Sempre più Europa nella guerra all’Iran: anche la Grecia “entra” nel conflitto. E preoccupano le parole del capo dell’agenzia per l’energia atomica

Considerando la risposta dell'Iran, diversi paesi europei si sono detti pronti ad entrare in difesa: a Francia, Germania e Gran Bretagna si è aggiunta la Grecia

Non è un coinvolgimento diretto, ma un segnale chiaro della piega che sta prendendo la guerra in Iran, dopo l’attacco di USA e Israele di sabato mattina. Non di certo un’operazione lampo stile Venezuela, ma era preventivabile. Considerando la risposta dell’Iran, diversi paesi europei si sono detti pronti ad entrare in difesa. La Francia, ad esempio, si è detta “pronta a partecipare” alla difesa dei paesi del Golfo, secondo quanto annunciato questa mattina in una conferenza stampa a Parigi dal ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot (anche se ha smentito il dispiegamento del gruppo aeronavale francese – con la portaerei Charles de Gaulle – verso il Mediterraneo, ipotesi circolata ieri e rilanciata dai media). Sulla stessa lunghezza d’onda, Gran Bretagna e Germania. Tutti e tre i paesi si sono detti pronti ad “azioni difensive proporzionate per distruggere alla fonte la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni”. 

Se la posizione dell’Italia è al momento chiara, come precisato da Salvini, la Grecia ha deciso di “entrare” nella contesa: invierà due fregate e due caccia F-16 a Cipro, mentre crescono le preoccupazioni per la sicurezza nell’isola mediterranea: lo ha dichiarato il ministro della Difesa Nikos Dendias, come riportato dai media ellenici. “A seguito degli attacchi non provocati sul territorio di Cipro, la Grecia contribuirà in ogni modo possibile alla difesa della Repubblica di Cipro, al fine di affrontare le minacce e le azioni illegali che si verificano sul suo territorio”, ha affermato Dendias.

Intanto, da questa mattina, avvertite numerose esplosioni a Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha. Un morto in Bahrein per gli attacchi iraniani. Nella notte l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi nel sud del Libano, in risposta al lancio di razzi e droni verso il nord d’Israele. Secondo il ministero della Salute libanese, ci sarebbero 31 morti e 149 feriti. E mentre l’Iran annuncia di aver colpito l’ufficio di Netanyahu (notizia non confermata), gli USA riferiscono che tre caccia statunitensi siano stati abbattuti per “errore”.

Questa mattina “tre F-15E Strike Eagle statunitensi in volo a supporto dell’Operazione Epic Fury sono precipitati in Kuwait a causa di un apparente incidente di fuoco amico”. Lo riferisce il Centcom statunitense, sottolineando in una nota che “durante il combattimento attivo, che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici e droni, i caccia dell’Aeronautica Militare statunitense sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane. Tutti e sei i membri dell’equipaggio si sono eiettati in sicurezza, sono stati recuperati in sicurezza e sono in condizioni stabili. Il Kuwait ha riconosciuto l’incidente e ringrazia le forze di difesa kuwaitiane per gli sforzi e il supporto in questa operazione in corso. La causa dell’incidente è in fase di accertamento”.

Preoccupa invece la dichiarazione del Capo dell’agenzia per l’energia atomica Rafael Grossi, il quale ha lanciato l’allarme su una “possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze” in seguito agli attacchi Usa-Israele sui siti nucleari iraniani. “Finora – ha aggiunto – non è stato rilevato alcun aumento dei livelli di radiazione al di sopra dei normali livelli di fondo nei paesi confinanti con l’Iran”. L’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite ha confermato che gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele hanno preso di mira gli impianti nucleari.