Gattuso pronto all’addio, i nomi per il nuovo CT dell’Italia: grandi ritorni e la suggestione mister P.

Un nuovo fallimento, una nuova riflessione, tutti in discussione. Ed è già la terza volta consecutiva. Superato il “non c’è due senza tre“, con l’ennesima qualificazione Mondiale sfumata, sarà forse la volta buona per una vera e concreta rivoluzione che riporti la Nazionale sui livelli che merita e che ci spettano. Gravina è sulla graticola, nonostante una stoica difesa delle sue posizioni. Il ministro Abodi ne ha chiesto le dimissioni insieme a diversi altri esponenti della politica (bipartisan).

Questione di ore, giorni al massimo, e il presidente federale potrebbe fare chiarezza sul proprio futuro. In caso di addio, si fanno già i nomi di Abete e Malagò. Suggestive e romantiche, seppur meno quotate, le piste che portano a grandi campioni del passato quali Paolo Maldini (per il quale ha speso parole al miele il ministro Abodi) e Roberto Baggio, molto apprezzati dai tifosi come simboli di italianità, valori e competenza.

Chi sarà il nuovo CT della nazionale? Tutti i nomi per il dopo Gattuso

Purtroppo, a pagare sarà anche Gennaro Gattuso. Sky Sport ne dà per certo l’addio in caso di cambio ai vertici della federazione. Del resto, nuovo presidente, nuove idee, nuovi uomini. Non una bocciatura per l’allenatore calabrese che si è trovato, probabilmente, nel posto giusto al momento sbagliato: ha fatto il massimo, forse avrebbe potuto osare di più contro la Bosnia, lascerà con qualche rimpianto.

Testa a testa Mancini-Conte

Il toto-nomi è già partito. Secondo La Gazzetta dello Sport, i candidati principali sarebbero due ex CT: Roberto Mancini e Antonio Conte. Il primo allena in Qatar (guerra permettendo), può liberarsi quando vuole e aveva manifestato, prima dell’arrivo di Gattuso, la volontà di riappacificarsi con l’ambiente azzurro dopo l’addio burrascoso degli anni scorsi. Eliminato il problema Gravina, si potrebbe mettere una pietra sopra al passato e ripartire da zero: è da capire se si ripartirà dal Mancini che ha vinto l’Europeo, o da quello fiacco post Europeo che ha mancato la qualificazione al secondo Mondiale.

Antonio Conte è sotto contratto con il Napoli. De Laurentiis vorrebbe tenerlo a tutti i costi, l’allenatore salentino è un po’ allergico a restare nelle stesse piazze a lungo (Juventus a parte), soprattutto se non ha la garanzia di vincere e ri-vincere. Un problema che potrebbe manifestarsi anche sulla panchina azzurra che, in ogni caso, rappresenterebbe una sfida lasciata un po’ a metà in passato, con un gruppo meno talentuoso di quello attuale e quando la carriera di Conte sembra destinata a prospettive di top club stranieri.

Il Milan non molla Allegri

Anche Massimiliano Allegri è sotto contratto, siede sulla panchina del Milan da meno di un anno, sta facendo bene, ha risollevato i rossoneri dopo un’annata tragica ed è ben voluto da dirigenza, tifosi e calciatori. La sensazione è che Allegri potrebbe finire, prima o poi, sulla panchina dell’Italia: ma questa, molto probabilmente, non è la finestra temporale giusta.

L’outsider Simone Inzaghi

Attenzione al nome di Simone Inzaghi. L’allenatore che ha portato due volte l’Inter in finale di Champions League negli ultimi anni, ha lasciato l’Italia e la Serie A bruscamente, ritenendo chiuso il suo ciclo con i nerazzurri, evitando comprensibilmente di accasarsi in una rivale, ma scegliendo anche i soldi della Saudi Pro League rispetto a prospettive, sicuramente più blasonate, di grandi club europei. Chissà che, dopo un anno nel dorato terzo mondo calcistico, Inzaghi possa rientrare direttamente alla guida della Nazionale nella quale ritroverebbe una buona parte del blocco Inter che ha contribuito ad elevare in Italia e in Europa.

La suggestione Pep Guardiola

Un po’ fuori dai radar Pioli, Thiago Motta e De Rossi che rappresenterebbero soluzioni di ripiego, più che veri e propri uomini al centro di un progetto concreto. E poi c’è la grande suggestione: Pep Guardiola. A lanciarla è stata la Gazzetta dello Sport. Il tecnico del City ha più volte dichiarato di voler allenare in Italia entro la fine della sua carriera. Chissà che possa sedersi direttamente sulla panchina della Nazionale.

L’ostacolo economico sarebbe parzialmente arginato dagli sponsor, più difficile scendere a patti sui dogmi tattici e sulla volontà di esprimere un calcio che Guardiola ha composto con mattoncini milionari pagati dai talenti generazionali della Spagna e, successivamente, attraverso sessioni di mercato senza limiti di soldi e nazionalità tra Bayern Monaco e Manchester City. Chissà che dopo Herrera, per 4 partite sulla panchina azzurra insieme a Valcareggi negli anni ’60, possa esserci un nuovo CT straniero. Del resto, l’Italia è alla ricerca della propria identità, qualsiasi essa sia.