Meloni non si allinea a Macron e manda in tilt la Sinistra italiana: sì, ma fate pace con il cervello

Ieri Macron ha deciso di aumentare l'arsenale nucleare e ha chiesto agli altri big europei di unirsi nel nucleo che ridisegna la deterrenza del continente, ma l'Italia ha deciso di non aderire

L’Italia ha deciso di non partecipare all’ombrello, avviato dal francese Macron, che ridisegna la deterrenza nucleare in Europa, relativamente alla situazione in Iran e alle possibili conseguenze dell’escalation. La situazione, com’è noto, non è delle più tranquille: la risposta dell’Iran è stata spropositata, nonché indirizzata anche a basi europee presenti nella Regione mediorientale. Episodio, quest’ultimo, che ha fatto scattare l’allerta dei paesi europei: Francia, Germania e Gran Bretagna hanno affermato di essere pronte ad aiutare difensivamente i paesi del Golfo, mentre la Grecia è accorsa in soccorso di Cipro.

Ieri Macron ha deciso di aumentare l’arsenale nucleare e ha chiesto agli altri big europei di unirsi nel nucleo che ridisegna la deterrenza del continente. L’Italia ha deciso di non aderire. Scelta saggia? Scelta, intanto, che indirizza la volontà di Meloni di restare fuori dalle tensioni. A qualcuno, però, non è piaciuto. C’è chi considera la decisione come un altro segnale di “sudditanza” verso Trump. Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale dei Democratici europei, ha commentato addirittura con sdegno questa decisione.

“Mentre otto Paesi europei scelgono di entrare nel nucleo che ridisegna la deterrenza del continente, l’Italia resta fuori. La Francia aveva invitato anche il nostro Paese a partecipare, ma il governo di Giorgia Meloni ha deciso di non aderire. Non è un dettaglio tecnico, è una scelta politica precisa. Nel momento in cui si rafforza il pilastro europeo della difesa, l’Italia sceglie l’assenza. E quando l’Europa accelera, restare fermi significa arretrare” ha detto.

“Insieme alla Francia del presidente Emmanuel Macron si muovono Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca: Paesi che hanno capito che l’Europa deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità strategica. Restarne fuori non è realismo, è rinuncia. È la scelta di chi preferisce inseguire gli eventi invece di contribuire a scriverli. Così si indebolisce il peso dell’Italia in Europa e si accetta una progressiva irrilevanza proprio nei dossier che definiscono il futuro globale”, conclude Gozi.

Ma come? Da anni Giorgia Meloni viene accusata di essere guerrafondaia, di aver deciso di aumentare le spese militari con l’obiettivo di aiutare l’Ucraina a difendersi. Oggi, in una scelta che va in direzione opposta, anche in controtendenza rispetto a buona parte dell’Europa, viene accusata di rimanere “fuori”, non partecipando alle “solite iniziative” di Macron. La decisione del Premier italiano è inaspettata anche per la Sinistra, che per questo è andata in tilt.

Forse si aspettava una partecipazione anche dell’Italia, così da aver subito pronta l’offensiva, ricca di urla e del consueto sbraitare di Conte e Schlein che è ormai un’abitudine. Già immaginiamo le interviste e i post sui social: “Giorgia Meloni vuole portarci in guerra!”. Non lo potranno dire, anche perché l’Italia ha scelto la strada della diplomazia e del dialogo. Fa parte dell’Unione Europea, fa parte della Nato, e non può certo porsi in modo neutrale, ma il “rifiuto” a Macron è un segnale che ha spiazzato la Sinistra. Che però sbraita lo stesso. A questo punto, però, dovrebbe fare pace con il cervello.