Messina e il mistero della Passione fra Barette, Spampanati e sciusceddi

Le tradizioni e i sapori della Pasqua a Messina: la processione delle Barette, la festa degli Spampanati e i gustosi e antichi sciusceddi

In particolar modo al Sud, la Pasqua assume un significato centrale, con riti e ricorrenze estremamente suggestivi con la Sicilia che è un punto di riferimento fondamentale. Dalla Quaresima, periodo di raccoglimento e sacrificio, si giunge alla Settimana Santa, un crescendo di emozioni e partecipazione che ripercorre gli ultimi momenti della vita di Gesù, dalla Passione fino alla Resurrezione. Un tempo sospeso, in cui la dimensione spirituale si intreccia con usanze antiche, fatte di profumi, suoni e gesti tramandati, che trasformano Messina in uno scenario carico di suggestione e memoria condivisa.

Le Barette, il cuore del Venerdì Santo messinese

A Messina, la Pasqua non può prescindere dalla storica processione delle Barette, momento culminante del Venerdì Santo. Dopo la Passio Declamata, ovvero la lettura dei testi sacri, prende vita la Passio Figurata: una rappresentazione visiva e intensa della Passione di Cristo. Protagonisti sono undici gruppi statuari (le cosiddette “vare”), che raccontano i momenti più significativi del cammino verso il Calvario: dall’Ultima Cena alla crocifissione, fino alla deposizione nel sepolcro. Tra questi, spiccano scene come Gesù nell’Orto degli Ulivi, la Flagellazione, l’Ecce Homo, la Veronica, la Caduta sotto il peso della croce, il Cireneo, la Crocifissione, l’Addolorata, la Pietà e il Cristo morto. Un racconto corale che, anno dopo anno, coinvolge l’intera città in un’esperienza di forte impatto emotivo e spirituale.

La Domenica di Pasqua e la festa degli Spampanati

Se il Venerdì Santo è segnato dal raccoglimento, la Domenica di Pasqua esplode nella gioia della Resurrezione con una delle celebrazioni più particolari della tradizione messinese: la festa degli Spampanati. Il rito prende avvio dalla chiesa della Madonna della Mercede, da cui partono due processioni distinte: una con la statua della Madonna e l’altra con il Cristo Risorto. Le due figure si incontrano presso la Basilica di Sant’Antonio, in un momento simbolico e festoso che celebra la vittoria della vita sulla morte.

Le origini di questa tradizione risalgono almeno al XVII secolo, come documentato dallo storico Placido Samperi. Il nome “Spampanati” deriva dagli abiti variopinti indossati un tempo dalle donne del quartiere Portalegni: vestiti ampi e colorati, simbolo della primavera e della rinascita, perfettamente in linea con il significato pasquale.

I sapori della tradizione: dalla tavola allo Sciusceddu

Tra le portate principali spiccano la pasta ‘ncaciata, le lasagne, i cannelloni e la pasta fatta in casa condita con sugo d’agnello. Proprio l’agnello è il protagonista indiscusso, cucinato secondo diverse varianti: al forno, arrosto o in umido. Immancabili anche i “pani di cena”, panini al sesamo dal gusto particolare, a metà tra dolce e salato. Sul fronte dei dolci, oltre alle classiche colombe e uova di cioccolato, troviamo la tradizionale “cuddura cu l’ova”, biscotto di pasta frolla decorato con uova sode e zuccherini colorati.

Tra le ricette più antiche e caratteristiche emerge lo sciusceddu, piatto oggi meno diffuso ma profondamente radicato nella cultura locale: una preparazione a base di piccole polpette cotte in brodo e ricoperte da una crema di ricotta, uova e formaggio, poi gratinata al forno fino a ottenere una crosticina dorata. Un equilibrio delicato di sapori che racconta la storia gastronomica della città.