Di Kirieleyson. Come un fulmine a ciel sereno è arrivata ieri al Ministero degli Esteri una raccomandata A.R. avente come mittente il Governo tunisino e con la quale è stato chiesto all’Italia il pagamento di 800 miliardi di euro, oltre IVA, per il risarcimento dei danni derivanti dalla distruzione della città di Cartagine, avvenuta per mano romana nel 146 a.C.
Per la precisione, 100 miliardi sarebbero richiesti per il ristoro dei danni materiali patiti, mentre la restante parte riguarda la “perdita di chance” subita dalla città africana a seguito della sua distruzione; l’IVA sarebbe inoltre dovuta in quanto, per la legge tunisina, il Governo dovrà emettere regolare fattura.
Il Governo di Tunisi, a supporto della propria tesi, cita uno studio commissionato ad una università tedesca, che è giunto alla conclusione che se i Romani non avessero distrutto Cartagine, questa sarebbe progredita immensamente e, con ogni probabilità, oggi non si parlerebbe di Impero Romano, ma di Impero Cartaginese. Al riguardo pare che sia stata realizzata anche una perizia giurata molto circostanziata, redatta da illustri storici ed economisti delle più prestigiose università europee.
In effetti Cartagine, più antica della stessa Roma, prima di essere distrutta alla fine della III guerra punica, era la città più progredita dell’intero Mediterraneo e rappresentava la maggiore potenza economica dell’epoca.
Il Ministro Tajani, non appena letta la missiva, pare che abbia pensato si trattasse di uno scherzo, dato che non era stato preventivamente informato al riguardo da parte dall’intelligence, dovendosi tuttavia ricredere, rimanendo quindi di stucco, non appena un suo collaboratore gli ha fatto notare il timbro sulla busta.
L’Ambasciatore tunisino, immediatamente convocato alla Farnesina, non solo ha ribadito la richiesta di risarcimento danni da parte del suo Governo, ma avrebbe aggiunto anche un duro e pesante commento nei confronti di Publio Cornelio Scipione Emiliano, il tribuno che guidò l’assedio finale alla città fenicia, proferendo delle parole che, a detta di un diplomatico presente alla scena e che sarebbero state non solo avulse dal linguaggio diplomatico, ma addirittura di una volgarità inaudita.
Immediati i commenti da parte di tutte le forze politiche
Dal Ministero della difesa è stata subito emanata una nota che etichetta la pretesa tunisina come “assurda e mancante di qualsivoglia giustificazione giuridica”. Inoltre, il Ministro Crosetto, concludendo il suo intervento durante la trasmissione “Porta a porta” ha detto, senza mezzi termini: “dopo ogni guerra, i danni li pagano quelli che hanno perso e non chi ha vinto; e l’ultima e decisiva guerra punica, fino a prova contraria, l’abbiamo vinta noi”.
Immediato l’intervento al riguardo da parte dell’ex Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che, non appena la notizia si è diffusa, ha emesso un comunicato stampa che sinteticamente riportiamo: “la questione, comunque vada a finire, non ci riguarda. Se ci saranno da pagare danni, questi saranno di esclusiva competenza del Comune di Roma o, tuttalpiù, della Regione Lazio; quindi, che se la sbrigassero loro”.
I partiti d’opposizione hanno chiesto congiuntamente che il Governo risponda in Parlamento ma, al momento, non hanno trovato una posizione comune.
Da una parte c’è la Schlein che, interpellata sulla crisi con Tunisi, ha affermato: “gli Italiani non arrivano a fine mese e il Governo non fa nulla per le bollette, sempre più care”.
Bonelli, di AVS, ha asserito che la richiesta di Tunisi non appare del tutto illegittima, stante il fatto che, effettuata la distruzione della città punica, i Romani hanno ricoperto di sale la superficie della stessa, infischiandone della flora e della fauna esistente, concludendo infine che, per correttezza, l’Italia dovrebbe pagare anche gli interessi legali finora maturati.
La sinistra radicale, invece, nel commentare la crisi tunisina, ha fatto presente che sarebbe opportuno effettuare un riesame critico di tutta la storia dell’antica Roma, iniziando a cancellare tutte le vie intitolate a imperatori e generali romani, proponendo infine l’istituzione di un giorno della memoria in cui gli Italiani si fustighino con cinghie chiodate o, in alternativa, si martellino le palle, in segno di espiazione per le guerre imperialiste condotte dagli antichi rimani.
Nell’area del Centro Destra in generale prevale la tesi che l’incresciosa crisi diplomatica sia maturata essenzialmente nei contesti dei governi precedenti e di una Magistratura compiacente.
Il Premier Meloni pare sia rimasto molto male nell’apprendere la notizia della inaspettata richiesta tunisina (venuta peraltro a capitare tra capo e collo mentre non era stata ancora metabolizzata la batosta del referendum), ma si sarebbe addirittura più stizzita quando le hanno riferito che Matteo Renzi, ha sarcasticamente affermato: “e meno male che Giorgia aveva instaurato ottimi rapporti con la Tunisia”.
Una nota di colore: un’agenzia ha riportato che, appresa la notizia, il Presidente del Senato Ignazio la Russa, rivolgendosi ad un suo collaboratore corregionale, pare che abbia affermato “ora puri i pulici hannu a tussi” (adesso anche le pulci hanno la tosse N.d.R.).
Al di fuori del contesto dei partiti risalta la posizione del leader della CGIL Landini, che ha manifestato il proprio disappunto per il fatto che il Sindacato non sia stato preventivamente interpellato.
La notizia ha avuto una forte eco anche in ambito internazionale
L’attivista Greta Tumberg è intervenuta sulla questione, argomentando che non è da escludere che il devastante incendio che ha causato la distruzione di Cartagine abbia potuto innescare il cambiamento climatico di cui soffriamo oggi.
Elon Musk, invece, attraverso il suo social X, ci ha tenuto a far sapere che lui sta con Roma e con l’Italia e, per l’occasione, ha salutato romanamente.
Il Presidente Trump, infine, non appena informato della circostanza all’alba di oggi, avendo dapprima scambiato “a pelle” la Tunisia con l’Ucraina, aveva subito inveito contro Zelensky, salvo poi riprendersi non appena un uscere della Casa Bianca faceva notare a suo genero che la Tunisia si trova in Africa, al che il presidente americano avrebbe rettificato subito ribadendo “giusto! è il paese delle Piramidi”. In ogni caso, dopo colazione, nell’ambito del suo percorso verso il premio Nobel, ha proposto a Roma l’invio della portaerei Gerard Ford, non appena questa si libera dalla missione di pace che sta svolgendo in Medio Oriente, al fine di agevolare una soluzione pacifica e condivisa della crisi italo-tunisina in atto.


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