“Reggio, con l’aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione, risorgerà. Ve lo assicuro. Dio vi benedica!“. Vorremmo dire “apriti cielo“, ma rischieremmo di diventare blasfemi. E quindi ci limitiamo a dire che delle normalissime frasi pronunciate da Francesco Cannizzaro, politico di centrodestra, credente e dai forti valori cattolici, legato come tutti i reggini al culto della Madonna della Consolazione, pronunciate nell’impeto di un comizio elettorale, sono diventate occasione di strumentalizzazione politica durante la campagna elettorale. Fa parte del gioco. E come si dice in questo ambito: “Amen”.
Si potrebbe discutere del fatto che la strategia dei falcomatiani (sì, il candidato è Battaglia, ma dopo quanto successo ieri ci sembra evidente un tentativo di un Giuseppe 3.0) sia quella di gettare fango sull’avversario politico e attaccarsi alla panza e alla Madonna. Ma il livello lo conosciamo, lo abbiamo subito sulla nostra pelle negli ultimi 12 anni, noi che abitiamo Reggio Calabria, che la viviamo ogni giorno.
Il commento social di Fiorella Mannoia
Reggio Calabria è come una donna, bellissima, dalla grande cultura, poliedrica tra mare e montagna, tradizionale nella conservazione del suo passato, innovativa nella volontà di guardare al futuro nonostante venga limitata, percossa e umiliata da chi aveva promesso di camminarle a fianco, proteggerla e valorizzarla. Sono i tratti comuni di un rapporto tossico, della violenza di genere, di genere politico, in questo caso.
Una battaglia che personaggi come Fiorella Mannoia hanno scelto di combattere giornalmente con la loro musica e con il loro attivismo. Peccato poi, che anche davanti a certe tematiche, la propria posizione politica prenda il sopravvento, offuschi la mente, inquini il giudizio. Succede che Fiorella Mannoia, cantante dichiaratamente di sinistra, si inserisca nella campagna elettorale di Reggio Calabria. E lo faccia non si sa bene a che titolo, non essendo né calabrese, né reggina, né legata all’ambiente politico del Sud Italia, di Reggio Calabria, a una lista o quant’altro.
I social hanno dato voce a tutti, anche a chi della voce ne ha fatto un mestiere in ambito musicale, ma può sconfinare nella politica con un commento superficiale e svilente. Sotto un reel dell’accorato comizio di Cannizzaro, nel quale ha citato la Madonna invocando il cambiamento per Reggio Calabria, Fiorella Mannoia ha commentato “E chiù pilu pe’ tutti!“.
Da una donna con la cultura e l’eleganza di Fiorella Mannoia, un’intellettuale prestata alla musica, in prima linea per i diritti delle donne, degli LGBT, che canta con la spilla della Palestina al concerto “Una Nessuna Centomila” (mentre Hamas priva le donne palestinesi di ogni diritto, le stupra, poi le uccide), una battuta pecoreccia, da baretto, non ce l’aspettavamo.
Ma Fiorella Mannoia dov’era negli ultimi 12 anni?
Antonio Albanese ha saputo riassumere in maniera intelligente e ironica tutti i vizi della politica, con l’accento del Sud Italia, ma facilmente doppiabili con altre voci. Ma ridurre l’intervento di Cannizzaro a quello di Cetto La Qualunque, da parte di una persona ben lontana dalle dinamiche della politica reggina, equivale a svilire la campagna elettorale delle Comunali di Reggio Calabria, ironia spicciola che contribuisce alla narrazione stereotipata della città.
Ma soprattutto, sorge spontanea una domanda, visto l’evidente interesse della cantante romana per la politica alle nostre latitudini: mentre Reggio Calabria veniva stuprata da 12 anni di politica di sinistra, Fiorella Mannoia dov’era? Nessun like, commento, nessuna battuta ironica alle foto e ai reel di chi ha svilito Reggio Calabria.
Lo sa, Fiorella Mannoia, che il “qualunquemente”, in riva allo Stretto, lo ha usato un’amministrazione di sinistra per due consiliature consecutive, nelle quali è riuscita a portare la città in fondo a tutte le classifiche della qualità della vita; a far quasi chiudere l’aeroporto; a far votare i morti; a ridurre le strade a groviere con spazzatura ai bordi; a lasciare i cittadini senz’acqua nelle case dopo un certo orario; a cancellare il Museo del Mare; a non richiedere opere compensative mentre osteggiava il Ponte sullo Stretto; a relegare la Reggina a 10 anni di Serie D per un capriccio politico e un tornaconto personale. Probabilmente no.
Ecco Fiorella, preso atto di questo e di un commento che è puramente politico, parafrasiamo il titolo di una tua canzone: “Che sia benedetta“, la vita, la città, la Madonna o chiunque tu voglia. Basta che non sia di destra.


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