Isabella Bertolini, consigliere laico al Consiglio Superiore della Magistratura e curatrice dell’instant book “Magistrati per il Sì”, ha scritto una riflessione su formiche.net in merito al Referendum sulla Giustizia. Una riflessione sul merito, quello che vince su slogan e populismo, su frasi fatte e faziosità. “Questa volta a parlare sono i magistrati. Procuratori, giudici, magistrati onorari, operatori del diritto, che il processo lo vivono ogni giorno nelle aule di tribunale. Magistrati che hanno scelto di esporsi pubblicamente non per indebolire la magistratura, ma per difenderne l’autorevolezza e rafforzarne la credibilità” si legge.
“Il punto da cui partono è semplice: la riforma non nasce contro qualcuno, ma per qualcosa. Per rafforzare la terzietà del giudice, chiarire i ruoli e ricostruire la fiducia dei cittadini nella giustizia. In una democrazia matura non basta che il giudice sia imparziale: è essenziale che sia riconosciuto come tale. La separazione delle carriere va esattamente in questa direzione. Non indebolisce la magistratura, ma prende atto di una realtà già esistente: funzioni diverse, responsabilità diverse, ruoli diversi. È un passaggio coerente con il modello accusatorio e con l’articolo 111 della Costituzione, che tutela il giusto processo”.
“Allo stesso modo, affrontare il tema del correntismo non significa delegittimare la magistratura. Significa riconoscere che le degenerazioni, ormai evidenti, hanno finito per indebolirne l’immagine pubblica. Ignorarlo sarebbe il vero errore. Intervenire è invece una scelta di responsabilità. Anche strumenti come il sorteggio, lungi dall’essere una soluzione miracolosa, rappresentano uno sforzo concreto per restituire credibilità agli organi di autogoverno” aggiunge il consigliere.
“Le riforme costituzionali non si fanno per inseguire le polemiche del momento. Si fanno per rafforzare le Istituzioni nel lungo periodo. Si può non condividere ogni proposta. Ma una cosa è difficile da negare: la giustizia italiana ha bisogno di coraggio riformatore, non di immobilismo. Per questo tanti coraggiosi magistrati hanno dato il loro sostegno alla riforma che sarà sottoposta al giudizio degli Italiani con il referendum del 22 e 23 marzo prossimo” si conclude la riflessione.


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