Il reggino Marco Minniti è stato tra i primi, a Sinistra, ad esporsi pubblicamente per il Sì al Referendum sulla Giustizia. Poi ne sono arrivati tanti altri, a dimostrazione di quanto nulla c’entri – in questo caso – la politica, al netto del percorso intrapreso in questi mesi sul dibattito mediatico. In un’intervista al Corriere della Sera, Minniti ha motivato il suo voto. Che non è solo un Sì, così, ma è anche “convinto”. “Il referendum è una straordinaria sfida democratica. Si vota su una questione fondamentale e, al tempo stesso, siamo in una situazione in cui il Mediterraneo allargato, il giardino di casa dell’Italia e dell’Europa, è in fiamme” ha affermato.
“Il dibattito è teso, ma partecipare al voto sarà in controluce la risposta del Paese a un futuro forse mai come adesso avvolto nelle cosiddette ombre del domani. Forse siamo dentro l’orizzonte più complicato degli ultimi decenni. Una forte partecipazione al voto sarebbe un segno di vitalità della democrazia. Poi, ognuno vota secondo coscienza. Io voto Sì. Con convinzione. Se possiamo trovare un difetto alla riforma della Giustizia è che è arrivata tardi, per la complessità e la fragilità del sistema politico” ha precisato.
Dall’errore nei processi ai tempi lunghi, questi sono due dei passaggi evidenziati da Minniti: “l’individuo ha diritto a piene garanzie. Se un cittadino, dopo un lungo iter giudiziario, viene riconosciuto innocente, quella è una ferita incancellabile per una democrazia. E’ un sistema che non funziona, se ci vogliono decenni. Lede le garanzie. Separare inquirente e giudicante consente una giustizia più attenta alle garanzie. Avere una giustizia capace di esprimere rapidamente un punto conclusivo diventa cruciale” il riferimento alla separazione delle carriere.
E sul clima politicizzato applicato alla contesa, Minniti ha detto: “chiedere un voto identitario è la cosa peggiore in un referendum. Le forze politiche hanno già avuto modo di esprimersi in Parlamento. Il referendum è l’espressione popolare nel merito. Se dovesse esserci su una riforma così importante una scarsa partecipazione, sarebbe un rinchiudersi individualistico”.


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