“Dopo i risultati del referendum è necessario ripartire con un confronto, possibilmente sereno, tra cittadini, i rappresentanti della politica, l’avvocatura e magistrati, per riallacciare un confronto tra le parti e, soprattutto, migliorare l’efficienza della giustizia. In Italia, adesso più che mai, sono urgenti provvedimenti per rendere i processi più rapidi, garantire la terzietà dei magistrati, diminuire i carichi di lavoro, rafforzare i diritti delle persone e agevolare il funzionamento degli uffici giudiziari. Questi temi basilari per la democrazia non possono trasformarsi in un terreno di regolamento di conti tra politica e magistratura. Purtroppo i toni durante la campagna referendaria si sono esasperati. Probabilmente, con una preventiva discussione in Parlamento della proposta di legge di riforma della giustizia, si sarebbe potuto evitare di fare degenerare il confronto in una insopportabile delegittimazione della Magistratura“. È quanto dichiarato in una nota stampa da “Poeti per la Pace“.
“In base ai dati più recenti, inclusi quelli del Rapporto CEPEJ (Commissione europea per la funzionalità della giustizia), riferiti all’ anno 2024, del Consiglio d’Europa, ecco la situazione della giustizia in Italia rispetto alla media europea: Magistrati e PM (per 100.000 abitanti), l’Italia presenta un numero di magistrati e pubblici ministeri inferiore rispetto alla media degli altri Paesi del Consiglio d’Europa.
Magistrati: in Italia ci sono circa 11,6 magistrati ogni 100.000 abitanti. La mediana europea è significativamente più alta, attestandosi a 17,6 giudici.
Pubblici Ministeri (PM): anche per i PM l’Italia è sotto la media UE, con circa 3,5 PM per 100.000 abitanti, contro una media europea di circa 11.
Personale amministrativo nei Tribunali: la carenza di personale è un altro dei problemi critici del sistema. In Italia si contano circa 36 impiegati amministrativi ogni 100.000 abitanti. In Europa la media è quasi il doppio, con circa 60 dipendenti per 100.000 abitanti.
Attualmente nei tribunali italiani si stima una carenza di quasi il 40% del personale amministrativo previsto.
Processi civili e penali: l’Italia ha uno dei carichi di lavoro più elevati in Europa.
Processi civili: vengono aperti circa 2.500 nuovi processi ogni 100.000 abitanti all’anno e i procedimenti pendenti totali alla fine del 2024 erano quasi 2,8 milioni.
Processi penali: il numero di nuovi procedimenti penali è tra i più alti del continente. Pensionamenti annui: il ricambio generazionale è rallentato dalle recenti riforme sull’età pensionabile e blocchi del turnover.
Magistrati: si stima che circa 300-400 magistrati vadano in pensione ogni anno in Italia senza essere reintegrati. L’età pensionabile attuale è fissata a 70 anni.
Per concludere una causa civile possono essere necessari mediamente tra i 5 e gli 8 anni. In primo grado, la durata si attesta intorno ai 514-590 giorni. In Italia: La durata complessiva media (dalle indagini alla Cassazione) è stimata in circa 1.600 giorni (circa 4 anni e mezzo). Il solo primo grado dura in media 310-361 giorni. In Europa: la media europea per un processo penale (su tre gradi) è di circa 344 giorni. In paesi come la Danimarca, ad esempio, il primo grado può durare appena 38 giorni. Anche in ambito penale l’Italia registra quindi tempi superiori alla media. La durata complessiva media (dalle indagini alla Cassazione) è stimata in circa 1.600 giorni (circa 4 anni e mezzo). Il solo primo grado dura in media 310-361 giorni“, prosegue il collettivo reggino.
“Dove si possono reperire i fondi per riequilibrare e rendere efficiente il sistema giustizia? Oltre che nel recupero dell’evasione fiscale, male endemico dell’Italia, nelle spese militari. Nella posta in bilancio queste spese hanno registrato una crescita significativa. Per il 2025, la spesa complessiva è stimata in circa 32-33 miliardi di euro. Secondo i dati programmatici più recenti riferiti al bilancio 2025: il budget del Ministero della Difesa si attesta a circa 31,2 – 32 miliardi di euro. Previsioni: Per il 2026 è previsto un ulteriore incremento, con un bilancio proprio della Difesa che dovrebbe raggiungere i 32,4 miliardi di euro. Nuovo Obiettivo 5% (entro il 2035): In seguito al vertice NATO di giugno 2025, è stato delineato un nuovo ambizioso traguardo del 5% del PIL entro il 2035. Questo target si divide in:3,5% per la difesa militare “pura” (truppe e armamenti). 1,5% per la sicurezza nazionale e resilienza (cybersecurity, mobilità militare, infrastrutture critiche).
Impatto decennale: per raggiungere questi obiettivi, l’Italia dovrebbe investire circa 100 miliardi di euro aggiuntivi nell’arco del prossimo decennio. La base di partenza, al di là del risultato del referendum, per una riforma della giustizia che possa offrire risposte di velocità e serena imparzialità ai cittadini non può che partire da queste inconfutabili analisi e arrivare alla conclusione che sono indispensabili investimenti urgenti per il funzionamento della giustizia.
I dati riportati, frutto di ricerca comparata da parte dei Poeti per la Pace, sono stati illustrati in un incontro a Gerace, dove un gruppo di scrittori e poeti si sono dati appuntamento per manifestare solidarietà al magistrato dr. Nicola Gratteri, inopportunamente fatto oggetto di linciaggio mediatico. Durante l’incontro, tra l’altro, è stato ribadito dai partecipanti che la cultura non può rimanere indifferente alle richieste di cambiamento da parte della società; ha un ruolo importante e deve rappresentare un punto di riferimento e traino per riportare su un terreno di dialogo costruttivo i temi che, in un contesto di delirio collettivo e di aggressività diffusa, non risolvono i problemi che tormentano il nostro Paese. Anzi li aggravano“, si legge in conclusione della nota.


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