Giusi Princi e la prof.ssa Labate: una riflessione sulle sfide del sistema scolastico fra didattica, scuola-lavoro e fondi

L'articolo di Giusi Princi sull'Huffington Post che riguarda le sfide del sistema scolastico moderno: una riflessione che riporta la testimonianza della prof.ssa Mariangela Labate

Giusi Princi veste i panni della giornalista per una riflessione, pubblicata sull’Huffington Post, riguardante le sfide del sistema scolastico moderno. L’eurodeputato reggino sottolinea l’importanza dei sistemi educativi e del ruolo che avranno nel determinare il futuro, non solo lavorativo, ma anche umano, degli individui. Convinzione che, afferma l’ex preside del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Reggio Calabria, “orienta il mio impegno quotidiano da europarlamentare, perché l’Europa deve rendere istruzione e competenze elementi centrali del cambiamento sociale del continente“.

Princi ha, successivamente, riportato la testimonianza della professoressa Mariangela Labate (che riportiamo successivamente in maniera integrale), conscia del fatto che per cambiare il sistema educativo serva sentire la voce di chi la scuola la vive dall’interno e la ama davvero.

La riflessione della prof.ssa Labate

Nel dibattito pubblico sulla scuola italiana – afferma la professoressa Labate – si parla spesso di innovazione didattica e competenze per il futuro, ma osservando la quotidianità dall’interno, emergono alcune criticità strutturali che incidono profondamente sia sul lavoro dei docenti sia sull’esperienza degli studenti.

Innanzitutto, si rileva nelle aule scolastiche un modello didattico ancora fortemente centrato sulla trasmissione e verifica delle conoscenze. Nella pratica, le prove di valutazione assumono spesso la forma di interrogazioni molto dettagliate, assimilabili a veri e propri esami, in cui si richiede agli studenti di dimostrare una preparazione ampia e puntuale sui contenuti disciplinari. Questo approccio induce a organizzare lo studio in modo frammentato, concentrandosi su una materia alla volta, come in una sequenza continua di prove selettive. Ne deriva un carico di lavoro percepito come opprimente e non distribuito nel tempo, accompagnato da livelli crescenti di ansia e da una costante attenzione alla prestazione. In questo quadro, la valutazione tende a mantenere una funzione prevalentemente sommativa, mentre fatica ad assumere un ruolo realmente formativo, capace cioè di accompagnare e orientare il processo di apprendimento. T

uttavia, questo assetto non è indipendente dal sistema complessivo: l’impostazione dell’Esame di Maturità, ancor più a seguito delle ultime modifiche apportate al colloquio finale, è focalizzata sulle conoscenze disciplinari e finisce inevitabilmente per condizionare l’intera progettazione didattica. In assenza di un cambiamento coerente a livello di sistema, la scuola si trova a preparare gli studenti secondo modalità allineate alla prova finale, rendendo difficile una transizione piena verso una didattica per competenze.

Un secondo ambito critico – prosegue la Prof.ssa Labate – riguarda la formazione scuola-lavoro che in linea teorica rappresenta uno strumento fondamentale di orientamento e sviluppo delle competenze trasversali. Nella pratica, però, essa comporta una sottrazione significativa di tempo alla didattica curriculare e non sempre risulta pienamente calibrata sui bisogni degli studenti. Spesso, infatti, le attività vengono progettate principalmente per rispondere a obblighi normativi e requisiti di ammissione all’esame, più che come percorsi realmente integrati nel curriculum e orientati alla crescita personale e professionale degli studenti.

Infine, il tema dei finanziamenti evidenzia un ulteriore squilibrio tra le risorse disponibili e il loro impatto reale sulla vita scolastica. Negli ultimi anni si è investito in modo significativo in ambito digitale, un ambito certamente importante e ormai consolidato. Tuttavia, restano meno sviluppate altre aree altrettanto strategiche, in particolare quelle legate all’ampliamento delle opportunità esperienziali per gli studenti. In molte realtà, soprattutto periferiche, vi sono ragazzi che non hanno mai avuto occasione di vivere esperienze al di fuori del proprio territorio e per i quali anche i viaggi di istruzione rappresentano un costo non sempre sostenibile.

In questo senso, sarebbe auspicabile orientare parte delle risorse non solo verso infrastrutture e tecnologie, ma anche verso il sostegno concreto alla partecipazione degli studenti a esperienze formative fuori dal contesto abituale, inclusi periodi di studio o di formazione all’estero integrati nei percorsi scuola-lavoro. Affinché ciò sia realmente possibile, tuttavia, non basta il finanziamento: è necessario prevedere anche un alleggerimento delle procedure amministrative e un supporto organizzativo che consenta alle scuole di progettare e realizzare attività complesse senza che queste si trasformino in un ulteriore carico burocratico.

L’esperienza quotidiana dimostra che le difficoltà della scuola italiana non riguardano singoli aspetti isolati, ma il rapporto tra didattica, valutazione, orientamento e gestione delle risorse. Ripensare questo equilibrio – conclude la professoressa Labate – significa rendere più sostenibile il lavoro dei docenti e più efficace l’esperienza degli studenti, restituendo alla scuola la sua funzione centrale: accompagnare la crescita delle persone, non solo misurarne le prestazioni”.