Regione Calabria, annunciati i dati sulla qualità delle acque di balneazione 2026: ma non risultano consultabili

I dati sulla qualità delle acque di balneazione 2026 della Regione Calabria non risultano accessibili sul portale regionale

‘Il 97% delle acque monitorate è pienamente balneabile, con una netta prevalenza di tratti classificati di qualità eccellente’. Così la Regione Calabria presenta i risultati delle analisi in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale e ripreso da numerosi organi di informazione. Lo stesso comunicato si conclude affermando che ‘tutti i dati relativi alla qualità delle acque di balneazione sono consultabili sul portale regionale, aggiornati costantemente durante la stagione balneare, per garantire ai cittadini un’informazione chiara, accessibile e trasparente’.

Una dichiarazione che richiama i principi di trasparenza e accessibilità. Ma la verifica diretta del portale istituzionale restituisce un quadro diverso.

Nella sezione del portale regionale dedicata alla ‘Classificazione 2026 – Monitoraggio Acque di Balneazione’, il link ‘Scarica’ non consente di visualizzare alcun documento: si apre una pagina vuota, priva di contenuti. Di fatto, i dati indicati come disponibili non risultano consultabili.

Il quadro appare ancora più significativo se confrontato con quanto avviene in altre realtà regionali. In diverse Regioni italiane, tra cui la Campania, i dati relativi alla classificazione delle acque di balneazione per il 2026 risultano già pubblicati e pienamente accessibili sui portali istituzionali, consentendo a cittadini e operatori turistici una consultazione immediata e completa“. È quanto dichiarato dal geologo Mario Pileggi, membro del Consiglio Nazionale Amici della Terra, in una nota stampa.

Un patrimonio costiero che richiede trasparenza

Il tema assume particolare rilievo in una Regione che possiede uno dei patrimoni costieri più estesi e diversificati d’Italia. La Calabria è caratterizzata da un sistema costiero di grande estensione, con elevata eterogeneità morfologica e un patrimonio geologico di straordinario valore scientifico: affioramenti, terrazzi marini e depositi fossili che documentano le variazioni climatiche delle diverse ere geologiche. – prosegue il geologo – Le aree balneabili idonee, per estensione complessiva, superano quelle di Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Marche e Basilicata, inserendosi in contesti idrogeomorfologici che favoriscono un’elevata biodiversità e la presenza di numerosi habitat tutelati a livello europeo.

Proprio per questo, informazioni come la classificazione aggiornata delle acque e i dati sulla stagione balneare non sono accessorie, ma essenziali“.

Un obbligo previsto dalla legge

Il Decreto Legislativo n. 116 del 2008 impone alle Regioni la diffusione tempestiva e accessibile delle informazioni sulle acque di balneazione: classificazioni, eventuali divieti, descrizioni delle aree, episodi di inquinamento e relative cause. La normativa prevede esplicitamente l’utilizzo di strumenti digitali per garantire una comunicazione chiara, aggiornata e accessibile, aggiunge Pileggi. 

Una criticità che si ripete

Le criticità nella diffusione dei dati non sono nuove. Già in passato, anche la Corte dei conti aveva segnalato carenze nella trasparenza e nella divulgazione delle informazioni sulla qualità delle acque“, sottolinea Pileggi.

Tra promozione e credibilità

Il caso emerge mentre la Calabria promuove il proprio mare nelle principali fiere turistiche, a partire dalla Borsa Mediterranea del Turismo. Ma la qualità del mare, oltre che dichiarata, deve essere anche verificabile. Perché senza dati realmente accessibili, il racconto di un patrimonio costiero tra i più estesi e preziosi del BelPaese rischia di perdere credibilità“.