La giornata del 9 aprile 2026 resterà scolpita negli annali della storia repubblicana come il momento della liberazione per la regione Calabria. Con una delibera storica del Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni, è stata ufficialmente sancita la fine del commissariamento della sanità calabrese, un regime di gestione straordinaria che durava ininterrottamente dal lontano 2010. Questo traguardo, inseguito per quasi quattro lustri, non rappresenta soltanto un successo amministrativo, ma è anche e soprattutto la restituzione della dignità costituzionale a un intero popolo, ai due milioni di calabresi. Il merito di questa svolta epocale va ascritto alla determinazione e alla competenza del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che attraverso una politica fondata sul lavoro, sulle capacità e sulla trasparenza contabile, è riuscito a scrostare il fango dell’incompetenza che per anni aveva ricoperto le istituzioni calabresi, trasformando un malato terminale in un modello di gestione virtuosa.
Le radici del collasso e l’illusione spezzata di Giuseppe Scopelliti
Il lungo inverno del commissariamento della sanità calabrese ebbe inizio nel 2010, quando il deficit strutturale e l’incapacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) costrinsero il Governo Berlusconi a intervenire dopo decenni di cattiva gestione pubblica regionale. La firma dell’accordo risale addirittura al dicembre 2009, con Agazio Loiero: all’epoca la Regione Calabria, a causa di un buco di bilancio stimato tra i 700 e gli 800 milioni di euro e LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ampiamente sotto la soglia di sufficienza, sottoscriveva l’accordo per il Piano di Rientro. In questo momento, il disavanzo annuo è di circa 260 milioni di euro. Il debito pregresso è una “nebulosa” che si ipotizza superi i 2 miliardi, ma non esistono bilanci consolidati affidabili
La prima fase del commissariamento venne gestita dalla figura di Giuseppe Scopelliti, che intanto veniva eletto governatore a maggio 2010: il primo e unico presidente reggino della storia calabrese cercò di coniugare il ruolo di Governatore con quello di Commissario, tentando una manovra di rientro estremamente aggressiva. Tra il 2010 e il 2014, Scopelliti riuscì effettivamente a ridurre il disavanzo annuale, portandolo da cifre iperboliche a una gestione prossima al pareggio tecnico. In pochi anni, Scopelliti infatti attuò le direttive nazionali che prevedevano la chiusura/riconversione di 18 piccoli ospedali riducendo il disavanzo annuo a circa 30-40 milioni. Tuttavia, proprio quando il traguardo della fine della gestione straordinaria sembrava a un passo, il percorso si interrompe bruscamente a causa della condanna giudiziaria nel processo di Reggio Calabria legato alla precedente gestione del Comune: Scopelliti decide di rassegnare le dimissioni da governatore e anche il processo di risanamento della sanità calabrese si interrompe. Siamo nel 2014 e si avvia un nuovo iter deciso dai governi nazionali (tutti di centrosinistra): basta commissari governatori, inizia la strada dei commissari tecnici esterni, privi di radicamento territoriale, tantomeno di legittimazione democratica e, spesso, di una visione strategica d’insieme.
Tra 2014 e 2015, dopo le dimissioni di Scopelliti, il commissario è il Generale della Guardia di Finanza Luciano Pezzi, che gestisce la transizione tecnica. Poi il Governo Renzi decide di separare le figure: il Presidente della Regione (che intanto era diventato Mario Oliverio con le elezioni del 2015) non può più essere commissario. Inizia un periodo di forte conflittualità istituzionale. Il nuovo commissario della sanità calabrese è Massimo Scura, ingegnere clinico che tenta una riorganizzazione basata sui numeri, ma si scontra frontalmente con la politica locale. Scura dichiara di aver portato il disavanzo vicino allo zero, ma il “Tavolo Adduce” (il monitoraggio MEF/Salute) contesta i dati, rilevando un nuovo drammatico peggioramento nel 2018 (circa 160 milioni di deficit). Questo significa che, rispetto ai risultati di Scopelliti, i commissari esterni fanno precipitare nuovamente la situazione.
L’era del declino e l’improvvisazione della stagione Conte-Speranza
Il periodo più buio della sanità calabrese coincide paradossalmente con la fase in cui lo Stato avrebbe dovuto mostrare il suo volto migliore. Nella fase cioè in cui era stata Roma ad assumere direttamente il potere. Infatti durante i governi guidati da Giuseppe Conte, sotto la regia dei ministri della Salute Giulia Grillo (M5S) e Roberto Speranza (Pd), la Calabria è diventata il palcoscenico di una tragicommedia burocratica alimentata da nomine di natura grillina e da un’approssimazione amministrativa senza precedenti. Si ricorda con amara ironia la stagione dei generali e dei tecnici che, privi di strumenti e di conoscenza del territorio, inanellarono una serie di gaffes mediatiche e fallimenti gestionali. Dal caso del Generale Cotticelli, incapace persino di riconoscere le proprie competenze sul piano Covid, alle fugaci apparizioni di figure inadeguate, la Calabria fu trattata come una colonia da amministrare con piglio punitivo. In quegli anni, il disavanzo di bilancio della sanità tornò a gonfiarsi e il debito pregresso rimase una nebulosa inestricabile, mentre i cittadini assistevano impotenti al degrado degli ospedali e alla fuga del personale medico.
Il tonfo assoluto nasce dal “Decreto Calabria” del 2019 con cui il Governo Conte avoca a sé poteri straordinari, esautorando quasi completamente i dipartimenti regionali. Dal 2018 al 2020 il commissario è il Generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli: il suo mandato finisce dopo una disastrosa intervista televisiva in cui ammette di non sapere di dover redigere il piano operativo Covid. Da quel momento, in piena pandemia, in soli 20 giorni si alternano Giuseppe Zuccatelli (dimesso per video polemici) ed Eugenio Gaudio (che rinuncia dopo un giorno per motivi familiari). Arriva così Guido Longo, ex Prefetto e poliziotto d’alto profilo, scelto per uscire da uno degli scandali più imbarazzanti della gestione sanitaria e politica del governo Conte.
La rivoluzione del merito: il metodo Occhiuto e la ricognizione del debito
La svolta avviene nel novembre 2021, quando Roberto Occhiuto assume la guida della Regione e ottiene dal Governo centrale guidato da Mario Draghi la delega di Commissario ad acta. Per la prima volta 8 anni dopo Scopelliti, il governatore regionale torna commissario, grazie all’autorevolezza nazionale di Occhiuto che arriva in Calabria dopo una lunga e apprezzata esperienza parlamentare. E i risultati si vedono subito. A differenza dei suoi predecessori, Occhiuto impone una gestione basata sulla competenza tecnica e sulla concretezza. Il primo passo fondamentale è stata la cosiddetta circolarizzazione del debito: per dodici anni si era parlato di un buco miliardario senza che nessuno avesse mai realmente controllato le fatture. Attraverso una collaborazione senza precedenti con la Guardia di Finanza e l’utilizzo di algoritmi avanzati, la struttura commissariale di Occhiuto ha operato una vera e propria operazione verità, accertando che il debito sanitario calabrese era inferiore alle stime catastrofiche del passato, attestandosi intorno a 1,2 miliardi di euro interamente gestibili. Nel 2023, i dati ufficiali “cristallizzano” il debito pregresso smentendo le cifre spaventose (3-4 miliardi) circolate negli anni precedenti. Questa operazione di trasparenza ha restituito credibilità alla Regione di fronte ai mercati e ai tavoli ministeriali.
Soluzioni concrete e innovazione: da Azienda Zero ai medici cubani
Non si è trattato solo di far quadrare i conti, ma di riorganizzare i servizi. Roberto Occhiuto ha intuito che la frammentazione delle singole ASP era la causa primaria di inefficienza e corruzione. La creazione di Azienda Zero ha permesso di centralizzare gli acquisti, i concorsi e la logistica, sottraendo potere alle clientele locali e introducendo standard europei di gestione. Di fronte alla cronica carenza di camici bianchi, una piaga che affligge l’intero sistema nazionale, il Governatore ha avuto il coraggio di una scelta controcorrente e di respiro internazionale: l’accordo con il governo cubano per l’invio di specialisti. L’integrazione dei medici cubani negli ospedali calabresi non è stata solo una misura d’emergenza, ma un esempio di pragmatismo che ha garantito l’apertura di reparti che altrimenti sarebbero rimasti chiusi, salvando vite umane e migliorando sensibilmente i punteggi dei LEA.
Il sigillo del Governo Meloni e il ritorno alla normalità istituzionale
Il coronamento di questo percorso di eccellenza è giunto con la delibera del Governo Meloni che giovedì sera ha ufficialmente sancito l’uscita della Calabria dal piano di rientro e dal commissariamento. I dati oggi parlano chiaro: i bilanci delle aziende sanitarie sono finalmente certificati, il disavanzo è sotto controllo e, per la prima volta dopo 17 anni, la Calabria non è più l’ultima della classe nei monitoraggi ministeriali. La Corte dei Conti, a gennaio 2026 ha certificato un disavanzo di circa 118 milioni di euro, considerato “gestibile” e in trend di miglioramento all’interno di un normale Piano di Rientro (senza commissario). Il debito pregresso è in fase di liquidazione, e il punteggio dei LEA pur rimanendo una delle sfide principali, la visto la Calabria superare per la prima volta stabilmente la soglia di “allerta” in diverse griglie di valutazione ministeriale, permettendo la fine della gestione straordinaria.
È importante evidenziare come il commissariamento della sanità in Calabria è stato il più lungo della storia repubblicana italiana (17 anni), superando quello del Lazio e della Campania. La fine del commissariamento della sanità calabrese è il riconoscimento di un lavoro tecnico rigoroso. Roberto Occhiuto ha dimostrato che la politica del fare, se supportata da una visione manageriale e da un’alleanza solida con il governo nazionale, può scardinare anche i sistemi più incrostati. La Calabria torna oggi padrona del proprio destino sanitario, chiudendo una pagina di umiliazioni e aprendone una di speranza e dignità per tutti i suoi cittadini.
Cosa cambia adesso per i calabresi
Con il ritorno alla gestione ordinaria, per i cittadini calabresi si apre una stagione di diritti finalmente esigibili e di prospettive concrete che segnano il passaggio dall’emergenza alla programmazione. La fine del commissariamento della sanità non è un semplice atto burocratico, ma la chiave che permette lo sblocco delle assunzioni a tempo indeterminato, consentendo di colmare quei vuoti d’organico che per anni hanno causato file interminabili e reparti al collasso. Questa nuova libertà amministrativa si traduce immediatamente nella possibilità di pianificare investimenti strutturali su tecnologie diagnostiche di ultima generazione e sulla manutenzione dei presidi ospedalieri, senza dover sottostare ai rigidi e spesso ciechi veti contabili dei tavoli ministeriali. Un altro beneficio tangibile riguarda il portafoglio delle famiglie: l’uscita dal piano di rientro pone le basi per una progressiva riduzione delle tasse regionali, in particolare delle addizionali IRPEF e IRAP che per 17 anni sono state ai massimi livelli per ripianare il deficit. Soprattutto, la riconquista della piena autonomia amministrativa restituisce ai calabresi l’esercizio della responsabilità democratica: da oggi, chi governa la sanità ne risponde direttamente agli elettori, senza l’alibi di poteri esterni. È una buona notizia perché garantisce servizi sanitari di prossimità più efficienti, riduce la dolorosa necessità dei viaggi della speranza verso le regioni del Nord e riconosce finalmente alla Calabria il diritto di essere curata con la stessa qualità e dignità del resto d’Italia.


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