Messina, Cateno De Luca ed il sogno del figlio di realizzare uno stabilimento balneare: “non ho paura e non mi faccio intimorire da nessuno”

Messina, Cateno De Luca ed il sogno del figlio di realizzare uno stabilimento balneare: "non ho paura e non mi faccio intimorire da nessuno. Ormai ho le spalle larghe e gli attacchi mi fortificano"

Nella Galleria Vittorio Emanuele di Messina, Cateno De Luca, in un evento notturno, ha spiegato i passaggi di una donazione al figlio Gabriele. Io non ho paura e non mi faccio intimorire da nessuno.
“Ormai ho le spalle larghe e gli attacchi mi fortificano. Ma abbiate il pudore di prendervela con me, lasciando da parte la mia famiglia.  Mio figlio, pur potendolo legittimamente fare, ha deciso di non svolgere attività politica e dovrebbe quindi essere lasciato fuori dalla dialettica elettorale; ma, non essendoci altri argomenti più seri per gli spalatori di fango, deve subire anche lui questo momento di popolarità”, evidenzia De Luca.

“Ho messo a disposizione le risorse per mio figlio”

“La società Eden Beach Club è stata fondata il 29 ottobre 2024 perché mio figlio aveva deciso di accompagnare l’attività di imprenditore ai suoi studi universitari. Come qualunque padre ho messo a disposizione le risorse per poter sostenere l’entità dell’investimento programmato. Purtroppo anche Gabriele ha dovuto subire il pizzo legalizzato del sistema Sicilia: infatti, a tutt’oggi, il suo sogno imprenditoriale non ha potuto trovare concreto inizio perché le lentezze burocratiche del sistema Sicilia non consentono a coloro che vogliono fare impresa quella sostanziale libertà d’iniziativa costituzionalmente garantita in uno Stato cosiddetto liberale”, rimarca De Luca.

“Perché proprio ora viene tirata in ballo un’iniziativa imprenditoriale di mio figlio”

“Da padre mi chiedo: perché proprio ora viene tirata in ballo un’iniziativa imprenditoriale di mio figlio che risale ad oltre un anno fa? Forse per suscitare invidie o insinuare illeciti alla vigilia di una intensa campagna elettorale? Mio figlio ha subito il mio decennale calvario giudiziario ed è stato costretto a convivere con le tragedie delle invidie e delle fucilate di un sistema politico-mafioso. Spero che il sogno di Gabriele, realizzare uno stabilimento balneare inclusivo e di alto livello a Nizza di Sicilia (quindi non a Taormina), si possa realizzare al più presto. Ci tengo a precisare che a Nizza di Sicilia non c’è alcuna struttura del genere, perché nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo prima; ciò significa che questa iniziativa nasce in un deserto che richiede amore e passione e non soltanto l’intento, pur se legittimo, di fare soldi“, puntualizza De Luca.

Io mi sono fatto da solo, con soldi prestati, e lo sanno tutti, compresa l’autorità giudiziaria che mi ha rivoltato come un calzino. Mio figlio ha deciso di percorrere la stessa strada, solo che i soldi glieli ho “prestati” io, perché ho sempre lavorato e porto le stigmate della fatica e dell’antico retaggio: “occhiu non vidi, cori non doli”. Se io avessi deciso di investire a Roma e non a Fiumedinisi non avrei bevuto l’amaro calice dell’invidia. Se mio figlio Gabriele avesse investito a Rimini o in altro blasonato territorio della balneazione fuori dalla Sicilia, nessuno se ne sarebbe accorto o ne avrebbe parlato. Io, e anche Gabriele, siamo innamorati delle nostre radici: io ho investito a Fiumedinisi e lui ha investito nella Marina di Fiumedinisi, ora comune di Nizza di Sicilia“, conclude De Luca.