Reggio Calabria, Cuzzola: “porto di Saline utile per il Ponte sullo Stretto, ma serve il raccordo a monte della Statale 106”

L’ex assessore propone una nuova infrastruttura alle pendici dell’Aspromonte per separare il traffico di attraversamento dalla mobilità urbana e collegare l’area ionica al sistema dello Stretto senza congestionare la città

“Nei giorni scorsi abbiamo affrontato il tema del porto di Saline Joniche e della possibilità che possa svolgere un ruolo logistico durante la costruzione del Ponte sullo Stretto. È una prospettiva concreta e anche utile, perché riporterebbe in funzione una infrastruttura rimasta per troppo tempo inattiva. Dopo decenni di silenzio, il porto potrebbe tornare a essere utilizzato per accogliere materiali, mezzi e componenti di una delle più importanti opere infrastrutturali europee”. E’ quanto afferma Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.

“Ma la vera questione non riguarda soltanto il porto o il cantiere del Ponte. Riguarda la mobilità complessiva della città di Reggio Calabria e dell’area dello Stretto. Se il porto di Saline dovesse effettivamente essere utilizzato come piattaforma logistica per il cantiere del Ponte, emergerebbe con evidenza un problema che esiste già oggi: il collegamento stradale tra l’area ionica e il sistema dello Stretto attraversa inevitabilmente la città di Reggio”.

“Gran parte dei flussi di traffico che provengono dalla statale ionica e sono diretti verso Villa San Giovanni, verso il porto o verso il sistema autostradale devono infatti transitare lungo la fascia urbana costiera. È una situazione che già oggi crea congestionamenti e che, in presenza di traffici legati al cantiere del Ponte, diventerebbe ancora più problematica. Per questo la vera scelta infrastrutturale non riguarda soltanto il porto di Saline”.

“Riguarda la necessità di costruire un sistema di mobilità che consenta di collegare l’area dello Stretto senza attraversare la città. La soluzione è da tempo sotto gli occhi di tutti: realizzare un nuovo raccordo della statale 106 a monte della città, alle pendici dell’Aspromonte. Un tracciato esterno consentirebbe di separare finalmente il traffico di attraversamento dalla mobilità urbana, collegando direttamente l’area ionica con il sistema infrastrutturale dello Stretto senza gravare sulla viabilità costiera della città”.

“Ma il raccordo a monte non rappresenterebbe soltanto una nuova strada. La sua efficacia dipende dalla possibilità di collegarlo al sistema urbano attraverso le aste naturali dei torrenti che scendono dall’Aspromonte verso il mare. Il Sant’Agata e il Calopinace costituiscono già oggi i principali corridoi naturali che collegano la fascia montana con il cuore della città e con la costa. Utilizzando questi assi territoriali come direttrici di collegamento tra la città e il nuovo sistema infrastrutturale a monte, si potrebbe costruire una rete di mobilità più equilibrata e coerente con la geografia del territorio”.

“Il traffico di attraversamento scorrerebbe lungo il sistema a monte, mentre la mobilità urbana tornerebbe a svilupparsi lungo la fascia costiera e lungo le direttrici naturali che collegano mare e collina. La città non sarebbe più un corridoio attraversato da flussi che non le appartengono, ma un sistema urbano con una mobilità finalmente organizzata secondo la propria morfologia”.

“La questione quindi non riguarda soltanto il porto di Saline o il cantiere del Ponte. Riguarda la struttura stessa della mobilità della città di Reggio Calabria. Per troppo tempo la città ha funzionato come un corridoio attraversato da traffici regionali e metropolitani che si sono sovrapposti alla mobilità urbana, comprimendo la città tra il mare e l’Aspromonte. Il nuovo raccordo a monte rappresenta invece una scelta semplice e strategica: spostare fuori dalla città il traffico di attraversamento, restituendo alla fascia costiera la sua funzione naturale di spazio urbano, turistico e culturale”.

“In questo modo il sistema infrastrutturale dello Stretto – porto, ferrovia, aeroporto e collegamenti regionali – potrebbe funzionare senza gravare sul tessuto urbano della città. Il Ponte, se verrà realizzato, cambierà inevitabilmente la geografia dei collegamenti nello Stretto. Sta alla città decidere se subirla oppure organizzarla con una visione infrastrutturale coerente. Il raccordo a monte non è soltanto una nuova strada. È il passaggio da una città attraversata dal traffico a una città finalmente padrona della propria mobilità”.