Ormai la sinistra italiana esulta più per quanto accade al di fuori dei confini italiani, che in Italia stessa. Lo avevamo visto con Mamdani a New York, e se si fossero limitati a quello, sarebbe stato pure coerente con la loro forma mentis. Ma esultare per la vittoria di un ex membro del partito di estrema destra, oggi passato alla destra più moderata, è alquanto incomprensibile. Peter Magyar, nuovo presidente dell’Ungheria, è un ex membro del partito di estrema destra “Fidesz” dello stesso Orban, poi staccatosi e passato al Partito Popolare Europeo con “Tisza”. Per intenderci, la frangia europeista di Forza Italia, o del partito di Merz in Germania.
A far sorridere ulteriormente è il fatto che in Ungheria siano stati assegnati i seguenti seggi in Parlamento:
- 138 Tisza (conservatori liberali);
- 54 Fidesz (destra sovranista);
- 7 Patria Nostra (estrema destra).
E no, non è un errore: la sinistra è rimasta fuori. Ma in Italia la sinistra esulta. Non si sa bene per cosa. Magyar ha già chiarito che su immigrazione, confini e omosessualità non ci sarà alcun cambiamento. Con la Russia, inoltre, ci sarà un dialogo, seppur meno ‘amichevole’. Magyar è più meloniano di quell’Orban (in realtà salviniano) che la sinistra stessa, forzatamente, cercava di accomunare al premier Meloni per tracciarne un profilo negativo. Sinistra che ora esalta Magyar, esaltando, di riflesso, la stessa Meloni.
Orban il dittatore che riconosce democrazia e sconfitta elettorale
Quantomeno, ci siamo liberati di un dittatore. Ecco, la sinistra esulta per questo motivo. Nella giornata di ieri, Elly Schlein, nel solito, imbarazzante, mappazzone politico, ha mischiato la sconfitta di Orban con “ha perso Trump, hanno perso Meloni e Salvini e i loro imbarazzanti video di supporto a Orban e alla sua autocrazia“.
Per chi non lo sapesse, l’autocrazia è un sistema di governo in cui il potere supremo è concentrato nelle mani di una sola persona o di un ristretto gruppo, non responsabile verso il popolo o rappresentanti. Caratterizzato da assolutismo e dispotismo, l’autocrate trae la propria autorità da sé stesso o da presunti diritti divini.
Riferimenti usati già nel 2022 da Conte che definì Orban “autocrate”, “illiberale e autarchico“.
Bonelli ha direttamente parlato dell’Ungheria di Orban come “regime illiberale” il 9 settembre 2024, mentre si parlava di riforma della magistratura. Ignazio Marino (AVS), nell’ottobre 2024 ha definito Orban: “un dittatore che ha istituito per legge l’ufficio della propaganda di Stato“.
AVS, nel comunicato successivo all’elezione di Magyar, ha parlato di sconfitta del “fascista Orban“.
I politici italiani sono in buona compagnia di molti colleghi esteri. Joe Biden, presidente USA nel 2024, dichiarò che Orban “cerca di instaurare una dittatura“. Hillary Clinton, nelle ultime ore, ha twittato parlando di liberazione degli ungheresi dal “regime autocrate“.
Jean-Claude Juncker, allora Presidente della Commissione europea, nel maggio 2015 si rivolse a Orban con “hello, dictator!“. John McCain, senatore USA, nel dicembre 2014 lo apostrofò come “dittatore neo-fascista“. Iratxe García Pérez, Presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo, nell’aprile 2020 dichiarò che “l’Ungheria sta per diventare la prima dittatura in Europa“.
Non mancano i giornali. Repubblica ha titolato “Orbán, la fine dell’autocrate braccato dagli scandali“. Il politologo Jan-Werner Müller sul “Guardian” ha definito l’Ungheria un “perverso regime autocratico“.
Prendiamo in prestito il termine “perverso” per affiancarlo alla tendenza della sinistra di cambiare i significati delle parole, vedi ‘genocidio’ anche senza intenzionalità dimostrata, oppure cambiare i generi delle professioni per generare inclusività, tipo “avvocatA” o “sindacaA” (chissà se hanno pensato a giornalistO).
Non è chiaro se anche la definizione di “dittatore” sia cambiata nel vocabolario dei compagni. Un dittatore che non ostacola elezioni democratiche, dà libertà di voto, viene sconfitto, accetta la sconfitta senza alcun abuso per restare al potere, anzi riconosce la volontà del popolo e si congratula con il proprio sfidante, noi non lo abbiamo mai visto.
Eravamo abituati ad altri tipi di regime, vedi Hitler o Stalin. Altri tipi di autoritarismi, autocrazie, di repressioni fasciste. Senza andare troppo indietro nella storia, i vari Putin o Xi, per citare due amici della sinistra, sui quali tutto tace quando si parla di libertà e diritti.
Qui le cose sono due: Orban è rimasto presidente dell’Ungheria, ha incarcerato (o peggio eliminato) Magyar e sta governando con il pugno di ferro spazzando via oppositori politici e ogni briciolo di democrazia, e nessuno se né accorto; oppure, Orban non è mai stato un dittatore, è stato semplicemente eletto dal popolo e legittimato a governare, senza voler entrare nel merito delle sue scelte, giuste o sbagliate, più o meno estreme che siano. Lo stesso popolo che ieri gli ha chiesto, democraticamente, di farsi da parte.
Accettare, democraticamente, il risultato delle elezioni è dittatura? Pensate a Putin, a Hitler, a Khamenei a Maduro che si fanno tranquillamente da parte accettando il risultato delle urne in tutta tranquillità, perchè il popolo ha deciso così. O la vera dittatura è quella del pensiero unico della sinistra, che inventa etichette, cambia il significato delle parole, stigmatizza chiunque non la pensi allo stesso modo, diffonde propaganda e fake news per delegittimare chi sta dalla parte politica opposta?
Che credibilità avranno, da adesso in poi, Schlein, AVS, Biden, Clinton e il resto della pletora di mistificatori della realtà che per anni ci hanno raccontato come Orban fosse un dittatore, fascista e oppressore, oggi che lo vedono timidamente farsi da parte, nel pieno rispetto del voto, della Costituzione e della più alta forma di democrazia?
La stessa narrativa distorta secondo la quale un anarco-liberale come Milei viene dipinto come un pericoloso fascista, lui che ha limitato l’influenza dello Stato liberalizzando l’economia. Fascista come Meloni, che avrebbe dovuto negare i diritti agli omosessuali, negare l’aborto e manipolare la magistratura e che, guarda caso, una volta perso il referendum non ha marciato su Roma. Ne ha preso atto, democraticamente, come Orban. Evidentemente, una nuova caratteristica dei dittatori del 2026.


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