C’è una compagnia teatrale che è sempre stata più di una semplice compagnia teatrale. Una famiglia imperfetta, appassionata, ostinata. Un luogo in cui lui continuava ad essere corpo, gesto e presenza, anche quando la malattia cercava di rubargli spazio e voce…perché il teatro non è solo quello che si vede sul palcoscenico. Con queste parole, ieri sera, al Cine Teatro Metropolitano, è stato introdotto il tributo sul palco della Compagnia teatrale Extra Oram di Straorino al suo amato regista, attore, amico fraterno, Francesco Camera, in arte Ciccio Ruggia, che lo scorso 13 novembre ha abbandonato le scene della vita, ma recita ancora in spiritu, in tutti loro, per festeggiare la ricorrenza del suo sessantesimo compleanno dove lui avrebbe più gradito: a teatro.
La serata, patrocinata da AISLA, (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), ha visto la presenza sul palco e sotto il palco, in platea, di tutti i volti più familiari a Ciccio durante l’ultima fase della sua vita, quella della malattia. Una malattia feroce, che poco alla volta ti spegne, racconta sul palco Francesca Genovese, consigliere nazionale di AISLA e Presidentessa della sezione calabrese: ma con Francesco ha trovato qualcosa che non aveva previsto, dice. “Un uomo che non si è lasciato confinare, non si è lasciato definire dalla malattia…che non ha mai rinunciato alla sua identità, di marito, padre, amico, attore. Che fino all’ultimo è salito sul palco, anche quando le forze piano piano lo abbandonavano, perché il palco era la sua vita e non ha permesso che la malattia glielo togliesse. Non un atto di pietà, ma un gesto rivoluzionario” sentenzia Genovese. “Che lascia una lezione potente: non si smette di essere se stessi davanti alla malattia. Si può continuare ad amare, a creare, a far sorridere. Si può scegliere di vivere fino in fondo”. E la forza dell’Associazione AISLA risiede proprio in questo: non solo a livello pratico, delle strumentazioni tecniche utili a migliorare la qualità della vita dei malati di SLA, ma a livello umano, di presenza, costante e disponibile, che fa tornare a credere, in tempi così duri come quelli odierni, “negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani” sulla scia della canzone di Marco Mengoni che la famiglia ha scelto per introdurre il momento interamente dedicato all’esperienza associativa di Ciccio e all’azione di AISLA sul territorio.
La scelta di una serata a teatro da dedicare al teatro è stata fortemente voluta, su input della famiglia di Ciccio, da tutta la compagnia Extra Oram, che con non poca difficoltà nella gestione emotiva, insostenibile in alcuni momenti che hanno preteso di abbandonarsi al pianto, ha rivissuto insieme ai presenti alcuni spezzoni di vita teatrale condivisa, che hanno fatto sì che nel cordoglio si trovasse comunque lo spazio per la risata, proprio come Ciccio avrebbe sicuramente voluto. E, soprattutto, che ha voluto essere viatico per lanciare il messaggio di un passaggio di testimone che si fa memoria viva: “la Compagnia Teatrale Extra Oram di Straorino continuerà su quella strada che tu hai tracciato” dice Nicola Marra, trattenendo a fatica lacrime ed emozione.
Anche lui era stato coinvolto nella vita teatrale da Ciccio e con lui aveva fondato più di 10 anni fa, ricordava, la compagnia di Straorino, un amore per il paese che li ha sempre uniti e impegnati nell’intento di farlo vivere e valorizzare come un patrimonio culturale, naturale, affettivo prezioso. E ora Nicola insieme a Valentina, Giovanni Suraci, Caterina Robison e Diego Vadalà, Giovanni Vadalà, Paolo Vadalà e Antonella Lanteri, Francesca Marra e Mimma Camera, Elio Caridi, Domenica e Daniela Macheda, a tutte le ragazze che stanno crescendo con e nel teatro di Straorino e, soprattutto, alla famiglia, tra i cui componenti va ricordata la nuora Giorgia Falcone e l’affettuosa nipote Rosa Toscano la cui collaborazione è stata preziosa sempre e ancor di più nella riuscita di questa commovente serata, avvertono chiaramente tutto l’onere e l’onore di questo passaggio di testimone. Ma una promessa a Ciccio, ha valore doppio.
Indimenticabili le parole con cui Domenica ha tracciato, passo passo, quell’amore che il palcoscenico ha coltivato e amplificato, narrando quella dolcezza che fino all’ultimo ha distillato ogni respiro condiviso, quando la malattia costringe due corpi a diventare uno. E, anche in quel caso, la forza dell’amore non le consente di averla vinta, né sul corpo né sull’anima, perché anche una mano sola continua a costruire per due. E quello che Domenica e Ciccio hanno costruito, nessuna malattia potrà cancellarlo.
È stata dura ascoltare il saluto di Irene al suo papà, che l’aveva introdotta al teatro e con cui, fino all’ultimo, ha calcato le scene. Che ancora cerca, “tra le quinte dei ricordi, nell’odore del legno del palco, nella luce che lo illumina”. Con una forza d’animo che non ti aspetti in un corpo così piccolo Irene ringrazia il suo papà di tutto ciò che è riuscito a donarle in un tempo così piccolo. In “un viaggio che non meritava di essere così breve”. Non c’è rancore nelle parole di questa piccola grande, già donna. Non c’è rabbia, tristezza o paura per un domani da affrontare con il silenzio di un’assenza che pesa. “Oggi non cerco ciò che mi è stato strappato via. Cerco la bellezza e il calore che hai seminato nei miei occhi, nel mio modo di stare al mondo, nel mio modo di amare”.
Domenico, il figlio più grande di Ciccio e Domenica, non ha ritagliato un momento per sé sul palco. La sua presenza, anche in questa occasione, è stata silenziosa ma costante. Domenico è la certezza dell’amore che non ha bisogno di un teatro per manifestarsi, perché dietro le quinte, osserva e coordina, sempre pronto a intervenire al bisogno. Chi conosce Domenico lo ha visto, senza vederlo, tenere salde le spalle della mamma mentre cercava nella voce la saldezza che resisteva al tremore; lo ha visto essere l’ombra di sua sorella, mentre sul palco salutava il papà per quella dimensione teatrale in cui l’aveva introdotta e che ora le lascia come un’eredità. Domenico è lo specchio dell’anima più intima e salda di Ciccio, quella parte che riservava solo a se stesso, che non cedeva al palco, pur dando al palco tutto se stesso. E senza la quale non sarebbe stato lo stesso.
Per tutti coloro che ieri sera hanno assistito a questo memorial a porte chiuse (scusandosi la famiglia persino con chi, per esigenze logistiche e doveroso rispetto delle norme di sicurezza, non ha potuto essere accolto e coinvolto, diversamente infatti non sarebbero bastate mura a contenere il pubblico), Ciccio d’ora in poi sarà una stella. Non solo, in senso figurato, dello spettacolo. Il lungo addio non avrà fine, perché i suoi amici e colleghi di Extra Oram gli hanno regalato lo spazio che merita, quello del firmamento. D’ora in poi la stella “Ciccio Ruggia” veglierà su di noi in attesa che, guardando il cielo così, per piacere, scopriremo che le stelle ci fanno ridere! Come quelle del Piccolo Principe, così per tutti noi che lo abbiamo visto, conosciuto e, inevitabilmente, amato.


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