Tra le colline che collegano Armo a Santa Venere, zona collinare di Reggio Calabria, la quotidianità si è trasformata in un percorso a ostacoli. Una frana, verificatasi diversi giorni fa, ha colpito la strada principale che unisce le due località, isolando di fatto un’intera comunità. I primi interventi di ripristino sono partiti nei giorni scorsi, ma la situazione resta critica. Mentre si lavora su un tratto, altri cedimenti continuano a verificarsi lungo la stessa arteria, rendendo il problema più esteso e difficile da contenere. La strada, già fragile per conformazione e manutenzione, oggi appare segnata da più punti di frana, con carreggiate ridotte, detriti e tratti impraticabili.
Per i residenti non è solo un disagio: è un vero e proprio isolamento. Uscire di casa è diventato complicato, a tratti impossibile. C’è chi non riesce a raggiungere il posto di lavoro, chi fatica a ricevere beni essenziali, chi vive con la costante preoccupazione di un peggioramento improvviso. A pagare il prezzo più alto sono anche i più piccoli. I bambini della zona, infatti, non possono raggiungere le scuole con regolarità. I collegamenti sono interrotti o troppo rischiosi, e le famiglie si trovano costrette a soluzioni improvvisate, quando non a rinunciare del tutto alla frequenza scolastica.
Intanto, i lavori procedono a rilento. I mezzi sono presenti, ma l’impressione diffusa tra i residenti è che gli interventi non riescano a tenere il passo con il continuo deterioramento del territorio. Ogni giorno che passa, la sensazione è quella di una corsa contro il tempo che si gioca su un terreno instabile, letteralmente. Il malcontento cresce tra gli abitanti della zona collinare di Reggio Calabria, che chiedono interventi più rapidi e risolutivi. Non si tratta solo di riparare una strada, ma di restituire sicurezza e dignità a un territorio che, ancora una volta, si sente dimenticato. E mentre le ruspe avanzano lentamente e la terra continua a cedere, Armo e Santa Venere restano sospese, in attesa di una soluzione che non può più tardare.












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