta di un cittadino di Reggio Calabria, Maurizio Panzera, sulle Circoscrizioni, che a breve saranno ripristinate in città. “Si tratta ormai di un dato ampiamente noto. Tuttavia, alla luce delle più recenti decisioni adottate dal Consiglio comunale della nostra città, appare opportuno ricordare che la 36ª edizione del Rapporto “Qualità della Vita 2025” de Il Sole 24 Ore colloca la Città dello Stretto al 107° posto. Un risultato che evidenzia un ulteriore peggioramento degli indicatori: se nel 2024 la provincia si trovava oltre la centesima posizione in 16 indicatori su 90, nel 2025 tale numero è salito a 27 su 90″ inizia la lettera.

“Un territorio a basso reddito – spiega il quotidiano economico – in cui le famiglie con Isee sotto i settemila euro sono il 40,6% del totale, il reddito medio pro capite è poco più alto di 15mila euro, più basso della pensione di vecchiaia (21mila euro), ma l’inflazione (2%) è il doppio di quella nazionale. Ancora: Reggio Calabria è nelle ultime 15 posizioni in quasi tutti gli indicatori di “Affari e lavoro“. E si potrebbe continuare ad esporre i dati numerici negativi che il quotidiano snocciola impietosamente. Nonostante il contesto evidenziato dal Sole 24 Ore, l’Amministrazione comunale continua a ignorare la necessità di alleggerire il carico fiscale sui lavoratori reggini. E i sindacati? Un silenzio assordante” si legge.

La Tari, la bolletta dell’acqua, le strade dissestate e le “transumanze” dei Consiglieri Comunali

“Emblematico il caso della TARI. Per il 2025, la TARI a Reggio Calabria si conferma tra le più alte d’Italia, posizionandosi nella “top 10” nazionale con una media di circa 494 euro a nucleo familiare (+1,56% rispetto al 2024). La città è la terza più cara tra le città metropolitane, evidenziando criticità strutturali e alti costi di smaltimento. In questo contesto, quando non si riesce a risolvere il problema dello smaltimento, si trova sempre la valvola di sfogo delle misure repressive. Si parla dell’entrata in vigore di fototrappole tese a riprendere coloro che abbandonano impunemente rifiuti nel territorio. L’abbandono di rifiuti rimane certamente pratica da perseguire a norma di legge, ma altrettanto gravi sono le condotte di quelle Amministrazioni comunali che non riescono a fornire efficienti servizi di smaltimento dei rifiuti. Soprattutto quando il servizio è pagato profumatamente da contribuenti”.

“Ma che dire della bolletta dell’acqua? Si attesta a 398€ la spesa media sostenuta dalle famiglie calabresi nel 2025 per la bolletta idrica (nell’ipotesi di consumo 182 mc/anno), registrando un aumento del +9,4% rispetto al 2024. A livello nazionale, la spesa media è di 528€ a famiglia, con un incremento del +5,4% rispetto all’anno precedente. Fra i capoluoghi di provincia, gli aumenti più consistenti si registrano, ancora una volta, a Reggio Calabria (+19,4%). Inoltre, piccola nota per l’Amministrazione Regionale, in Calabria la dispersione idrica media è del 57,1%”.

“Si potrebbe continuare citando le strade dissestate, il traffico automobilistico incontrollabile con persone travolte e uccise (ultimo incidente mortale sul Viale Calabria qualche settimana addietro) ecc. ecc. Il quadro sopra delineato rappresenta soltanto un parziale scorcio della pesante situazione relativa alle imposte locali e alla qualità dei servizi essenziali che l’Amministrazione comunale reggina è in grado di offrire. A ciò si aggiunge un fenomeno altrettanto preoccupante: quello delle continue “transumanze” di consiglieri comunali che, con disarmante disinvoltura e senza il minimo pudore, passano da uno schieramento politico all’altro. Non è raro, infatti, assistere durante i telegiornali locali a manifestazioni politiche in cui, seduti in prima fila, compaiono esponenti che solo poche settimane prima occupavano i banchi della fazione opposta. Si tratta di una dinamica ormai ben nota nella politica italiana, comunemente definita “trasformismo” continua il cittadino.

Circoscrizioni a Reggio Calabria, perplessità e spese previste

“Se tali sono i demeriti dei consiglieri comunali reggini, sia di destra sia di sinistra, gli stessi sembrano voler rilanciare, reinventandole — udite, udite — le circoscrizioni! Ecco allora che la voracità della burocrazia amministrativa, di destra e di sinistra, manifesta tutta la sua ingordigia, bramosia e strafottenza nei confronti di un tessuto sociale reggino ampiamente sofferente”.

“Più sopra sono stati riportati alcuni dati apparsi sul Sole 24Ore che rendono chiaramente l’idea del contesto sociale che caratterizza la città di Reggio Calabria. Ma il quadro potrebbe assumere ancora tinte più fosche data la guerra combattuta in Medio Oriente tra i cui effetti rimane abbastanza prevedibile un incremento dell’inflazione che finirebbe per erodere ulteriore potere d’acquisto ai già ridotti stipendi e salari dei lavoratori reggini” aggiunge il cittadino.

“Alla luce di quanto premesso, il ripristino delle cinque circoscrizioni a Reggio Calabria — previsto per quest’anno e già deliberato dal Consiglio comunale — comporta una spesa iniziale stimata in circa 500.000 euro per l’avvio delle attività nel periodo giugno-dicembre. Le proiezioni per la gestione a regime indicano, inoltre, costi annui compresi tra 1 milione e 2,5 milioni di euro, destinati principalmente agli stipendi dei consiglieri e ai servizi connessi. Considerando quanto sopra esposto, l’istituzione delle circoscrizioni — unitamente agli ulteriori oneri che si renderanno necessari a partire dalla prossima tornata elettorale prevista per la fine di maggio — rischia di apparire come una vera e propria beffa agli occhi dei cittadini e dei lavoratori. Lavoratori che già subiscono la riduzione del proprio potere d’acquisto a causa di una pressione fiscale locale elevata e che, al contempo, devono fare i conti con disservizi diffusi”.

“La beffa rischia inoltre di trasformarsi in rabbia, soprattutto se si considera la qualità della classe dirigente che la città riesce oggi a esprimere. In questo contesto, appare evidente il fenomeno — ormai ricorrente — dei cambi di schieramento: giovani, meno giovani e vecchie figure della politica locale che, con notevole disinvoltura, abbandonano il proprio campo di appartenenza. Sia quello di ieri che quello dell’altro ieri. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di scelte maturate sulla base di solide convinzioni ideologiche, di approfondimenti in filosofia politica o economia, né tantomeno di riflessioni serie sui modelli di amministrazione locale. Piuttosto, si assiste a spostamenti opportunistici, dettati da calcoli di convenienza. Così, quella che viene percepita come una “nave” destinata, secondo molti, a un prevedibile inabissamento viene rapidamente abbandonata, per salire su un’altra ritenuta più stabile e, soprattutto, più vicina alla vittoria”.

“Ecco allora i denti che crescono più della torta. È una metafora che suggerisce come l’espansione degli spazi e dei costi degli amministratori (ampiamente inefficienti e inefficaci nel caso reggino) non sia accompagnata da un analogo aumento della ricchezza collettiva, ma finisca piuttosto per gravare su di essa, alimentando la percezione di distanza tra istituzioni e cittadini, ma soprattutto tra istituzioni e lavoratori”.

“Stando così le cose, e riflettendo sulla opportunità di istituire nuovamente le circoscrizioni a Reggio, tornerebbe in mente un antico interrogativo: cui prodest? Volendo tracciare una breve cronistoria sull’eliminazione delle circoscrizioni a Reggio, è opportuno ricordare che esse furono soppresse in seguito alla normativa nazionale sulla spending review, in particolare con la legge 42/2010. Tale disposizione prevedeva la soppressione delle circoscrizioni nei Comuni con popolazione inferiore a determinati parametri; misura poi consolidata tra il 2011 e il 2012 e resa effettiva alla naturale scadenza dei mandati amministrativi. Se la motivazione alla base della soppressione risiedeva nell’esigenza di contenere la spesa pubblica, non si comprende per quale ragione oggi emerga la volontà di ripristinarle, peraltro in un contesto caratterizzato da una crisi ancora più marcata e da un significativo aumento dell’imposizione fiscale locale. È, quantomeno, una scelta che suscita perplessità”.

“Le risorse che verrebbero impiegate — con una spesa che, nell’arco di cinque anni, rischia di raggiungere i 12 milioni di euro — avrebbero forse potuto essere destinate alla riduzione del carico fiscale sui cittadini e lavoratori reggini o al miglioramento di servizi essenziali ancora carenti. È evidente che, di fronte all’irresponsabilità dimostrata dagli aspiranti amministratori reggini — siano essi di destra o di sinistra — sorge spontanea una domanda: quale interesse può avere il cittadino, il lavoratore reggino, a recarsi alle urne per eleggere coloro che rischiano di affossarlo?” conclude.