Siamo abbastanza convinti – ma non siamo noi a dirlo bensì i sondaggi, la percezione popolare e i numeri nelle piazze – che Francesco Cannizzaro vincerà le prossime elezioni amministrative a Reggio Calabria. E non lo farà solo per ciò che ha seminato in questi anni, che presumibilmente raccoglierà adesso, ma anche e soprattutto perché la città ha voglia di lasciarsi alle spalle Giuseppe Falcomatà e tutto ciò che è a lui legato. Una discontinuità, netta. E oggi, pur elogiando i modi gentili, la storia e la purezza umana del buon Mimmetto Battaglia, non ci sembra che nella sua coalizione ci sia voglia di discontinuità, anzi. A ben vedere alcune liste di “creazione” dell’ex Sindaco, alcune a immagine e somiglianza di suoi “seguaci”, si spiega molto. Eppure, se anche il CentroSinistra volesse avere qualche parvenza di speranza, non solo dovrebbe prendere le distanze da Falcomatà, ma non dovrebbe proprio farlo parlare.
E invece, all’interno di una campagna elettorale che abbiamo definito nobile, perché composta da personaggi moderati, non intrisi di veleno e antipatie, ma bensì di gesti spontanei e genuini (eh sì, anche la ‘panza’ di fuori è genuina), c’è sempre il suo contributo, spunta sempre lui, come quel tackle inutile da espulsione diretta che il difensore fa nella zona d’attacco, dove non c’è pericolo. Giuseppe Falcomatà è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale. E, come al solito, in modo aggressivo. Un intervento di cui un po’ tutti, forse anche tanti elettori di Sinistra, avrebbero fatto a meno.
Un intervento che ha il coraggio – perché si tratta di avere coraggio – di mettere a confronto i suoi dodici anni di amministrazione con il passato. Ancora… Ancora, dopo dodici anni, si parla di precedenti amministrazioni. L’alibi di Falcomatà per eccellenza. Dovrebbe essere un lontano ricordo, però, per lui. CentroDestra non significa per forza “precedenti amministrazioni”. C’è un passato, c’è un presente e c’è un futuro. E va bene che in campagna elettorale vale tutto, però – a leggere il post qui di seguito – ci viene da pensare… “anche meno”.
Prima di riportare integralmente il pensiero di Falcomatà, ci sono alcune riflessioni che vogliamo esplicitare. L’alibi delle “casse vuote” per nascondere una città in ginocchio, sporca, puzzolente, con strade dissestate, senza acqua, senza progetti, senza futuro, senza visione, senza idee, non basta, non può bastare. Non più. E’ stato utile per vincere nel 2014, ma già nel 2020 si era esaurito. La gente vuole mettersi il passato alle spalle e, possibilmente, anche il presente. Non vuole sapere “cosa è stato”, ma “cosa sarà”. Eppure, dalla coalizione del CentroSinistra, finora si è solo saputo dire: “eh, ma loro hanno fatto questo, quindi noi ora…”. “Eh, ma noi abbiamo fatto questo perché loro all’epoca avevano fatto quello…”.
La realtà non è quella descritta qui di seguito da Falcomatà, o quantomeno non totalmente. Falcomatà parla di “foto ai luoghi belli della nostra città”, peccato solo che a Pasquetta, l’ultima, qualche mese fa, la spiaggia del Lungomare fosse sporca, sporchissima. Falcomatà parla di saluti romani, ma vorremmo capire dove, come e cosa c’entra con il candidato del CentroDestra, di natura centrista come il suo partito. Falcomatà mette a confronto Lele Mora con Reggio capitale della cultura, dimenticando la figuraccia di quel giorno e il suo “farfugliare” di fronte alle domande degli esperti sui finanziamenti. Falcomatà parla di difesa del Sud, ma dimentica il vergognoso ricorso al Tar contro il Ponte sullo Stretto (a spese dei reggini) e l’incapacità di chiedere una, che fosse una, opera compensativa.
Poi dovrebbe anche spiegarci perché non si è battuto quando l’Aeroporto stava per chiudere, perché non ha mai ringraziato Occhiuto e Cannizzaro, perché non ha sfruttato il loro “regalo” per migliorare (sigh!) l’offerta turistica in città. A tal proposito, dovrebbe anche spiegarci perché ha messo i bastoni fra le ruote a un valido imprenditore come Vittorio Caminiti, colui che ha messo in piedi un vero e proprio gioiello in città, il Museo del Bergamotto. E infine dimentica anche, ma non lo scrive, perché non gli conviene, di spiegare, spiegarci, motivarci, come abbia fatto a perdere tantissimi finanziamenti che poi sono puntualmente tornati indietro, veri e propri sprechi di risorse che avrebbero potuto dare alla città tantissime opportunità.
Il post integrale di Falcomatà
Di seguito il post integrale, non aggiungiamo altro:
“Come in ogni cosa nella vita, anche in politica c’è un “noi” e c’è un “loro”.
E queste differenze è importante rimarcarle soprattutto all’inizio di una campagna elettorale. E’ importante rimarcarle, sempre, a Reggio Calabria.
C’è un noi e c’è un loro.
Loro sono quelli che hanno lasciato 800 milioni di euro di debiti, noi siamo quelli che hanno risanato il bilancio comunale.
Loro sono quelli che hanno causato il buco di bilancio, noi siamo quelli che hanno evitato il dissesto e grazie al “Decreto Agosto” hanno pagato tutti i crediti alle imprese, alle ditte, ai professionisti e alle cooperative della nostra città.
Loro sono quelli del fallimento delle vecchie società miste, noi siamo quelli che le hanno salvate, trasformate in società pubbliche e risanate.
Loro sono quelli del precariato e dei licenziamenti dei lavoratori, noi siamo quelli delle stabilizzazioni e dell’azzeramento del precariato al comune.
Loro sono quelli del merito a parole, noi siamo quelli delle assunzioni attraverso concorsi pubblici per circa 250 persone.
Loro sono quelli della città in cui va avanti chi conosce qualcuno, noi quelli della città in cui va avanti chi conosce qualcosa.
Loro sono quelli che hanno fatto fallire Atam, noi siamo quelli che l’hanno salvata, ampliata, valorizzata, realizzando una delle flotte bus più moderne in Italia.
Loro sono quelli di zero asili nido, noi siamo quelli che hanno aperto 8 nuovi asili nido per 355 bambini, creando anche nuove opportunità lavorative.
Loro sono quelli delle proteste degli operatori sociali perchè hanno azzerato i servizi alla persona, noi siamo quelli che investono ogni anno ben 18 milioni per mense scolastiche, scuolabus, assistenza domiciliare, centri diurni, centro “Dopo di noi”.
Loro sono quelli dei lampadari di Palazzo San Giorgio pignorati dalle ditte che non ricevevano i pagamenti, noi siamo quelli che hanno investito 1,5 miliardi di euro in opere pubbliche.
Loro sono quelli che utilizzavano i fondi comunitari per pagare (in ritardo) gli stipendi dei dipendenti comunali, noi siamo quelli che hanno speso e rendicontato il 94% dei fondi comunitari.
Loro sono quelli del buio, noi siamo quelli che hanno sostituito 33 mila punti luce a led in tutta la città.
Loro sono quelli che oggi fanno video e foto con sullo sfondo i luoghi belli della nostra città, noi siamo quelli che in questi anni quei luoghi li hanno riqualificati o realizzati.
Loro sono quelli del saluto romano e delle piazze ai fascisti, noi siamo quelli che celebrano il 25 aprile con i murales in onore dei nostri partigiani.
Loro sono quelli per cui il concetto di donna è Valeria Marini che passeggia sul Corso Garibaldi a spese dei reggini, noi siamo quelli che hanno aperto centri antiviolenza e case rifugio per donne vittime di violenza.
Loro sono quelli di Lele Mora, noi siamo quelli di Reggio finalista come capitale della cultura.
Loro sono quelli sciolti per mafia, noi siamo quelli che i beni confiscati alla mafia li hanno destinati ad associazioni, centri giovanili e case per i più poveri.
Loro sono quelli che votano contro il Sud e per l’autonomia differenziata, noi siamo quelli che il Sud lo difendono e che tra gli interessi di partito e quelli della nostra terra scegliamo sempre e comunque Reggio Calabria.
Noi Reggio l’abbiamo scelta ieri, quando amministrarla significava fare i conti con tutti i “loro” disastri. L’abbiamo amata, difesa, servita, con fatica e passione, tra notti insonni, sudore e lacrime. Insieme abbiamo scalato montagne e attraversato deserti, tutti insieme. Ed anche nei momenti più bui, non abbiamo mai perso la speranza e ci siamo stretti consapevoli che la strada era quella giusta e che quel silenzioso seminare avrebbe prodotto i suoi frutti. Oggi è cambiato tutto. Sceglierla “adesso” è facile, è troppo facile, anzi come diciamo noi reggini per rendere meglio l’dea “manch’i fissa”.
Buona campagna elettorale Reggio.
Indietro non si torna, anzi indietro non si sogna”.
