Socialdemocrazia SD – in una nota – esprime “la propria ferma e motivata opposizione alla proposta, attribuita all’Associazione Nazionale Magistrati, di ridurre ulteriormente la rete degli uffici giudiziari attraverso la soppressione dei tribunali sotto determinate soglie di organico. Una simile impostazione, se tradotta in scelte concrete, colpirebbe in modo particolarmente pesante la Sicilia, dove numerosi presìdi giudiziari rischierebbero di essere svuotati o accorpati, con effetti devastanti sull’accesso alla giustizia. Il precedente del 2012 è ancora sotto gli occhi di tutti. La chiusura di sedi e sezioni distaccate – tra cui quelle di Nicosia, Mistretta e Modica, oltre a numerosi uffici del giudice di pace – ha prodotto negli anni un aggravio insostenibile per tribunali già in difficoltà, come Enna, Messina, Ragusa e Siracusa, con aumento dei carichi, rallentamento dei procedimenti e difficoltà concrete per cittadini e operatori del diritto”.
“Oggi si rischia di ripetere lo stesso errore, aggravandolo. In Sicilia la geografia non è un dettaglio amministrativo, ma un fattore decisivo. Parlare di chiusure sulla base di soglie numeriche significa ignorare la realtà dei territori, delle distanze, delle infrastrutture carenti e delle condizioni di accesso alla giustizia”, evidenzia la nota.
La denuncia
Socialdemocrazia SD denuncia “con forza l’impostazione che sottende la proposta ANM, ritenuta “profondamente sbagliata e pericolosa”.
È inaccettabile che proprio mentre si denunciano carenze di organico e insufficienza di personale, si suggerisca come soluzione la riduzione dei presìdi. Non si risolve una crisi togliendo giustizia ai territori: la si aggrava”. Per queste ragioni, Socialdemocrazia SD chiede “il rigetto di qualsiasi ipotesi di riduzione dei tribunali periferici, in Sicilia e nel resto del Paese; la riapertura delle sedi soppresse che hanno lasciato territori privi di adeguata tutela giudiziaria; un piano straordinario di assunzioni per magistrati e personale amministrativo; il potenziamento reale del processo telematico e delle infrastrutture degli uffici giudiziari. In Sicilia, come in tutta Italia, ogni arretramento della giustizia è un arretramento dello Stato. Non si rimedia agli errori del passato replicandoli: si correggono restituendo presìdi, personale e dignità alla funzione giurisdizionale. Chiudere tribunali non è riformare la giustizia. È rinunciare a garantirla”.


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