“Siamo ormai alla vigilia di questo referendum. Alla soglia di ciò per cui abbiamo lottato in questi anni durissimi: una cosa semplice, essenziale, oggi rivoluzionaria: essere davvero tutti uguali davanti alla legge. Non più intoccabili arroganti, con licenza di uccidere, investiti di un potere che non conosce conseguenze. Non più arresti senza prove, sentenze che cadono dall’alto come condanne senza appello, capaci di distruggere una vita. Perché esiste un modo di colpire che non lascia sangue visibile… ma uccide lo stesso“. È la riflessione espressa dalla giornalista indipendente Rosy Canale sul referendum sulla Giustizia che si terrà nel weekend.
“È il tritacarne della giustizia spettacolo, che in tanti abbiamo subito e che continua a mietere vittime: specialmente in Calabria. Un sistema in cui conta il volume, l’arena, il titolo: non la verità. Un sistema che espone, travolge, marchia. E quando lo fa, non distrugge solo una persona. Distrugge tutto. Esiste un esercito di morti in vita che ogni giorno sopravvive all’avvenuta sciagura: oltre lo stigma. Esseri umani marchiati a fuoco e presentati come mostri: e da mostri trattati.
Soprattutto da quella moltitudine di analfabeti funzionali che si è formata fanaticamente sui saggi dei vari procur-attori. Ma la storia è già cambiata. Che abbia inizio la fine dell’era dei potentati della magistratura! Di coloro che hanno fatto strada non solo sui cadaveri della gente innocente, ma soprattutto senza merito e trasportati dalla corrente…”, aggiunge.
“È la fine dell’era Gratteri: uno dei tanti “intoccabili”. Un magistrato la cui carriera e il cui ruolo pubblico, al di là delle rappresentazioni mediatiche, sollevano interrogativi che meritano di essere discussi senza timori reverenziali. Su cui tutti dovremmo interrogarci: senza il sistema delle correnti sarebbe mai arrivato cosi in alto? Una figura costruita anche attraverso una forte esposizione editoriale e mediatica, che ha contribuito a consolidarne l’immagine pubblica ben oltre il merito delle singole vicende.
Ricorderete la trasformazione di un fallimento editoriale come “Fratelli di sangue” – inizialmente pubblicato da un editore minore – in un best seller. E, insieme al libro, un personaggio ordinario elevato a fuoriclasse. E mentre un tempo, per convenienza narrativa, il sistema delle correnti interne alla magistratura veniva bollato come “mafioso”, oggi Gratteri difende il NO. Ingiuria gli elettori del SI, tenta una delegittimazione fondata non sul merito ma sulla trasformazione del dissenso in colpa: sull’accanita difesa dello Status Quo.
Tenta di salvare il salvabile: sa bene che se avesse dovuto rispondere economicamente delle ingiuste detenzioni provocate – senza neppure considerare il danno umano – adesso sarebbe “in mezzo a una strada”! Di certo non a recitare il ruolo del “contadino” anche sugli 8.000 mq di terreno di pertinenza dell’ospedale di Gerace affidatigli dall’Asp di Reggio Calabria a titolo personale per ragioni di sicurezza. Una vicenda su cui, guarda caso, nessun giornalista approfondisce più né cerca risposte. E sorvoliamo sulla vicenda Lupacchini… Ricorderete che dalle
chat del caso Palamara emersero ricostruzioni giornalistiche secondo cui Nicola Gratteri avrebbe incontrato Luca Palamara prima della propria audizione al CSM.
Un passaggio delicato su cui, sorprendentemente, non è mai stata fatta piena luce… È tempo di calare le maschere! L’opportunità di questo referendum è l’atto di risarcimento morale per tutti quelli come me che hanno subito la morte civile per colpa di una giustizia sporca. Al di la delle posizioni politiche dovremmo tutti essere riconoscenti al coraggio di questo governo di affrontare un tema cosi determinante per il futuro del paese. E chi pensa di colpire la Meloni votando NO, non ha compreso quanto a rischio è la propria libertà. Ora è tempo per il silenzio e per la meditazione: convinta con fede imperturbabile che il male a volte supera se stesso fino ad annullarsi. Ma martedì, a risultati espressi, anche io con determinazione farò un passo avanti. Oltre lo stigma“, conclude.


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