Essere donna cambia il modo in cui ci si ammala, il modo in cui si viene curati e – troppo spesso – il modo in cui si viene ascoltati da un sistema sanitario costruito storicamente su un corpo di riferimento maschile. Diagnosticare un infarto nelle donne richiede ancora oggi attenzione speciale perché i loro sintomi non corrispondono al quadro “classico” dei manuali; il dolore cronico femminile viene mediamente trattato con meno efficacia; i percorsi di prevenzione raggiungono in modo diseguale le donne con background migratorio o basso livello di istruzione. Queste non sono impressioni: sono dati consolidati dalla letteratura scientifica internazionale.
A Reggio Calabria, l’Azienda Sanitaria Provinciale, il Consorzio Macramè e il Centro Reggino di Solidarietà, hanno deciso di affrontare il problema con un approccio sistematico, fondato su evidenze locali e costruito con il contributo diretto del territorio. Due azioni finanziate dal Programma Nazionale “Equità nella Salute” 2021-2027 – risorse FSE+ – sono al centro di un percorso di co-progettazione che ha preso avvio nelle scorse settimane e che nelle prossime si allargherà a professionisti dei consultori familiari, associazioni civiche e Centri Antiviolenza della Città Metropolitana.
La prima azione – “Analisi di genere nel ricorso ai servizi sanitari” — realizzerà una ricerca strutturata per mappare come il genere condiziona concretamente il rapporto dei cittadini con i servizi sanitari della provincia. Non si tratta di una rilevazione statistica ordinaria: il progetto prevede tavoli comunitari, interviste narrative e la partecipazione attiva di operatori, utenti e associazioni nella costruzione stessa degli strumenti di indagine. I consultori familiari di Reggio Calabria e Locri saranno i nodi principali della rilevazione, con almeno cento adolescenti coinvolti ogni anno a partire dal 2026.
La seconda azione — “Predisposizione di PDTA genere-specifici” — utilizzerà le evidenze prodotte dalla survey per revisionare in ottica di genere tre Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali già in uso nella Regione Calabria. Un PDTA è il protocollo che stabilisce come un servizio sanitario risponde a un bisogno di salute: criteri diagnostici, sequenza degli interventi, tempi, figure responsabili. Riscriverne tre con una prospettiva di genere significa intervenire direttamente sulle strutture operative che producono — o possono correggere — le disuguaglianze quotidiane nella cura.
Le due azioni sono progettate come un sistema integrato: prima si conosce il territorio, poi lo si trasforma. Gli Enti del Terzo Settore svolgono il ruolo di antenne e interpreti affidabili delle istanze comunitarie e di cittadinanza e sono chiamati a una procedura di co-progettazione congiunta che copre entrambe le azioni.
“Questo progetto nasce dalla convinzione che la medicina di genere non sia una specializzazione aggiuntiva, ma una modalità trasversale di organizzare i servizi“, dichiarano il il Dott. Alvaro e la D.ssa Cuzzocrea, referenti per ASP RC, e si caratterizza quale Progetto di punta della nostra Azienda, come afferma il Direttore Generale, dott.ssa Lucia Di Furia, “il lavoro che stiamo avviando tra l’ASP ed il territorio serve a costruire quella base di conoscenza senza la quale qualsiasi cambiamento dei protocolli resta astratto, ed è il nostro modo concreto di perseguire l’uguaglianza di genere in tutte le nostre azioni ed in particolare in occasione della ricorrenza della Giornata internazionale della donna“.


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