Lo abbiamo già scritto ieri, commentando l’aumento dei prezzi dei traghetti nell’isola tedesca di Sylt: il mondo non gira intorno a Reggio Calabria. Gli aumenti di queste settimane, e non solo nei trasporti, ma in qualsiasi settore, non riguardano la singola città, la singola regione, il singolo paese, ma riflettono un problema globale, quello conseguente alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz. Per questo, e lo ribadiamo, non ha motivo di esistere la polemica dei giorni scorsi sui “chiarimenti” chiesti dalla Sinistra di Reggio Calabria alla regione e al governo sulle possibili limitazioni ai voli all’Aeroporto “Tito Minniti”.
Come se il problema fosse solo sullo Stretto e solo sullo scalo. Niente di più sbagliato, solo speculazione e strumentalizzazione, come ha anche ben affermato ai microfoni di StrettoWeb l’Amministratore Unico di Sacal, Marco Franchini.
E l’ennesima conferma, del fatto che sia un problema globale, arriva da una lettera inviata alla Commissione Ue dall’associazione degli scali europei – Aci Europe – la quale ha messo nero su bianco che, sui rifornimenti di cherosene, non c’è più tempo da perdere. “Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue”, è stato l’alert annotato nella missiva.
La lettera di Aci Europe – rivelata dal Financial Times e visionata dall’Ansa (a rivelarlo è il Financial Times. Capito, PD di Reggio Calabria?) – dipinge un quadro davvero a tinte fosche, dove rischiano di finire nel caos vacanze estive e prenotazioni dei voli. Del resto, l’allarme degli aeroporti europei non giunge all’improvviso. Solo lo scorso 3 aprile il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen si soffermava sul rischio di razionamento del carburante. A ciò va aggiunto un dato: la tregua della guerra in Iran ha prodotto effetti minimi sulla navigazione nello Stretto, che resta di fatto ancora ferma. E ora “le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo”, mentre “l’impatto delle attività militari sulla domanda” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture, ha scritto l’associazione degli aeroporti europei nella lettera indirizzata a Jorgensen e al commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas. L’Europa rischia di essere coinvolta in una tempesta perfetta: l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo sostiene l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie”, ha infatti ulteriormente accentuato le “preoccupazioni” del settore aeroportuale.
“Al momento non esistono una mappatura e un monitoraggio a livello Ue della produzione e della disponibilità di carburante per aerei. C’è la necessità di un monitoraggio e di un intervento proattivo da parte dell’Ue”, ha aggiunto ancora Aci Europe. L’allarme carburante è stato toccato anche dal direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Fatih Birol, che in un’intervista a Spiegel ha delineato “la crisi energetica più acuta della storia mondiale”. Birol ha sottolineato due aspetti: da un lato l’assenza di fertilizzanti e il rischio di una crisi globale dei beni alimentari, dall’altro quello della carenza di jet fuel. “Se la produzione globale di gasolio e cherosene non si riprenderà presto, la situazione potrebbe diventare critica per alcuni Paesi europei a maggio”, ha avvertito il direttore dell’Aie.
Bruxelles ha convocato per il 21 aprile una riunione d’emergenza – in videocall – dei ministri dei Trasporti dei 27. Pensare a delle contromisure non è semplice. “Esamineremo tutte le possibili misure che potrebbero essere adottate in risposta all’impatto che il conflitto in Medio Oriente sta avendo sull’Europa”, ha spiegato Palazzo Berlaymont. E’ possibile che sul tavolo finisca già il cosiddetto toolbox – la cassetta degli strumenti – annunciato da Bruxelles affinché i 27 facciano fronte alla crisi. Ma ormai nulla può essere più escluso, neppure un intervento sul modello di Sure o del Next Generation. Anche perché, a prescindere dallo stato delle riserve, la crisi energetica è già visibile nei prezzi. E rischia di diventare drammatica anche per i costi dei biglietti aerei.
L’Aie: “la peggiore crisi energetica della storia”
Il mondo vive la crisi energetica peggiore della storia. Lo afferma il presidente dell’Aie Fatih Birol, in un’intervista allo Spiegel. Alla domanda se alla luce della tregua in Iran la situazione migliorerà, risponde: “mi piacerebbe poter dire di sì, ma i prezzi resteranno alti e volatili ancora per un certo tempo. Viviamo la crisi energetica più acuta della storia mondiale. Le interruzioni nella produzione e nella fornitura di petrolio, gas naturale e prodotti come i carburanti sono più gravi di quelle registrate nelle tre precedenti crisi energetiche messe insieme”, ha aggiunto, riferendosi alla crisi petrolifera degli anni ’70 e a quella del gas del 2022. Birol sottolinea che al momento “mancano altri prodotti fondamentali dagli Stati del Golfo, in particolare fertilizzanti. E questo potrebbe far rischiare una crisi globale dei beni alimentari”, ha aggiunto. “Il destino dell’economia mondiale dipende proprio dallo stretto di Hormuz”.

