“Come Responsabile della Comunicazione nazionale di ANIEF DIPARTIMENTO DIAMANTE, intervengo con fermezza su una scelta che riteniamo profondamente sbagliata: il taglio della Carta del docente. Ridurre l’importo, dopo aver finalmente esteso il diritto anche ai precari – come imposto da anni di sentenze contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito per una discriminazione evidente – rappresenta un’ingiustizia doppia. Non si può ampliare una platea di beneficiari scaricando il costo su chi già ne aveva diritto“. È quanto dichiarato dal prof. Veronese in una nota stampa.
“E su questo punto è stato chiarissimo anche il nostro Presidente Nazionale Marcello Pacifico, che più volte ha chiesto un adeguamento dignitoso e positivo della Carta docente, denunciando come l’allargamento dei beneficiari non possa tradursi in una riduzione dell’importo individuale. Pacifico ha ribadito la necessità di riportare la Carta a 500 euro, chiedendo al Ministero più risorse, e collegando questo intervento anche alla creazione di una carta servizi e a maggiori investimenti nella formazione, compresi corsi per il personale ATA e il sostegno. Quella che doveva essere una conquista di equità si è trasformata in un arretramento.
È una logica inaccettabile: invece di investire sulla scuola, si redistribuisce la scarsità. Ma c’è un aspetto che oggi non può più essere ignorato. I docenti curricolari e, soprattutto, i docenti di sostegno sono chiamati ogni giorno a garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, con BES e con bisogni educativi complessi.
Questo significa predisporre schede di lavoro personalizzate, materiali differenziati, strumenti didattici specifici, spesso costruiti su misura per ogni singolo studente. E la verità è sotto gli occhi di tutti: oggi questi strumenti sono quasi totalmente a carico economico dei docenti. Carta, toner, cartucce, stampe continue, materiali operativi: tutto necessario per garantire inclusione reale e non solo proclamata. Lo Stato chiede inclusione, ma non la finanzia adeguatamente. E mentre le richieste aumentano – giustamente – le risorse diminuiscono. È una contraddizione grave. A questo si aggiunge un ulteriore ritardo: mentre il costo della vita cresce e la didattica evolve, la Carta del docente non solo non viene adeguata, ma viene ridotta“, aggiunge Veronese.
“Per questo chiediamo con forza:
- il ripristino immediato dei 500 euro;
- un adeguamento automatico all’inflazione;
- l’estensione dell’utilizzo a materiale di consumo (carta, cartucce, toner);
- la possibilità di acquistare stampanti e strumenti tecnologici essenziali;
- l’inserimento di abbonamenti a piattaforme di intelligenza artificiale, ormai indispensabili.
La scuola è cambiata. Le esigenze sono cambiate. I docenti stanno già pagando di tasca propria ciò che dovrebbe essere garantito dallo Stato. Ma dal Ministero arrivano solo tagli e nessuna visione. Noi lo diciamo con chiarezza: la Carta docente non è un bonus, è uno strumento strategico per la qualità, l’innovazione e l’inclusione della scuola italiana. E va rafforzata, non ridotta”.


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