La candidatura di un reggino a Messina, l’avvocato Domenico D’Agostino, già assessore a Villa San Giovanni, riporta al centro del dibattito un tema antico e mai risolto: l’unità dello Stretto. Non è una novità, e non è nemmeno un fatto isolato. È il segno che, sotto la superficie della politica locale, continua a muoversi un’idea più grande delle singole competizioni elettorali. Perché la verità è semplice: Reggio Calabria e Messina sono già una realtà unica, ma solo nella vita quotidiana delle persone. Non nelle istituzioni. Chi attraversa lo Stretto ogni giorno lo sa. Studenti, lavoratori, professionisti: una mobilità continua che rende quel tratto di mare più un collegamento che una separazione. Eppure, a livello amministrativo, tutto resta diviso. Due città metropolitane, due regioni, due sistemi che non dialogano quanto dovrebbero“. E’ quanto afferma Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.
Le candidature “dall’altra sponda” assumono un significato particolare
“In questo contesto, le candidature “dall’altra sponda” assumono un significato particolare. Non sono forzature. Sono, piuttosto, tentativi di dare rappresentanza politica a una realtà già esistente. Non è la prima volta che accade. C’è stato un tempo in cui questa visione ha trovato spazio anche nell’azione amministrativa. Esperienze come quella di Tonino Perna, reggino chiamato a svolgere il ruolo di assessore a Messina, o quella del sottoscritto, che è stato dapprima assessore e poi candidato al consiglio comunale messinese, non furono episodi casuali. Furono, invece, il frutto di una precisa impostazione politica. Una impostazione che va riconosciuta a Renato Accorinti: un sindaco capace di guardare oltre i confini amministrativi, immaginando lo Stretto come uno spazio unitario, più che come una linea di divisione”, rimarca Cuzzola.
“Quella stagione, forse, è stata sottovalutata. Perché non ha prodotto riforme strutturali. Ma ha lasciato un segno: ha dimostrato che una politica dello Stretto è possibile. Oggi, però, il rischio è sempre lo stesso: fermarsi alla suggestione. Dire “un’unica area metropolitana” è facile. Realizzarla è tutt’altra cosa. Significa mettere mano a confini regionali, norme nazionali, assetti finanziari. Significa, in sostanza, affrontare un problema di governance che non può essere risolto a livello locale. E allora bisogna essere chiari. Lo Stretto non si unisce con gli slogan. Si unisce con le scelte”, sottolinea Cuzzola.
“Trasporti, sanità, università e la strategia economica”
“Servizi integrati, innanzitutto. Trasporti, sanità, università: ambiti nei quali una programmazione comune sarebbe già un salto di qualità enorme. Poi la strategia economica: turismo, porti, logistica. Oggi frammentati, domani potrebbero diventare sistema. Infine, una vera cabina di regia. Non tavoli occasionali, ma un luogo stabile di decisione tra le due sponde. Il richiamo ai fasti di Zancle è affascinante, ma non basta evocarlo. Allora lo Stretto era centro. Oggi rischia di restare periferia, se non trova la forza di pensarsi come sistema. Le candidature come quella di Domenico D’Agostino hanno comunque un merito: rimettono il tema sul tavolo. Costringono a parlarne. Rompono un’abitudine alla separazione che non ha più senso. Ma il passo decisivo deve ancora arrivare. Perché lo Stretto, in realtà, esiste già. È la politica che continua a non riconoscerlo”, conclude Cuzzola.


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