Quando una coppia si separa, l’assegno di mantenimento è solo una parte della storia. L’altra parte, spesso più complicata, sono le spese straordinarie: quelle uscite che non rientrano nella gestione quotidiana e che, proprio perché non sono “routine”, diventano terreno di scontro. La prima cosa da chiarire è che non esiste una regola identica per tutti, perché conta molto cosa prevede il provvedimento del giudice o l’accordo tra i genitori. Detto questo, ci sono criteri pratici che aiutano a orientarsi e a prevenire discussioni inutili.
In generale, si considerano spese straordinarie quelle spese che non è ragionevole far ricadere nell’assegno di mantenimento perché sono occasionali, più onerose, o legate a scelte che richiedono una decisione condivisa. Per questo, la regola più sana è: documentazione e comunicazione. Non per formalismo, ma per trasparenza. Una ricevuta, una fattura, un pagamento tracciabile quando possibile e un riepilogo chiaro (data, motivo, importo) riducono subito le contestazioni.
Il punto chiave, però, è capire quando serve l’accordo preventivo. Di solito, l’accordo è necessario quando la spesa nasce da una scelta: sport, corsi extrascolastici, doposcuola non imposto da urgenze, centri estivi, acquisti importanti. Sono spese che possono essere utili e positive per un figlio, ma non sono sempre “obbligatorie”: proprio per questo, l’altro genitore può chiedere di valutarle, di ridurre i costi, o di trovare alternative più sostenibili.
Diverso è il caso delle spese che non possono attendere o che sono difficilmente rinviabili: alcune spese mediche e cure prescritte, situazioni in cui rimandare rischia di danneggiare il minore. In questi casi, nella pratica, non ha senso bloccare tutto in attesa di un sì formale: l’urgenza si gestisce, e poi si rende conto con i documenti.
Una domanda che mi viene posta spesso è: “E se l’altro genitore dice che non può permetterselo?” La risposta, senza ipocrisie, è che può accadere e va preso sul serio, soprattutto sulle spese “di scelta” come lo sport. Non basta una frase generica, però: si deve ragionare sulla sostenibilità e sulla proporzione rispetto alle possibilità economiche. In molti casi la soluzione non è la guerra, ma un compromesso concreto: un corso più accessibile, un riparto diverso, o la scelta che chi propone quell’attività se ne faccia carico.
Infine, una nota pratica su una spesa che crea spesso confusione: la baby sitter. Se è un supporto occasionale legato a turni o imprevisti reali, può essere gestita come spesa straordinaria con documentazione e comunicazione. Se invece è un’esigenza fissa e prevedibile (ogni settimana, sempre gli stessi orari), è più sensato regolarla in modo stabile, perché diventa una voce strutturale dell’organizzazione familiare.
Il tema, in conclusione, non è “chi ha ragione” ma come si evita che le spese straordinarie diventino un conflitto permanente. Il metodo più efficace è semplice: distinguere tra spese necessarie e spese di scelta, chiedere accordo quando serve, e rendicontare in modo chiaro. Non è burocrazia: è tutela, soprattutto per i figli.


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