Reggio Calabria, i Bronzi di Riace prendono vita nel racconto di un bambino

Dal Museo Archeologico di Reggio Calabria nasce una storia tra fantasia e memoria firmata dal giovane Manuel Giunta

Un racconto capace di unire immaginazione, storia e identità del territorio arriva in redazione grazie alla segnalazione di un genitore orgoglioso. Protagonista è Manuel Giunta, alunno della V b scuola primaria “Natale De Grazia” di Gallico, che dopo una visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha dato vita a un elaborato ispirato ai celebri Bronzi di Riace. Il testo, dal titolo “Se i Bronzi di Riace potessero parlare”, trasforma l’esperienza museale in un racconto coinvolgente, dove la fantasia del bambino si intreccia con richiami alla storia antica e al valore simbolico delle due statue, tra i tesori più importanti custoditi in città.

Il Bronzo che si anima e racconta la sua storia

Nel racconto di Manuel, la visita al museo si trasforma improvvisamente in qualcosa di straordinario. Uno dei Bronzi prende vita e inizia a muoversi tra le sale, rompendo ciò che trova sul suo cammino e generando paura tra i presenti. La scena, inizialmente caotica, cambia tono quando il guerriero si ferma e decide di raccontare la propria storia. È il momento in cui la narrazione si fa più intensa. Il protagonista si presenta come un guerriero spartano, impegnato per anni in una guerra contro Atene, senza mai riuscire a ottenere la vittoria. La fuga verso Riace, nel tentativo di salvarsi insieme alle sue truppe, si conclude tragicamente con il naufragio della nave. Solo allora emerge anche il suo nome, Victor, che dà un volto umano alla statua.

Un finale che emoziona e invita alla riflessione

Dopo aver condiviso i suoi ricordi, il guerriero si calma. L’atmosfera cambia e lascia spazio all’emozione. Victor esprime il desiderio di tornare a essere una statua, per poter essere ammirato insieme al suo “fratello” da chi visita il museo. Il ritorno all’immobilità non è una sconfitta, ma una scelta consapevole che restituisce valore al ruolo dei Bronzi come simboli di memoria e testimonianza storica. Nel finale del racconto si coglie un messaggio semplice ma profondo, in cui la guerra lascia spazio alla pace e alla conservazione del passato.

Un piccolo autore che valorizza il patrimonio culturale

Il lavoro di Manuel Giunta rappresenta un esempio significativo di come anche i più giovani possano avvicinarsi alla storia attraverso la creatività. L’esperienza vissuta al museo diventa così occasione di crescita e di espressione personale, trasformandosi in un racconto capace di emozionare. Un motivo di orgoglio non solo per la famiglia, ma anche per la scuola “Natale De Grazia” e per l’intera comunità di Reggio Calabria, che attraverso gli occhi di un bambino riscopre il valore dei suoi tesori più preziosi.

Tutto il testo della poesia scritta da Manuel Giunta

“Se i Bronzi di Riace, potessero parlare”.
“Ieri sono andato al museo come ogni anno. Quest’anno c’è stata una cosa diversa : cioè un bronzo di Riace ha preso vita. Quando ha iniziato a camminare ha rotto finestre, muri e statue. Tutti sono scappati o nascosti ma poi si è fermato e ha iniziato a raccontare le ultime cose che si ricordava. Ha raccontato che era un guerriero di Sparta , che ha combattuto per 10 anni contro Atene ma non riuscì mai a vincere e per nascondersi è andato a Riace con le sue truppe: ma Atene con le sue navi e con i suoi cannoni ha affondato la nave del guerriero. Infine ha detto che si chiamava Victor. Dopo le sue parole tutti si emozionarono e Victor si calmò e disse che voleva ritornare una statua per essere ammirato insieme a suo fratello, da tutti. Sistemò tutto e ritornò una Statua”.

lettera bambino

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