I Comuni sciolti per mafia e la mappa del Referendum che smentisce la “teoria gratteriana” e la propaganda mediatica

C'è una mappa, pubblicata "Il Foglio" e commentata dal giornalista Luciano Capone, che smentisce la "teoria gratteriana" sulla vittoria del Sì al Referendum sulla Giustizia nei Comuni sciolti per mafia

Per settimane, per mesi, e poi anche dopo, è stata alimentata quella che in tanti hanno poi definito “teoria gratteriana”, che deriva ovviamente da Nicola Gratteri e dalle sue idee sul Referendum. La frase su indagati e imputati che voteranno Sì, poi le dichiarazioni a La7 sul voto referendario nei Comuni sciolti per mafia. Come se ovunque avesse vinto il Sì, come se in tutti i Comuni sciolti per mafia, o in tutti quelli “ad alta densità mafiosa”, il Sì avesse stracciato il No. Non è così, lo abbiamo evidenziato in vari articoli su StrettoWeb, anche riprendendo analisi di esperti. A confermarlo, una mappa postata da “Il Foglio” e ripresa da uno dei suoi giornalisti, Luciano Capone.

Al referendum costituzionale le mafie hanno votato Sì? Per dimostrare questa tesi, giovedì scorso a Piazzapulita, il conduttore Corrado Formigli ha sottoposto al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, i risultati referendari in 6 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. In tutti ha vinto il Sì: San Luca (82%), Platì (89%) e Rosarno (72%) in provincia di Reggio Calabria; Casapesenna (55%), Casal di Principe (52%) e San Cipriano d’Aversa (50%) in provincia di Caserta. Proprio nel momento in cui Formigli passa ai comuni casertani, Gratteri incalza: ‘Altra provincia ad alta densità camorristica’. E dopo aver letto insieme i dati del ‘cartello’, il procuratore della Repubblica di Napoli tira le somme, parlando di sé in terza persona: ‘Quindi Gratteri aveva detto il vero o il falso?’. A febbraio, in un’intervista al Corriere della Calabria, Gratteri aveva dichiarato che “voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere”. Seguì una bufera per un’accusa così generica e indimostrabile espressa dal capo della procura più grande d’Europa. Ora, dice Gratteri, i numeri dimostrano che lui aveva ragione” si legge nel post del giornalista, che vuole fare intendere non solo che Gratteri abbia portato avanti la sua teoria anche dopo, ma che la stessa sia stata pure alimentata e confermata dai media che maggiormente lo ospitano e che volutamente vogliono far emergere solo una parte del racconto.

Il risultato referendario nei Comuni sciolti per mafia al Sud dal 1991

“Il problema, prima di trarre qualsiasi conclusione dal dato elettorale, è capire quanto il campione accuratamente selezionato da Formigli sia rappresentativo dell’insieme di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Dal 1991 a oggi, da quando cioè esiste questa legge, i consigli comunali sciolti per mafia sono stati 273 (una volta esclusi i provvedimenti annullati dalla giustizia amministrativa) secondo l’elenco di WikiMafia, che è a sua volta coerente con il dossier “Il male in Comune” di Avviso Pubblico basato sui dati del ministero dell’Interno. Se si incrocia l’elenco dei 273 comuni appena menzionati con i dati del voto al referendum pubblicati dal ministero dell’Interno sul portale Eligendo, il quadro è opposto a quello rappresentato dal micro-campione mandato in onda da Formigli e commentato da Gratteri continua il giornalista nella sua analisi.

“Il No ha vinto nel 72,9% dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, ossia in 199 su 273: tre su quattro. Mentre il Sì ha vinto nel 27,1% dei comuni in questione, ovvero nei restanti 74 comuni. Sul totale dei votanti residenti in questi comuni sciolti per infiltrazioni mafiose nel passato più o meno recente, il No ha raccolto il 60,25% dei voti (6,5 punti percentuali sopra il dato nazionale con cui il No ha vinto, il 53,75%) e il Sì il 39,75%: 1.058.859 cittadini contrari alla riforma e 698.705 favorevoli”.

“Piazzapulita ha pescato il suo micro campione dalla provincia di Reggio Calabria, l’unica del Mezzogiorno dove il Sì ha prevalso, e dalla provincia di Caserta, dove invece ha vinto il No. Dei soli 5 comuni casertani su 24 dove ha vinto il Sì, tre sono finiti in televisione nell’elenco di Formigli e Gratteri, mentre degli altri 19 – tra cui il capoluogo, Caserta, dove il No ha preso il 61,85% – nessuna tracciasi legge ancora. E qui Capone vuole far intendere proprio questo: l’analisi di La7 ha tenuto conto solo di una parte della narrazione.

“Se il voto mafioso avesse determinato l’esito del referendum nei comuni a maggiore intensità mafiosa, bisognerebbe allora spiegare cos’è successo a Corleone, il paese di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella: qui il No ha vinto con il 52%. A Castelvetrano, paese natale di Matteo Messina Denaro, il No si è imposto con il 57,2%. A Ottaviano, la capitale della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, il No ha prevalso con il 58,5%. A Marano di Napoli, unico comune sciolto per ben quattro volte, il No ha trionfato con il 71%. A Caivano, due volte commissariato per camorra, ha vinto il No con il 70,1%. Torre Annunziata? Il No ha trionfato con il 74,2%. E a Castellammare di Stabia con il 70,1%. A Foggia, il più grande capoluogo di provincia sciolto per mafia, il No ha raggiunto il 60,2%. Più in generale in Sicilia il No ha vinto in 65 comuni sciolti su 76, in Campania in 69 su 76, in Puglia in 22 su 25, mentre in Calabria il Sì ha vinto in 47 su 84″.

“’L’hanno accusata perché lei disse che i mafiosi avrebbero votato Sì’ ha detto Formigli a Gratteri la settimana scorsa, il quale ha risposto: ‘Anche dopo il risultato referendario hanno detto che Gratteri ha sbagliato, perché in Calabria ha vinto il No. Questo succede quando non si studia’. Ecco, se si studiasse, si comprenderebbe che non si può dimostrare una teoria selezionando arbitrariamente un campione con i soli dati che fanno comodo. Sono le basi della statistica ma anche del lavoro di chi fa inchieste, giornalistiche e giudiziarie”.

“Ovviamente il fatto che il No sia stato largamente maggioritario nei comuni sciolti per mafia non dimostra affatto che i mafiosi abbiano votato come Gratteri: è una semplice correlazione. Un indizio, si direbbe in termini giudiziari. Ma con le semplici correlazioni non si fanno dimostrazioni scientifiche e con un solo indizio non si emettono sentenze, né in tv né nei tribunali. Bisogna studiare, come dice il procuratore di Napoli, possibilmente senza pregiudizio” conclude Capone.