“Quanto accaduto dopo il No al Referendum è profondamente preoccupante, un serio pericolo per la democrazia”

La nota stampa di Rosy Canale, che si dice preoccupata di quanto accaduto dopo il risultato del Referendum sulla Giustizia

“Quello che abbiamo visto accadere in Italia, dopo il risultato del referendum del 22 e 23 marzo, è profondamente preoccupante e rischia di proiettare il Paese in nuova stagione di profonda polarizzazione, di criminalizzazione delle differenze e soprattutto di serio pericolo per l’equilibrio democratico. Molti non si rendono conto di quanto sia grave aver assistito a festeggiamenti sfacciati da parte di magistrati che, di fatto, si sono esposti come un partito politico organizzato. Dobbiamo eventualmente preoccuparci di possibili ritorsioni per chi non si è allineato?”. Comincia così la nota stampa di Rosy Canale, che si dice preoccupata di quanto accaduto dopo il risultato del Referendum sulla Giustizia.

“Inoltre, la gravissima delegittimazione degli elettori del SÌ, iniziata già durante la campagna referendaria, rappresenta una forma di prevaricazione culturale che un Paese civile non può permettersi. Ancora più sconcertante è il tentativo di geolocalizzare gli stessi elettori del SÌ: una pratica che richiama dinamiche tipiche dei regimi autoritari, dove il dissenso non viene rispettato ma isolato, schedato e colpito. Siamo davanti alla negazione stessa dell’istituto referendario, uno degli strumenti più basilari della democrazia, degradato a meccanismo di targettizzazione e sospetto ove il voto popolare non coincide con il pensiero imposto dai – falsi – profeti del rastrellamento giudiziario”.

“In poche parole: se non voti come piace a qualcuno, diventi sospetto. Diventi mafioso, delinquente. E questo, in uno Stato che si definisce democratico, è semplicemente inaccettabile. La criminalizzazione collettiva di interi territori, in passato, ha prodotto una conseguenza devastante: la disumanizzazione dei loro abitanti. Non più esseri umani con diritti e dignità, ma carne da macello! Perché se strappi via l’umanità ad una persona, a quel punto puoi davvero fargli di tutto” continua Canale.

“Ed al Sud Italia, si sa, è successo di tutto in nome di una battaglia spettacolare e strumentale che molto spesso non ha fatto giustizia: piuttosto gravissimi danni. Ha distrutto reputazioni. Ha distrutto opportunità. Ha marchiato intere generazioni. E oggi, nel 2026, siamo ancora qui. Sempre a sentire lo stesso disco rotto, che arriva dagli stessi personaggi mediocri affetti dalla sindrome di Dio. Io questo schema lo conosco bene. Per vita vissuta. So cosa significa essere dentro un racconto che non ti appartiene”.

“Ed è proprio per questo che oggi non posso stare in silenzio. Qui non si tratta più dell’analisi di un referendum estremamente politicizzato, ma della necessità di condannare, di rigettare, di contrastare fisiologicamente tutte quelle eresie pronunciate in queste ore che offendono e mortificano ancora una volta la dignità e lo stato di diritto delle persone e delle comunità: che non possono essere considerati colpevoli per contesto, per origine, o addirittura per appartenenza geografica. Cosi facendo torniamo alla grettezza della Legge Pica! Ci facciano sapere, allora, se a breve avremo di nuovo la misurazione degli zigomi per essere dichiarati briganti e per soddisfare l’evanescenza di quei procur-attori che credono nell’esistenza del DNA mafioso”.

“Per questo, oggi, metto a disposizione della comunità di Plati, fatta di uomini e donne che meritano rispetto, la mia voce, la mia esperienza imprenditoriale, il mio percorso umano e il mio network internazionale per la creazione di opportunità nell’ambito del lavoro, del potenziamento delle imprese presenti nel territorio, cosi come per percorsi di formazione e sviluppo. Io ci sono. E se questo percorso richiederà anche una mia discesa in campo, valuterò con responsabilità un eventuale candidatura a sindaco del paese” conclude.