L’ACR Messina è tornato a bussare alla porta di Angelo Costa. A confessarlo, in un’intervista a StrettoWeb, è lo stesso ex dirigente dei peloritani, che ha anche parlato a 360 gradi dell’attuale campionato di Serie D, avendovi partecipato con la Vibonese per alcuni mesi, prima delle dimissioni. Due stagioni in riva allo Stretto, per Costa, che ha poi salutato dopo l’avvento della proprietà Cissé-Alaimo. Alcuni mesi in Calabria, come detto, ma di recente il nuovo contatto del Messina.
“Sì, c’è stato un contatto che, a prescindere da tutto, fa sempre piacere, perché a Messina ho lasciato un pezzo di cuore. Una decina di giorni fa ci siamo incontrati con la proprietà, con Pagniello, abbiamo parlato di alcune cose, di come secondo me si poteva raggiungere la salvezza. Era tutto un problema mentale, me ne sarei fatto carico io, ma non abbiamo trovato la quadra sull’accordo. Chiedevo un biennale vincolato alla salvezza ma la cosa non è andata in porto, anche se c’è stata franchezza da ambo le parti. Hanno insistito perché gli dessi una mano, anche dopo l’incontro, ma io sono fermo nelle mie posizioni, ritengo che le cose debbano essere fatte bene. Sicuramente un po’ di confusione questa società l’ha fatta, ad esempio secondo me il punto doveva essere il ritorno di Romano”.
Feola rischiava di saltare?
“Di questo non so, io ho parlato dei miei punti di vista. Mi sono mantenuto un po’ abbottonato, poi c’è mister Feola che – bene o male – comunque attualmente sta lavorando. Di certo, ripeto, se fossi entrato avrei provato a riportare Romano. E ribadisco anche che il club abbia commesso degli errori. E’ stato un avventurarsi di situazioni, non so consigliati da chi”.
A Vibo cosa è successo?
“Ho visto che non c’era chiarezza e sono andato via, così come l’anno scorso a Messina, quando ho dato le dimissioni perché sapevo come sarebbe andata a finire. Oggi nel calcio mancata trasparenza significa imbrogli. La Vibonese era una squadra tecnica in un girone molto duro e fisico, e infatti all’inizio eravamo in alto. Quando poi abbiamo iniziato a vendere qualche pezzo, perché mi era stato chiesto di fare plusvalenze, la squadra ha mancato di qualche elemento esperto e abbiamo sofferto. Poi qualcuno si era illuso dovessimo vincere il campionato e i tifosi hanno iniziato a fare pressioni, che a me non sono piaciute. Così sono andato via”.
Chi riuscirà a salvarsi?
“Secondo me la Vibonese potrebbe salvarsi, mentre potrebbe inguaiarsi la Vigor, che ha tre partite complicate. Messina e Sancataldese si giocano il playout, non vedo altre avversarie”.
Ti aspettavi il cammino della Reggina?
“La Reggina l’ho incontrata in due fasi, non me la aspettavo così, mi aspettavo qualcosa in più. Se hanno cambiato l’allenatore c’era qualcosa che non andava, ovvio, ma la squadra sta pagando l’inizio di campionato. Nelle prime partite ha fatto pochissimi punti. Sarebbero bastati cinque-sei punti in più. E poi forse a dicembre potevano intervenire meglio. La grande delusa se non dovesse vincere, però, è un’altra”.
Ovvero?
“La Nissa, se non viene promossa è la grande delusa, perché è quella che ha investito di più.
Anche più della Reggina?
“Sì, assolutamente, per chi conosce il girone sì. E poi vedo il Savoia leggermente in vantaggio, se batte l’Igea Virtus ha un mezzo piede in Lega Pro. La Nissa deve andare a Sambiase, campo ostico. E poi ti dico: se ci fossero state altre 6-7 partite, c’era da attenzionare la Gelbison, che ha fatto un grande girone di ritorno”.


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